Coronavirus: Figuccia (Udc), 'blindare subito la Sicilia'

Coronavirus: Figuccia (Udc), 'blindare subito la Sicilia'

Palermo, 15 mar. (Adnkronos) – "Non è tollerabile continuare ad assistere con il compiacimento del governo nazionale, all'esodo di massa dal nord verso il sud di migliaia di persone, mille solo ieri arrivati dall'estero. Una nuova ondata verso la Sicilia che non ha ragione di esistere se non per la scelleratezza di chi sta rispedendo qui i non residenti. Di questo passo usciremo dalla quarantena nel 2023". A lanciare l'allarme è Vincenzo Figuccia deputato dell'Udc all'Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia. "La Sicilia sta dimostrando grande solidarietà e senso della Nazione accogliendo nelle strutture sanitarie quei soggetti di altre regioni positivi al Coronavirus, una benevolenza che non deve essere certamente interpretata da qualche eunuco romano come ingenuità. Pertanto – dice Figuccia – il mio forte appello è quello di blindare la Sicilia esortando il Presidente della Regione ad assumere ai sensi dell'articolo 31 dello Statuto le vesti di responsabile dell’ordine pubblico, di capo delle forze dell’ordine e in quanto tale, senza che vi sia l’obbligo di attendere le indicazioni di Roma, in dovere nei confronti di tutto il popolo siciliano, di applicare i provvedimenti straordinari necessari a scongiurare il dilagare incontrollato del virus, compresa la chiusura temporanea del trasporto aereo, ferroviario e marittimo da e per la Sicilia. Corazzare l'intero territorio regionale per proteggerlo da ogni minaccia dall'esterno è conditio sine qua non per ridurre in tempi celeri i numeri dei contagi ormai fuori portata".

"A quel punto i Prefetti che formalmente dipendono dal Ministero degli Interni non potranno che attenersi alle disposizioni di Palazzo d'Orleans perché non avvenga più quanto si è verificato a Messina dove l'audace sindaco De Luca al quale va la mia solidarietà, si è visto pestare i piedi da qualche ministrello "per aver tutelato con il coprifuoco i cittadini messinesi" . Il nostro dovere – conclude – non è certamente quello di contribuire a dipingere la Repubblica delle banane ma di rinvigorire la forza del Paese nel rispetto dell'autonomia della nostra Regione".