Coronavirus, ecco come superare una situazione inimmaginabile

Gtu

Roma, 24 mar. (askanews) - L'isolamento ai tempi del coronavirus è necessario, nessuna discussione su questo. Ma non è facile. Tutto quello che stiamo vivendo non è facile. Stress, paura, angoscia. Come si affronta? Con alcuni strumenti, che ci ha spiegato Gabriele Sani professore di psichiatria dell'università Cattolica di Roma e lavora nell'Uoc di psichiatria clinica e d'urgenza del policlinico Agostino Gemelli.

"Viviamo - ricorda lo psichiatra - in una situazione assolutamente nuova e imprevedibile, fino a tre settimane fa uno scenario del genere non sarebbe stato neanche immaginabile o forse solo in qualche film di fantascienza quindi l'imprevidibilità ha contribuito a questa nostra situazione di stress. L'altra cosa che ha contribuito allo stress è la velocità con la quale siamo passati da una vita assolutamente normale nella quale i nostri diritti acquisiti, le nostre libertà erano considerate intoccabili, inviolabili e sacre e ci siamo trovati in un tempo estremamente rapido ad essere privati di queste consuetudini di libertà. La nostra generazione, chi non ha vissuto la seconda guerra mondiale, non ha minimamente idea di cosa vuol dire vivere le privazioni della libertà. La libertà è un qualcosa di acquisito, soprattutto nel mondo occidentale, che si pensava inalienabile e abbiamo scoperto che così non è".

E questa non è la sola cosa inimmaginabile che ci è successa: "L'altra è l'isolamento, il distanziamento sociale, una pratica necessaria che porterà i suoi risultati ma è qualche cosa anche questa inimmaginabile, soprattutto per i popoli latini che hanno fatto del contatto fisico una modalità di comunicazione e del contatto con l'altro una espressione della loro identità psicologica e culturale. Quando noi vediamo una persona come minimo le stringiamo le mani, spesso ci sono i due baci sulle guance, ci sono gli abbracci. Fanno parte della nostra cultura e della nostra identità di persone e di popolo a questo abbiamo dovuto rinunciare".

A questo "si aggiunge la paura. Tutte le sere noi vediamo il bollettino, un bollettino di guerra, nel quale abbiamo imparato a prestare attenzione al numero dei contagi, dei nuovi contagi, al numero dei nuovi morti, a questa onda nera, a questo tsunami che sembra non finire mai".

"Tutto questo - riassume Sani - è il quadro che noi stiamo vivendo".

E come sopportarlo? "Primo, avendo un'idea chiara in testa: che tutto questo finirà, porre un limite temporale a questa che sembra una deviazione senza limiti dalla norma ci aiuta a sopportarlo. Noi seppur nell'indecisione del caso abbiamo idea di quanto questo dovrà durare, potrà durare alcune settimane, potrà durare qualche settimana in più ma si parla di un arco temporale e questo ci deve dare la forza necessaria per sopportare la frustrazione, la paura e l'angoscia di questo periodo. La prima cosa è la consapevolezza che tutto questo finirà".

Con una postilla: "Il ritorno alla vita di sempre non sarà immediato, non ci illudiamo, non sarà così e non dovrà esserlo, non è la cosa giusta: nel giro di qualche settimana la situazione migliorerà poi ci sarà un graduale ritorno alla normalità. E sapremo apprezzare ancora di più questo ritorno a piccoli passi".

Questa "è una maratona che è lunga, faticosa che ha delle difficoltà di sopportazione anche estreme ma che 1) ha una fine 2) se si può correre in gruppo si sopporta meglio la fatica".

Ovviamente "qui la corsa di gruppo significa unità di intenti, di ideali, obiettivi. In questo momento siamo sì isolati, ma non soli, distanti fisicamente ma dobbiamo essere più uniti che mai e questo ci dà la forza individuale per sopportare questo momento per arrivare in fondo a questa maratona. Quella che stiamo correndo è una maratona per la vita che si corre uniti, idealmente".

Ci sono altre due parole chiave secondo lo psichiatra del Gemelli fanno la nostra forza: "Un altro elemento importante, che sta crescendo in questi giorni, è quello della solidarietà. Nel tram tram della vita quotidiana con tutti gli impegni, la fretta, l'impossibilità di godere dello scorrere del tempo, spesso ci dimentichiamo dell'altro. Ora a causa dell'immobilismo che dobbiamo vivere, abbiamo la possibilità di ricominciare a pensare all'altro, all'altro che ci è lontano ma che sta vivendo la stessa cosa. Si potrebbe rinforzare la forza empatica, quella forza che ti permette di comprendere i sentimenti, le paure dell'altro, una forza che troppo spesso nella vita quotidiana viene marginalizzata e sacrificata sull'altare dell'efficienza, del lavoro, della corsa, della performance".

Ché "la forza della solidarietà e il rafforzamento dell'empatia aumenta la resilienza, cioè quella capacità di adattamento tipica dell'essere umano alle situazioni sfavorevoli, in modo funzionale. Se noi rafforziamo i nostri strumenti per adattarci e per rispondere allo stress, alla frustrazione, all'angoscia che questa situazione ci sta provocando, abbiamo maggiori possibilità di vivere al meglio questo periodo e di stare bene fino alla sua fine. Il miglioramento della resilienza passa attraverso la solidarietà e l'empatia".

E poi ci sono i consigli pratici per vivere meglio l'isolamento "Stare bene, prendersi cura di sé del proprio corpo e della propria mente aiuta a stare meglio e ad attraversare meglio questo periodo. Tenere i contati con gli altri attraverso i canali tecnologi che in questo momento ce lo permettono. Non non cedere alla pigrizia e all'abbandono di sé. Non abbandonare le proprie attività. Continuare laddove è possibile le attività lavorative e nelle modalità consentite. Diversificare gli interessi. Non eccedere con la visione delle notizie, essere informati sì ma non diventare ossessionati dall'informazione perché può diventare un vortice da cui non si esce. E condividere con gli altri quello che si sta vivendo, con chi è in casa o con altre persone, usando i mezzi tecnologici di comunicazione. E laddove è necessario chiedere aiuto agli specialisti, tanti medici, psichiatri, psicologi, operatori sanitari stanno mettendo al servizio degli altri le proprie capacità professionali per sopportare di più e meglio questo momento di stress. Come i numeri gratuiti dell'ordine degli psicologi o della Società psicanalitica italiana. Non vergognarsi, non soccombere allo stigma della debolezza. Se una persona ha la necessità di chiedere aiuto lo chieda".

Lo psichiatra Gabriele Sani insieme a Luigi Janiri è uno degli psichiatri che guida il progetto resilienzaCovid19, una linea telefonica ed email, un servizio degli psichiatri e psicologi del policlinico Gemelli a sostegno di medici e infermieri impegnati sul fronte Covid-19, anche con un decalogo per potenziare i meccanismi di resilienza. "Non sei solo", invece è l'iniziativa ideata dal Servizio di Psicologia Clinica del Gemelli per supportare il personale sanitario del Policlinico.