Coronavirus, Gabrielli ai poliziotti: "Controlli con rigore e umanità"

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di Giorgia Sodaro 

"In questo momento così difficile in cui le autorità di governo hanno assunto provvedimenti che non hanno precedenti nella storia Repubblicana, in cui le nostre vite sono necessariamente stravolte e modificate nei comportamenti più abituali, a noi è richiesto, insieme ai colleghi delle altre forze di polizia, delle forze armate, delle forze di polizia locale di verificare che questi comportamenti siano effettivamente tenuti e lo dobbiamo fare sì con rigore ma anche con profonda umanità e più che colpire dobbiamo far comprendere". Lo dice il capo della Polizia Franco Gabrielli in un video messaggio inviato a tutti gli uomini e le donne della polizia di Stato.  

"E sto vedendo come molto spesso questi comportamenti intercettano questa modalità e di questo vi ringrazio profondamente - aggiunge - Vi ringrazio anche perché abbiamo una volta tanto lasciato da parte le polemiche e abbiamo in qualche modo intrapreso una modalità responsabile anche di sottolineare le criticità". 

"Un particolare e accorato appello lo faccio - dice Gabrielli nel video messaggio - anche perché siate vicini ai nostri colleghi che in questo momento vivono una situazione di solitudine e sofferenza perché sono colpiti dal virus o perché sono costretti in una situazione di quarantena. Stategli vicino".  

"Noi gli stiamo vicino con i nostri medici e con i nostri paramedici, che voglio ringraziare per l'altissima professionalità, per come si stanno spendendo, per come stanno vicino alla nostra gente - aggiunge - Però dobbiamo stare tutti vicino a chi tra di noi vive una condizione di lontananza dalle proprie famiglie, è costretto a stare in una stanza di un reparto, dobbiamo far sentire quella umanità che giustamente rivolgiamo ai nostri concittadini anche e soprattutto a chi veste la nostra giubba". 

"In questi anni ho passato gran parte del mio tempo a girare per il Paese, a incontrarvi, in tutti gli uffici sul territorio, questure, specialità, istituti, reparti e ho sempre premesso in ogni incontro il ringraziamento che vi dovevo. Non era semplice retorica - sottolinea - o una modalità cortese per captare la vostra benevolenza ma perché profondamente sentivo l'esigenza di ringraziarvi per tutto quello che fate, per come lo fate, per lo sforzo che molto spesso è superiore alle stesse risorse a disposizione e alle condizioni date" 

"Oggi purtroppo non posso più girare perché è giusto, questa condizione la dobbiamo attuare tutti - rimarca - Non perché sono in una situazione di sofferenza o sono stato colpito dal virus ma perché bisogna rarefare i contatti e bisogna dare l'esempio. Però sentivo profondamente l'esigenza anche in questa circostanza di ringraziarvi".