Coronavirus, Garante: parte offesa per decessi in carcere

Cro/Ska

Roma, 13 mar. (askanews) - Una giornata di attesa che riprende quella sensazione piuttosto ferma del tempo anche esterno. Se da un lato, positivamente, non si segnalano manifestazioni ed eventi critici di particolare rilevanza, dall'altro non si sono ancora riscontrati segnali di carattere generale che aiutino a guardare con più positività ai giorni prossimi. Così il Garante per le persone private di libertà.

Da più parti sono state formulate ipotesi di interventi normativi volti a mettere gli Istituti penitenziari in grado di avere spazi sufficienti per affrontare la malaugurata necessità di dover isolare persone contagiate. Finora gli isolamenti sanitari hanno piuttosto riguardato situazioni di necessario approfondito accertamento in fase di ingresso o di separazione di chi veniva da Istituti collocati in zone particolarmente a rischio.

Le ipotesi formulate spaziano lungo gli assi che l'ordinamento penitenziario prevede, cercando di ampliare le possibilità di accesso per quelle persone che, per residuo di pena e comportamento detentivo, non costituiscano alcun allarme per la comunità esterna. Ancora però non è univoca la posizione governativa su questo punto. Parallelamente, invece, singoli magistrati, operatori e garanti territoriali ci segnalano un dinamismo applicativo di quanto già esiste nelle norme: la finalità è lo sveltimento delle procedure, anche se è a tutti noto il carico di lavoro che già pesantemente grava sulla magistratura di sorveglianza.

Il Garante nazionale ritiene comunque che occorra affrontare il problema su base omogenea - e quindi normativa - per evitare differenze interpretative, culture diverse all'interno del variegato e disomogeneo panorama dell'esecuzione penale e impossibilità di adeguare il passo di tali provvedimenti a quello molto veloce dell'allarme pandemico.

Oggi i detenuti registrati nelle camere di pernottamento sono 60.109, ma sappiamo bene che i posti disponibili sono tuttora di difficile calcolo poiché è ancora in corso l'inventario dei danni.

Come annunciato, il Garante ha formalizzato alla Procura di presentarsi come persona offesa nei procedimenti relativi all'accertamenti delle cause dei decessi avvenuti in carcere nei giorni delle proteste.

Il Garante ha ricevuto alcune risposte dalle Residenze per le misure di sicurezza (Rems) relativamente alle informazioni richieste circa le misure adottate nei rapporti con la comunità esterna delle persone in esse internate, in particolare rispetto alle visite con i familiari. Queste risposte rappresentano un panorama molto variegato perché mentre in talune strutture si è ridotto il numero (delle visite e dei visitatori), in altre è cambiata la modalità (per esempio, si svolgono all'aperto), in altre ancora sono state sospese, applicando automaticamente quanto previsto per gli Istituti penitenziari. Il Garante sottolinea che le Rems non sono Istituti penitenziari e che tale automatica applicazione è impropria: anche il riferimento che il decreto-legge dell'8 marzo fa agli internati va inteso come indirizzato alle Case di lavoro che, peraltro, sono sempre riportate nei tabulati di capienza e presenza degli Istituti penitenziari. Differentemente dalle Rems che sono invece strutture sanitarie e come tali non compaiono in questi applicativi dell'Amministrazione penitenziaria.

Da oggi è attivo un blog per i pazienti dove raccontano al mondo esterno l'esperienza di vita interna alla Rems "Merope" Asl-RM5 in questo particolare momento di criticità. Il link è il seguente: storiedirems.wordpress.com

Quanto ai Centri per il rimpatrio (Cpr), il Garante è in attesa di una risposta al quesito sollevato ieri relativamente al trattenimento in essi di persone che, pur avvicinandosi al termine massimo della propria restrizione di libertà, non potranno essere rimpatriati dato il blocco dei voli nella situazione attuale. Il numero di persone presenti nei Cpr alla data odierna è di 425.