Coronavirus, figlia di una paziente: “Per due giorni non mi hanno fatto sapere nulla”

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La figlia di una paziente risultata positiva al coronavirus ha voluto spiegare la situazione in cui si è trovata per denunciare la mancanza di informazioni sulle condizioni della madre. Per due giorni da quando gli operatori del 112 l’hanno prelevata dalla sua abitazione non ha infatti saputo nulla di lei.

Coronavirus: parla la figlia di una paziente

Michela è riuscita a sentire la madre soltanto quando lei stessa l’ha chiamata dall’ambulanza per dirle che dall’ospedale di Lodi la stavano trasferendo a quello di San Donato. Solo in quell’occasione ha potuto sapere come stava perché in 48 ore nessuno le ha fatto sapere nulla. Al Pronto Soccorso infatti non si è potuta recare perché gli operatori gliel’hanno vietato vista la situazione di emergenza.

Da noi ci sono persone che non sanno dove vengono portati i propri cari malati una volta entrati in Pronto Soccorso. C’è chi aspetta giorni prima di avere notizie“, ha spiegato. Ha approfittato dunque per fare un appello affinché questo aspetto non venga dimenticato. In Emilia-Romagna per esempio hanno aperto un centralino per i parenti dei pazienti ricoverati che in questo modo possono avere informazioni sulle loro condizioni “Se non fosse stata mia mamma con il suo telefonino a chiamarmi per dirmi dove era diretta forse non avrei saputo queste informazioni da nessun altro“, ha ribadito.

Secondo Michela il problema riguarda il trasferimento dal Pronto Soccorso all’ospedale dove poi i pazienti vengono portati. A suo dire la struttura dovrebbe pensare ad un servizio che informi i parenti. Pur rendendosi conto della situazione estrema che stanno vivendo gli ospedali, ha anche esortato a pensare ai familiari che si sentono abbandonati a loro stessi.