Coronavirus, gli esperti: "No apertura scaglionata, meglio un mese di quarantena in più"

(AP Photo/Luca Bruno)

A casa almeno fino al 13 aprile, giorno di Pasquetta, e poi si vedrà se partire o meno con la “Fase 2” delle misure anti-contagio, ovvero sia un primo, leggerissimo allentamento delle restrizioni. Lo ha detto nella serata dell’1 aprile il premier Giuseppe Conte, precisando che la “Fase 2” verrà impostata se, e solo se, ci sarà l’ok del comitato scientifico che sta affiancando l’esecutivo nel quadro dell’emergenza sanitaria. Ma non tutti pensano che smorzare le limitazioni sia una buona idea.

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Rezza: “Riaprire in modo scaglionato può non essere efficace”

Secondo l’infettivologo e capo delle Malattie Infettive dell'Istituto superiore di Sanità Giovanni Rezza, per esempio, dopo Pasqua "bisognerà osservare se la curva va bene. A quel punto certamente alcune attività produttive si potranno riaprire, ovviamente mettendo in sicurezza i lavoratori. E andrà messo in piedi un programma di individuazione rapida di eventuali casi", ha detto a Repubblica.

Ma aprire alcune regioni prima di altre sarebbe rischioso secondo Rezza: "Nei pochi giorni che alcune regioni del nord sono state chiuse e le altre no abbiamo visto le fughe da quelle aree. Per questo forse riaprire in modo scaglionato può non essere efficace. E poi la maggior parte delle attività produttive stanno proprio al nord. Che facciamo, lo apriamo dopo perché ha avuto una maggiore diffusione del virus?".

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Demicheli: “Dobbiamo prima arrivare a zero contagi”

Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell'Agenzia per la tutela della salute di Milano, ritiene che serva ancora almeno un mese di tempo prima di decidere di allentare le misure. In un'intervista con Il Giornale, l’esperto spiega infatti che "i decessi e i nuovi contagi rallentano, ma con questi numeri non possiamo mollare. Dobbiamo prima arrivare a zero contagi e poi riaprire. Il servizio sanitario lombardo anche se ha saputo reagire, è stremato".

"L'isolamento va bene, ma non è sufficiente", spiega ancora Demicheli, secondo cui occorre "una profilassi interazione dato che i virus aerei come il COVID-19 si spostano velocemente da un paese all'altro, viaggiando con l'uomo".“