Coronavirus, fraternità e Cina dietro il "soft touch" del Papa

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Città del Vaticano, 27 feb. (askanews) - Per evitare di drammatizzare il coronavirus si è preso... il raffreddore. Si potrebbe raccontare così quanto avvenuto a Papa Francesco, che oggi ha annullato una trasferta fuori dal Vaticano, a San Giovanni in Laterano, per una 'lieve indisposizione' alla quale, forse, non è estranea la lunga giornata di ieri all'aperto.

'Questa mattina il Santo Padre non si è recato in Laterano per la Liturgia penitenziale con il Clero romano', ha reso noto il portavoce vaticano, Matteo Bruni. 'Per via di una lieve indisposizione ha preferito restare negli ambienti vicini a Santa Marta; gli altri impegni procedono regolarmente'.

Nell'agenda papale, in effetti, figura un'udienza alla 'Global Catholic Climate Movement', che si è regolarmente svolta, e altri incontri, come di consueto, hanno luogo durante il giorno senza che la sala stampa vaticana ne renda conto. Traspare, dunque, la scelta di evitare una trasferta fuori 'casa' che sarebbe durata oltre oltre un paio d'ore, con tanto di discorsi ufficiali e - questo prevedeva il programma - il Papa che entra nel confessionale per confessare alcuni sacerdoti della sua diocesi. Un impegno fisico non indifferente per un uomo che, a 83 anni, ieri si è sottoposto ad una notevole faticata.

Nonostante l'allarme da coronavirus, il Papa, infatti, ha voluto regolarmente svolgere gli impegni assunti: la mattina ha presieduto - la voce già arrochita - l'udienza in piazza San Pietro, il pomeriggio si è recato sul colle Aventino per la processione e la messa del mercoledì delle ceneri. E la temperatura a Roma non sia rigida, proprio mentre Francesco ha intrapreso la processione si è alzato un venticello freddo che certamente non ha aiutato il raffreddore.

La scelta di Francesco non è stata priva di significato. Discretamente, del resto, con il diffondersi dell'epidemia anche in Italia, il Vaticano, meta di imponenti flussi di pellegrini e turisti nella basilica di San Pietro così come ai Musei vaticani, ha aumentato la prudenza. Nessun allarmismo e nessuna misura draconiana, ma ai varchi di ingresso nello Stato Pontificio è stata fornita, già a fine gennaio, una informativa sul coronavirus, e, negli ultimi giorni, 'è stato deciso di mettere dei dispenser con un igienizzante per le mani negli Uffici permessi per l'accesso allo Stato della Città del Vaticano', ha informato la sala stampa, 'c'è un infermiere e il medico di guardia per l'assistenza immediata negli ambulatori della Direzione Sanità e Igiene nel caso di pazienti con sintomi riconducibili al coronavirus, che mettono in atto le procedure previste come da accordi con il Ministero della Salute italiano', e infine 'alcuni eventi previsti per i prossimi giorni in luoghi chiusi e con afflusso rilevante di pubblico sono stati rinviati'. Fin qui la comunicazione ufficiale. Poi ci sono i messaggi più subliminali. Il Papa non ha voluto interrompere i suoi impegni pubblici. E così si è regolarmente recato sull'Aventino nel pomeriggio e la mattina, come ogni mercoledì, ha presieduto l'udienza generale. Proprio quale accortezza per evitare ogni allarme sanitario, è stato deciso di svolgere l'udienza non al chiuso dell'aula Nervi, dove le udienze del mercoledì si sono svolte per tutti i mesi freddi e fino alla scorsa settimana, ma, complice una temperatura più mite, all'aperto di piazza San Pietro. Jorge Mario Bergoglio, 83 anni, non si è sottratto al giro tra i fedeli né ha evitato di stringere le mani ad alcuni fedeli. L'Osservatore Romano, nell'edizione datata 27 gennaio, ha messo in prima pagina la foto della mano del Papa che prende la manina di un bambino asiatico in braccio alla mamma: non c'è neppute bisogno di didascalia per capire che il sottotesto è che Papa Francesco non ha paura, non discrimina gli orientali, ritiene che ci siano valori - da diffondere urbi et orbi - più importanti del timore da contagio. Almeno tre, e fondamentali.

