Coronavirus, in Germania il primo caso registrato in Europa: era il 14 gennaio

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Per la stampa straniera, l’Italia è “l’untore” del coronavirus, il Paese dal quale si è scatenata l’epidemia europea e forse anche (seppur in parte) mondiale. Una mappa del contagio diffusa dall CNN, e diventata virale sul web, infatti, mostra il nostro Paese al centro del focolaio che si è diffuso nel Vecchio Continente e in moltissimi Paesi del mondo. ma in realtà, in un articolo apparso sul New England Journal of Medicine, la verità sembra essere un’altra. E se fosse la Germania il Paese dal quale è scoppiato il contagio di coronavirus in Europa?

Coronavirus Germania: primo caso in Europa

Il primo caso di coronavirus registrato in Europa è descritto in Germania: si tratta di un uomo di 33 anni positivo già il 14 gennaio 2020. Da quanto si apprende nella lettera dei medici tedeschi, infatti, il paziente avrebbe accusato sintomi respiratori e febbre alta il 24 gennaio. Tuttavia, grazie a un netto miglioramento, aveva ripreso a lavorare già dal 27 gennaio. Successivamente, però aveva partecipato a un incontro in cui era presente anche una collega proveniente da Shangai, rimasta in Germania fino al 22 gennaio.

Fino a tale data la signora non aveva accusato alcun disturbo, ma sul volo di ritorno in Cina, è iniziato il malessere. La donna è risultata positiva in seguito al virus: era il 26 gennaio. Il giorno seguente la donna ha quindi informato i colleghi tedeschi sulle sue condizioni di salute. Da lì sarebbero partiti i controlli su tutte le persone che avevano incontrato la paziente positiva, tra le quali anche il 33enne. Quest’ultimo era risultato positivo ma asintomatico. Il 28 gennaio, infine, sono stati trovati positivi altri tre impiegati della stessa compagnia del 33enne. Tutti avevano avuto contatti con il paziente tedesco.

Le parole dei medici tedeschi

Come riportato dal Corriere della Sera, i medici tedeschi hanno aggiunto alcune precisazioni: “È da notare — scrivono gli autori della comunicazione — che l’infezione sembra essere stata trasmessa durante il periodo di incubazione, quando i sintomi erano lievi e non specifici”.

“Il fatto che la viremia possa essere presente anche dopo la scomparsa dei sintomi era già noto”, ha confermato invece Walter Ricciardi. Tutto questo, “ci deve indurre alla sorveglianza dei pazienti dimessi dopo ospedalizzazione, ai quali è consigliabile fare un tampone anche dopo le dimissioni”.