Coronavirus, Galli: tre mesi all’Italia potrebbero non bastare

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Tre mesi potrebbero non bastare a fermare il contagio del coronavirus in Italia ed in Europa. Il parere è di quelli autorevoli: Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Galli è uno di quelli in prima linea che sta fronteggiando giorno e notte l’emergenza coronavirus in Italia. Il responsabile del reparto del nosocomio milanese è stato ospite di Lucia Annunziata alla trasmissione In mezz’ora in più su Rai 3.

Coronavirus, Massimo Galli: “Proiezioni attendibili”

“È importante che si garantisca il più possibile una forma di supporto reale alla quarantena domiciliare – ha detto Massimo Galli – o in altri luoghi idonei delle persone che hanno contratto l’infezione. Ci sono proiezioni attendibili che ci dicono che se non riusciamo ad effettuare un’operazione sui contatti delle persone positive al coronavirus in breve tempo dalla diffusione dell’epidemia, la possibilità di chiudere il discorso in pochi mesi ce la scordiamo”.

Coronavirus, in Italia limitare i contatti

Chiaro il discorso del direttore delle Malattie infettive del Sacco di Milano. Insomma, adesso è il momento di dare un nuovo impulso al regime di quarantena e di limitare al massimo i contatti. Se non si si realizzerà tutto questo, tre mesi non basteranno all’Italia per scordarsi del coronavirus.

“La grande scommessa”

“Tre mesi diventerebbe un limite di tempo aleatorio e non realistico. – ha continuato Massimo Gallo – Siamo in una situazione molto complessa soprattutto in alcune aree del Paese e della Lombardia. La grande scommessa, perdonatemi ma non lo vorrei dire, è quella di vedere quanto riusciamo a tenere fuori Milano da una manifestazione di massa della malattia stessa, con tutto ciò che comporterebbe anche a carico degli ospedali”.

Il distanziamento sociale

“Abbiamo allontanato le persone tramite il distanziamento sociale, che è la madre di tutte le battaglie, – ha detto ancora il responsabile dell’ospedale del capoluogo lombardo – la più difficile da far digerire alle persone e ai Governi. Non abbiamo però ancora operato con un sistema che possa essere più vicino alla gente”.