Coronavirus, isolato il ceppo milanese al San Raffaele di Milano

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Il ceppo milanese del coronavirus isolato al San Raffaele di Milano si comporta in maniera precisa. I ricercatori lombardi hanno avviato le colture e sono in arrivo i primi importanti risultati.

Coronavirus, isolato il “ceppo milanese”

Nuovo coronavirus: il cosiddetto “ceppo milanese” è stato isolato all’ospedale San Raffaele di Milano. Il virus cresce in maniera veloce ed efficiente. Ha inoltre enormi capacità di adattamento, secondo gli esperti dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico del capoluogo lombardo. L’agente patogeno è stato isolato dai tecnici del Laboratorio di Microbiologia e virologia. La struttura è diretta dal professor Massimo Clementi. L’obiettivo è stato raggiunto grazie alle analisi effettuate su due malati. I pazienti sono affetti da infezione respiratoria acuta. I due si trovano al San Raffaele dal 29 febbraio scorso. Bisogna ricordare che in Lombardia al momento sono stati registrati oltre 1200 casi positivi al coronavirus. Il bilancio provvisorio in Italia è di 79 vittime e 160 persone guarite.

L’obiettivo: sviluppare nuove terapie

Aver isolato il virus del ceppo milanese è un risultato importantissimo. Come ha spiegato Clementi “disporre di un numero sufficiente di coronavirus diversi” significa “poter testare farmaci o sviluppare nuove terapie”. All’inizio del mese di febbraio all’ospedale Spallanzani di Roma è stato isolato il virus del ceppo cinese. Pochi giorni dopo al nosocomio Sacco di Milano quello dei pazienti di Codogno. Al San Raffaele, invece, il virus del ceppo milanese è stato prelevato dai pazienti provenienti appunto dal capoluogo. L’agente è stato poi subito trasferito in coltura.

I cugini del coronavirus

È qui che i ricercatori hanno notato la crescita veloce ed efficiente del ceppo milanese del Sars-CoV-2 (questo il nome scientifico di quello che si conosce meglio come coronavirus o Covid-19). I medici stanno confrontando l’agente con alcuni “parenti”. Cugini come il virus Sars. La conclusione è stata che quest’ultimo risulta essere più lento rispetto al Covid-19. Il direttore del Laboratorio del San Raffaele ha ipotizzato anche la realizzazione di una “biobanca italiana”. Ciò agevolerebbe le future operazioni di isolamento e faciliterebbe il lavoro dei ricercatori che avrebbero a disposizione una grande mole di dati. Lo scopo ultimo è sviluppare cure e terapie come vaccini e farmaci antivirali.