Coronavirus, il medico di Bergamo: dobbiamo scegliere chi curare

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Roma, 9 mar. (askanews) - «Si decide in base all'età e alle condizioni di salute Alcuni di noi, primari o ragazzini, ne escono stritolati», «Dobbiamo scegliere chi curare e chi no. Come in ogni guerra». Non è un colloquio facile, quello con Christian Salaroli, 48 anni, una moglie, due figli, dirigente medico, anestesista rianimatore dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, intervistato dal Corriere.

«Si decide per età, e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato». Allora è vero? «Certo che lo è. In quei letti vengono ammessi solo donne e uomini con la polmonite da Covid-19, affetti da insufficienza respiratoria. Gli altri, a casa». Poi cosa succede? «Li mettiamo in ventilazione non invasiva, che si chiama Niv. Il primo passo è quello». «Questa indotta dal Covid19 è una polmonite interstiziale, una forma molto aggressiva che impatta tanto sull'ossigenazione del sangue. I pazienti più colpiti diventano ipossici, ovvero non hanno più quantità sufficienti di ossigeno nell'organismo». Quando arriva il momento di scegliere? «Subito dopo. Siamo obbligati a farlo. Nel giro di un paio di giorni, al massimo. La ventilazione non invasiva è solo una fase di passaggio. Siccome purtroppo c'è sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati». A quel punto cosa succede? «Diventa necessario ventilarli meccanicamente. Quelli su cui si sceglie di proseguire vengono tutti intubati e pronati, ovvero messi a pancia in giù, perché questa manovra può favorire la ventilazione delle zone basse del polmone». Esiste una regola scritta? «AI momento, nonostante quel che leggo, no. Per consuetudine, anche se mi rendo conto che è una brutta parola, si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perché tollerano male l'ipossia acuta e hanno poche probabilità di sopravvivere alla fase critica». Nient'altro? «Se una persona tra gli 8o e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria, verosimilmente non procedi. Se ha una insufficienza multi organica di più di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalità del cento per cento. Ormai è andato». Lo lasciate andare? «Anche questa è una frase terribile. Ma purtroppo è vera. Non siamo in condizione di tentare quelli che si chiamano miracoli. E' la realtà»".