Coronavirus, il Vaticano ammette l'assoluzione collettiva

Ska

Roma, 20 mar. (askanews) - La Penitenzieria apostolica apre all'assoluzione collettiva, in una nota tesa a spiegare le possibili eccezioni e la profilassi sanitaria da applicare per il sacramento della riconciliazione, più comunemente noto come confessione, ai tempi del coronavirus, e in particolare nelle zone rosse con ampia diffusione dell'epidemia.

"La confessione individuale rappresenta il modo ordinario per la celebrazione di questo sacramento (cf. can. 960 CIC), mentre l'assoluzione collettiva, senza la previa confessione individuale, non può essere impartita se non laddove ricorra l'imminente pericolo di morte, non bastando il tempo per ascoltare le confessioni dei singoli penitenti (cf. can. 961, paragrafo 1 CIC), oppure una grave necessità (cf. can. 961, paragrafo 1, secondo CIC), la cui considerazione spetta al Vescovo diocesano, tenuto conto dei criteri concordati con gli altri membri della Conferenza Episcopale (cf. can. 455, paragrafo 2 CIC) e ferma restando la necessità, per la valida assoluzione, del votum sacramenti da parte del singolo penitente, vale a dire il proposito di confessare a tempo debito i singoli peccati gravi, che al momento non era possibile confessare (cf. can. 962, paragraf 1 CIC)".

Fatta questa premessa, "questa Penitenzieria Apostolica", spiega la nota, "ritiene che, soprattutto nei luoghi maggiormente interessati dal contagio pandemico e fino a quando il fenomeno non rientrerà, ricorrano i casi di grave necessità, di cui al summenzionato can. 961, paragrafo 2 CIC".

Inoltre, "qualora si presentasse la necessità improvvisa di impartire l'assoluzione sacramentale a più fedeli insieme, il sacerdote è tenuto a preavvertire, entro i limiti del possibile, il Vescovo diocesano o, se non potesse, ad informarlo quanto prima".