Un Romano Pontefice, innanzitutto, tiene alla fraternità tra esseri umani, al di là di differenze etniche, nazionali e anche religiose. Da Alessandro Manzoni in ppoi, del resto, fa parte di una certa sensibilità cattolica guardare alle emergenze senza perdere di vista l'essenziale. In un frangente storico nel quale soffiano forti i venti dei diversi sovranismi, e quando le cronache quotidiane riportano sospetti, discriminazioni, nonché vere e proprie violenze contro presunti 'untori', Jorge Mario Bergoglio tiene a dare, con il linguaggio verbale come con quello non verbale, un messaggio di umanità che supera le barriere.

La Quaresima, iniziata ieri, 'è un tempo propizio affinché, attenti alla Parola di Dio che ci invita alla conversione, rafforziamo in noi la compassione, ci lasciamo interpellare dal dolore di chi soffre e non trova chi lo aiuta', ha detto il Papa, non casualmente, in un messaggio alla 'Campagna di fraternità 2020' che si svolge in Brasile. 'E' un tempo in cui la compassione si concretizza nella solidarietà, nella cura. 'Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia'!'.

In secondo luogo, il Papa guida la Chiesa tutta in un atteggiamento di 'discernimento', per usare un vocabolo caro alla spiritualità ignaziana, o più semplicemente di saggezza, capace di distinguere prudentemente le situazioni gravi da quelle che gravi non sono. In questi giorni spicca, al contrasto con politici confusi, mass media che alternano allarmi e rassicurazioni, scene ordinarie di panico nonché di razzismo, la posatezza del mondo cattolico. Non tutto, beninteso - basta ascoltare Radio Maria e i fantasiosi ragionamenti su epidemia e castigo divino - ma, va detto, la gerarchia ha reagito in modo piuttosto compattoe ragionevole. La Conferenza episcopale italiana ha immediatamente assicurato 'piena collaborazione con le competenti Autorità dello Stato e delle Regioni per contenere il rischio epidemico', molte diocesi del nord hanno immediatamente adottato, senza grande scandalo, misure più o meno draconiane, a seconda della distanza dai focolai della Lombardia e del Veneto. Si notano le differenze di sensibilità - tra chi, come la diocesi di Trieste, tende ad affidarsi alla preghiera, e chi, tra tutti il cardinale di Bologna Matteo Zuppi, si preoccupa di raccomandare fraternità verso i malai e assicurare pasti d'asporto per i beneficiari della mensa diocesana - ma la reazione è decisa. Nonostante sia Quaresima, tempo forte del calendari liturgico, messe sospese nelle zone del virus, accorgimenti razionali nel resto del paese: via l'acqua dalle acquesantiere, anche in Vaticano, la comunione sulla mano anziché in bocca, il segno della pace facoltativo, l'importante è farlo col cuore. Tra i titoli strillati di questi giorni, poi, si fa notare la scelta editoriale dell'Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana (Cei), che non minimizza né esagera: 'Prudenza e unità contro virus e paura', 'L'impegno è antivirale', 'Uniti contro l'epidemia', 'Desiderio di guarire'.

Quanto a Jorge Mario Bergoglio, ben tre volte è intervenuto sul coronavirus, sempre con parole di accorta fraternità: 'Desidero anche essere vicino e pregare per le persone malate a causa del virus che si è diffuso in Cina. Il Signore accolga i defunti nella sua pace, conforti le famiglie e sostenga il grande impegno della comunità cinese, già messo in atto per combattere l'epidemia', ha detto all'Angelus del 26 gennaio; 'una preghiera per i nostri fratelli cinesi che soffrono questa malattia così crudele. Che trovino la strada della guarigione il più presto possibile', ha detto all'udienza del 12 febbraio; 'desidero esprimere nuovamente la mia vicinanza ai malati del Coronavirus e agli operatori sanitari che li curano, come pure alle autorità civili e a tutti coloro che si stanno impegnando per assistere i pazienti e fermare il contagio', ha detto, allargando il campo, all'udienza del 26 febbraio.

