Coronavirus, esperto: molecola antinfiammazione può rafforzare difese

Cro-Mpd

Roma, 12 mar. (askanews) - "In caso di infezione il corpo attiva un processo infiammatorio difensivo ma che in alcune condizioni, se persiste, può diventare patologico debilitando il sistema immunitario. E' questo che accade con il contagio da coronavirus, di fronte al quale l'organismo presenta un deficit immunitario. Per questo è importante controllare il meccanismo infiammatorio. Una possibilità potrebbe arrivare dalla palmitoiletanolamide ultra-micronizzata (PEA-um): se questa molecola funziona sull'infiammazione periferica e sulla neuroimmunoinfiammazione si potrebbe immaginare un suo ruolo anche in caso di infiammazione polmonare, per aiutare il sistema immunitario a rafforzarsi per combattere il virus". E' quanto afferma Sabatino Maione, professore ordinario di Farmacologia della Facoltà di Medicina dell'Università Vanvitelli di Napoli.

"Il coronavirus è un agente esterno di cui non abbiamo conoscenza, la nostra memoria immunitaria non ha esperienza pregressa per cui il fenomeno infiammatorio che si scatena diventa presto incontrollabile: l'attivazione del mastocita, cellula del sistema immunitario fortemente rappresentata nella mucosa del tratto respiratorio, scatena una tempesta di citochine, mediatori dell'infiammazione - spiega l'esperto - La conseguenza è una disregolazione del sistema immunitario. L'infiammazione aumenta e mantiene i processi patologici indotti dall'infezione virale soprattutto nel soggetto anziano che ha già un sistema immunitario compromesso. Quindi un intervento mirato alla regolazione del sistema immunitario, direzionando quest'ultimo verso la produzione di cellule immunitarie protettive, potrebbe coadiuvare in parte il trattamento terapeutico non ancora chiaro sia in termini di intervento sul virus che sulle componenti patologiche indotte dall'infezione".

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