Coronavirus e crisi del turismo nella Capitale: alberghi chiusi, settore ed economia in ginocchio

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Covid, alberghi in crisi: chiuso il 90%
Covid, alberghi in crisi: chiuso il 90%

Tra i settori maggiormente colpiti a causa della pandemia da Covid-19, vi è sicuramente il comparto turismo e in particolare quello turistico-alberghiero. Dati allarmanti quelli che provengono dalle parole del Presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli.

Alberghi in crisi a Roma

“Il 90% degli alberghi a Roma è chiuso” queste le parole di Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma, che confermano di fatto, la situazione disastrosa in cui versa il comparto turismo in Italia.

Prima della pandemia, questi erano mesi floridi per il turismo, soprattutto per quello internazionale, tantissimi infatti erano infatti i turisti provenienti dall’estero per visitare la bella Italia, un flusso che di fatto si è completamente arrestato a partire da marzo 2020 e che non è ancora riuscito a ripartire.

Le parole di Roscioli sugli alberghi in crisi

Il Presidente di Federalberghi Roma, non ha risparmiato critiche e attacchi in merito alle misure intraprese dal governo, in termini di spostamenti e turismo, ecco le sue parole:

“Al momento sono aperti circa 100 alberghi su 1200. Sono quelli che accolgono i viaggiatori per lavoro, non per turismo.

Se non sono consentiti gli spostamenti tra le Regioni come fanno ad arrivare i turisti italiani?

Il governo ha pensato bene che chi vuole andare all’estero può andare con tampone negativo, ma se un turista di Milano vuole venire a Roma non lo può fare“.

Aspre critiche quelle mosse dal presidente Roscioli nei confronti delle contraddizioni che caratterizzano le normative per il contenimento del contagio da Covid-19.

E intanto sembra che l’incertezza su una possibile data per le riaperture desti ancora più preoccupazione per tutto il comparto turismo.

Le conseguenze della pandemia sugli alberghi

Secondo Federalberghi a Roma le conseguenze della pandemia nel settore alberghiero, in termini economici sono drammatiche: “le perdite sono di circa 100 milioni al mese, una cifra che si raddoppia se consideriamo tutto l’indotto, tra lavanderie, colazioni e il resto”.

Adesso la speranza è riposta tutta nella campagna vaccinale, che si spera possa consentire una rapida riapertura in sicurezza e una veloce ripresa economica.