Coronavirus, il racconto di un’insegnante a Wuhan: “Sono spaventata”

coronavirus insegnante

Il coronavirus continua a diffondersi in tutto i mondo a ritmi impressionanti. Stando ai dati, ad esempio, la giornata di venerdì 31 gennaio ha segnato un nuovo record: 46 nuovi decessi e 2.102 nuovi casi confermati. Questi numeri portano il conteggio totale delle morti a 259 e quello dei contagiati accertati a 11.791. Un bilancio che spaventa moltissime persone e che sta generando una sorta di psicosi. Inoltre, secondo alcune testimonianze, ci sarebbero dei comportamenti assurdi che alcune persone contagiate starebbero adottando nei confronti degli operatori sanitari. I pazienti infetti, da quanto si apprende, starebbero cercando di diffondere la malattia sputando sugli operatori sanitari. Il racconto di un’insegnante intrappolata a Wuhan al quotidiano inglese Metro (e riportato anche da Daily Mail) è sconcertante: il coronavirus è psicosi.

Coronavirus, il racconto di un’insegnante

Un’insegnante sudafricana bloccata a Wuhan, città cinese dalla quale è partita l’epidemia, ha detto che alcune persone affette da cornavirus sputavano sugli operatori sanitari e sui pulsanti dell’ascensore. La malattia, infatti, può essere diffusa da persona a persona attraverso uno starnuto o la tosse, e questo ceppo è stato considerato altamente contagioso. Il numero di persone che hanno confermato di essere state infettate ha superato la soglia di 7.100 da quando l’epidemia (dicembre 2019).

La signora Bailing, ha raccontato: “Ho sentito storie scioccanti su persone infette che si facevano in quattro per contaminare gli altri togliendosi le maschere e sputando in faccia ai dottori. Ho visto un video di un uomo che sputava su tutti i pulsanti di un ascensore dell’appartamento“. La 23enne ha affermato di essere “così spaventata” da non riuscire più a uscire dalla sua abitazione e di aver fatto solo una “corsa alle forniture terrificanti”. Infine, ha aggiunto: “Mi sono coperta dalla testa ai piedi con i guanti sulle mani, gli occhiali per coprirmi gli occhi e, naturalmente, la mascherina”.