Coronavirus, Fnopi: più garanzie per gli infermieri

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Roma, 9 mar. (askanews) - Il nuovo Dpcm sul coronavirus carica la categoria degli infermieri di nuove e pesanti responsabilità. A ricordarlo è la Federazione degli infermieri (FNOPI) che sottolinea come " sia sotto gli occhi di tutti la mole di lavoro e i rischi che la nostra categoria professionale sta affrontando ogni giorno a testa alta e nella piena consapevolezza dei suoi doveri e del valore della sua professione. Ma deve essere altrettanto chiaro - prosegue la Federazione - che le istituzioni, proprio con l'infittirsi degli interventi, devono provvedere prima di tutto a maggiori garanzie di presidi di protezione dal virus per 'gli operatori della sanità pubblica' di cui però il Dpcm non parla in modo esplicito e che invece sappiamo essere uno degli aspetti più critici di questa situazione". Un decreto che sospende i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico (gli operatori sociosanitari) e del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale, e che rappresentano, quindi, "un'occasione in più di stress, anche se già oggi per garantire assistenza nessun infermiere si è mai tirato indietro".

Ma ci sono altri problemi che rischiano di emergere come il divieto agli accompagnatori dei pazienti di restare nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso e la limitazione dell'accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite, hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, solo a casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura per prevenire possibili trasmissioni di infezione, potrebbero essere un motivo in più per scatenare in molti casi la violenza contro gli operatori sanitari, ancora una volta infermieri in testa. Anche su questo aspetto il silenzio del decreto riguardo alle misure a tutela degli operatori è assordante. "L'89,6% degli infermieri, in prima linea nel triage ospedaliero che accoglie i pazienti e li smista nella struttura con tempi spesso lunghi non dovuti però alla professionalità dell'operatore, ma all'organizzazione è stato vittima, secondo una ricerca condotta dall'università di Tor Vergata di Roma, di violenza fisica, verbale o telefonica o di molestie sessuali da parte dell'utenza sui luoghi di lavoro. Le attese stressanti in pronto soccorso - spiega la FNOPI - sono considerate come una delle prime cause scatenati della violenza, immaginiamo ora che evoluzione potrebbero avere con il divieto di restare accanto alla persona che ha bisogno di assistenza sanitaria". Per questo, si conclude, l'emergenza straordinaria legata a COVID-19, oltre a tutte le necessarie misure di protezione degli operatori dal virus, "non deve far dimenticare altri provvedimenti, come quello contro la violenza sugli operatori ai quali in questo caso è richiesto un impegno che va al di là delle proprie forze e che rischia anche di dare come contropartita una ulteriore occasione di stress e di pericolo in più prima di tutto per i professionisti, ma anche per l'assistenza ai pazienti. Colpiscono - conclude la Federazione degli infermieri - i molti attestati di stima nei confronti dei professionisti sanitari impegnati in questa emergenza, definiti come eroi. Tutto molto bello. Ma oltre alle dichiarazioni ora servono fatti concreti per salvaguardare anche la salute e la sicurezza di tutti gli operatori della sanità".