Coronavirus, il medico: "Sedazione palliativa se non c'è niente da fare"

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"Di solito si arriva in ospedale quando si fa fatica a respirare, si fanno gli esami, c'è un primo supporto di ossigeno, quando non è più sufficiente si usa il casco e si va avanti il più possibile finché si arriva all'intubazione. Oppure non ci si arriva proprio, perché il paziente peggiore. Se non c'è più nulla da fare si procede con la sedazione palliativa". A raccontarlo Massimo Borelli, direttore Rianimazione Bergamo ovest (Treviglio) non Bergamo ospite di 'Mezz'ora in più' su Rai 3. Non a caso, oltre a un appello alla cittadinanza a ridurre i contatti "per non far arrivare le persone in ospedale", Borelli ha detto: "Sogno che si possano ampliare più possibile i posti in rianimazione". 

"Abbiamo intubato un ragazzo del 1977 che aveva i soliti sintomi che ormai conosciamo", continua Borelli, che spiega: "Noi abbiamo 6 posti letto normalmente in Rianimazione, ci siamo trovati improvvisamente ad avere quadri gravissimi sia in termini di malattia che di quantità. Le insufficienze respiratorie che vediamo in un anno sono 20-25, nell'ultima settimana abbiamo avuto 30 pazienti: 50 volte quello che accade normalmente". Una "ondata di casi di insufficienza respiratoria grave" che ha travolto la struttura. 

"Non avevo fatto la guerra da giovane, la stiamo vivendo in questo momento", dice, per descrivere questi giorni in prima linea contro l'emergenza.