Coronavirus, il racconto dell’infermiera: “Combattiamo una guerra”

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Nel pieno dell’emergenza coronavirus un’infermiera 27enne in servizio presso il pronto soccorso di Riccione ha fornito ai microfoni di Open il suo racconto della vita all’interno degli ospedali italiani. Poche parole che però lasciano ben immaginare le dure condizioni nelle quali sono costretti a lavorare le centinaia di operatori sanitari che ogni giorno rinunciano a pause, riposi, ferie, amici e familiari per poter prestare soccorso alle vittime di questa epidemia, che ormai da settimane sta flagellando il nostro Paese.

Coronavirus, il racconto dell’infermiera

Intervistata da Olga Bibus di Open, l’infermiera 27enne racconta di essere stata trasferita improvvisamente dall’ospedale di Rimini, dove lavorava, al pronto soccorso di Riccione a seguito dell’evolversi dell’emergenza: “Mi hanno buttata dentro con un affiancamento durato solo qualche ora, non c’è tempo, le persone continuano ad arrivare e noi non sappiamo dove mettere le mani. Ogni giorno è come se combattessimo una guerra per cui non eravamo preparati. Ma la parte più difficile è scegliere chi intubare, cioè scegliere a chi salvare la vita”.

La 27enne spiega infatti che gli operatori sono arrivati al punto di dover dare priorità di cura ai pazienti sotto gli 80 anni, come disposto dalle direttive a causa della mancanza di posti letto di terapia intensiva necessari: “Da anni si fanno tagli nella sanità, non ci sono mezzi, ma anche il personale per gestire un’emergenza simile. Ne stiamo pagando il conto noi, ma anche gli stessi pazienti ed è un conto molto pesante che a volte si paga anche con la vita”.

Una situazione che ricade tutta sulle spalle dei medici e degli infermieri, i quali sono costretti a sostenere turni di lavoro massacranti pur di salvare anche solo una vita in più: “Non mancano momenti di crollo. Ci sono medici e infermieri che lavorano senza riposo da 10-20 giorni, altre volte capita di fare anche turni da 12 ore. Ogni giorno vedo colleghi che scoppiano a piangere, poi però ci si asciuga le lacrime e si torna a lavorare”.

Le critiche alla gestione dell’emergenza

Nell’intervista, l’infermiera rivolge delle critiche anche nei confronti del modo in cui è stata gestita l’emergenza coronavirus, con le autorità che a suo dire si sono mosse troppo tardi: “Nella sanità vedo che qualcosa si sta muovendo, ma anche qui sono arrivati in ritardo. Stanno richiamando adesso le persone dalle graduatorie per farle entrare in servizio, ma questo non risolve il problema perché chi arriva ora non è formato per gestire la situazione. Non ero pronta io che lavoro da anni, figuriamoci chi entra per la prima volta in ospedale”.

Nel finale, la 27enne lancia un appello ai giovani affinché restino nelle proprie case, non tanto per evitare di essere contagiati loro stessi ma per non contagiare persone fisicamente vulnerabili che rischiano di perdere la vita per il coronavirus: “Le persone muoiono, lo vedo ogni giorno. E le dirò di più, ci sono anche giovani che stanno molto male, a Rimini so che ci sono diversi casi. Anche qui da noi c’è una dottoressa 30enne che è stata molto male e ora è a casa in isolamento. Questa non è una semplice influenza. Bisogna ricordarlo.