Coronavirus, farmacista Vo' Euganeo: colpevoli un po' tutti -3-

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Roma, 14 mar. (askanews) - Nel Comune ci sono due farmacie: una nella frazione di Vò vecchio e quella dove presti servizio. Erano entrambe aperte e come vi siete accordati tra colleghi? La farmacia di Vo' Vecchio, la cui titolare è mia madre, la dottoressa Santolin, è rimasta aperta così come quella dove lavoro io a Vo' centro. Abbiamo entrambi fatto la scelta di rimanere dentro al Comune, per garantire il servizio farmaceutico in un momento particolarmente delicato per il Paese. Tre collaboratrici residenti fuori dal Comune sono rimaste a casa in quarantena per le due settimane della chiusura, quindi abbiamo dovuto lavorare a personale ridotto.

Cosa ti ha spinto a restare da solo a prestare il servizio farmaceutico alla popolazione e quali sono state le criticità maggiori? Come hai vissuto questi giorni in una realtà possiamo dire 'sospesa'? La scelta mi è sembrata piuttosto scontata, non potevo certo permettere che un paese di 3.300 anime rimanesse senza possibilità di approvvigionarsi di farmaci. Lavorare a personale ridotto è stato particolarmente difficile, ricorderò sempre i primi due giorni di quarantena in particolare, in cui io e la mia collaboratrice Chiara abbiamo dovuto gestire in due una situazione di panico, rispondendo a diverse centinaia di telefonate preoccupate che si accavallavano, e rassicurando clienti spaesati che entravano in farmacia più per chiedere informazioni che per acquisti. Mio padre il titolare, essendo anche sindaco del paese, era costretto a gestire l'emergenza dal municipio, dovendo lasciare da parte per qualche giorno la farmacia. È stata davvero dura, ma sono soddisfattissimo del risultato ottenuto, e sono convinto di aver imparato molto dalla gestione di questa emergenza, e felice di essere stato in grado di rassicurare e aiutare la gente in un momento così delicato e spaventoso. È stata l'adrenalina della situazione a permetterci di continuare a lavorare senza sosta. Le criticità sono state diverse. (Segue)