E dunque: nessuna sottovalutazione, ma nessun allarmismo, vicinanza ai medici come ai pazienti, italiani, cinesi o di qualsiasi nazionalità.

La crisi del coronavirus del resto ha anche una possibile lettura geopolitica, ed è il terzo motivo che si può intravedere nell'atteggiamento posato della Santa Sede. E' nota l'attenzione del Papa e dei suoi collaboratori alla Cina. Jorge Mario Bergoglio ha siglato uno storico accordo con Pechino sulle nomine episcopali, scongelando così un rapporto che si era interrotto, almeno ufficialmente, dalla presa del potere di Mao Tse-tung, nel 1951.

Sin dalle prime avvisaglie della epidemia da Roma è partito un moto di aiuto nei confronti dei cinesi. Il Vaticano - lo ha rivelato il Global Times - ha spedito in Cina circa 600mila-700mila mascherine per aiutare a prevenire la diffusione del contagio da Coronavirus. L'iniziativa, che ha avuto il sostegno dell'elemosiniere pontificio cardinale Konrad Krajewski, della Farmacia Vaticana e delle comunità cristiane cinesi in Italia, ha rappresentato, secondo il giornale ufficioso cinese, 'espressione della preoccupazione della Santa Sede per l'epidemia'. Più in generale, ha commentato lo stesso Global Times nei giorni scorsi, 'la cooperazione medica è stata un momento di svolta nei rapporti tra Cina e Vaticano'. Il 14 febbraio, inoltre, a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco 2020, ha avuto luogo un incontro i due ministri degli Esteri, Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, e Wang Yi, Consigliere di Stato e Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese: era la prima volta da oltre 70 anni, e nel corso dell'incontro, si legge nei comunicati ufficiali che Roma e Pechino hanno diramato, oltre a parlare di dialogo istituzionale e nomine dei vescovi, 'apprezzamento è stato espresso per gli sforzi che si stanno compiendo per debellare l'epidemia di coronavirus e solidarietà nei confronti della popolazione colpita'.

Nel pieno della crisi coronavirus, insomma, la Santa Sede rimane una delle non numerosissime cancellerie internazionali che dimostra la propria beneveolenza nei confronti di Pechino.

Un atteggiamento che in Cina non è passato inosservato. 'Sono stato contattato dal regista del nostro nuovo documentario su Matteo Ricci con la televisione centrale cinese, completato ma non ancora andato in onda sulla rete nazionale', ha raccontato sul sito dei gesuiti italiani padre Emilio Zanetti, gesuita, responsabile di un progetto di produzione televisiva Italia-Cina della TV cinese: 'Mi ha comunicato che la direzione ha messo il documentario nella lista di programmazione per il 'dopo-trauma' dell'epidemia per dimostrare il sostegno straniero alla popolazione'. Il gesuita Matteo Ricci (Macerata 1552 - Pechino 1610) fu missionario in Cina. Anche grazie alla stima di cui godette presso la corte imperiale, condusse un'opera di apostolato e di evangelizzazione basata sul criterio del rispetto per i valori culturali locali e della penetrazione del cristianesimo nella classe colta. Scrisse in cinese opere di matematica, astrnonomia, filosofia morale, e anche un mappamondo che, come ha notato Papa Francesco in una udienza ai gesuiti della Civiltà cattolica, 'servì anche a introdurre ancora meglio il popolo cinese alle altre civiltà'. I cinesi, spiega ora padre Zanetti, 'sono stati colpiti dalle molte testimonianze raccolte (nel documentario su Matteo Ricci, ndr.) in Italia, Portogallo, India e soprattutto dalla profonda intervista al presidente Mattarella su amicizia e collaborazione tra Italia e Cina, intervista in cui culminano le due ore del documentario. Per questa ragione non so come ringraziare tutti coloro che hanno collaborato all'opera. Ricci scriveva che gli amici si vedono nel momento del bisogno, e sentirsi ringraziare dalle autorità cinesi in questo particolare frangente risulta commovente. Per loro l'appoggio morale è davvero importante'. Tra molti danni causati dal coronavirus, una notizia positiva.