Coronavirus, l’appello di Silvio Brusaferro: “Nessuno è immune”

Il presidente dell'Istituto superiore di sanità

L’appello agli italiani di Silvio Brusaferro sul coronavirus: “È importante che nessuno si senta immune e ognuno si senta coinvolto nell’adottare misure che aiutino a contenere i contagi”. Il numero uno dell’Iss si è rivolto agli italiani sulla situazione attuale: “Siamo partiti da una fase epidemica localizzata in due aree distrette che erano Lombardia e Veneto. La mobilità dei cittadini ha portato molte altre regioni ad avere piccoli focolai nati da contatti con le zone lombarde e venete”. Infatti non sono importanti sole le misure di contenimento ma anche come ci si “comporta”.

Coronavirus, l’appello di Silvio Brusaferro

Riguardo ai deceduti, il 15,5% presentava 0 o 1 patologia, il 18,3% soffriva di 2 patologie e il 67,2% presentava 3 o più patologie. Dunque 7 morti su 10 avevano già un quadro clinico molto complicato.

Anche se preliminari, questi dati confermano le osservazioni fatte fino a questo momento nel resto del mondo sulle caratteristiche principali dei pazienti in particolare sul fatto che gli anziani e le persone con patologie preesistenti sono più a rischio – dichiara Brusaferro -. Si tratta di persone molto fragili, che spesso vivono a stretto contatto e che dobbiamo proteggere il più possibile“.

In precedenza il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro era già intervenuto per spiegare tutte le misure adottate per contenere il più possibile l’epidemia di Coronavirus.

  • Coronavirus, scienziati: "Bassi rischi con la regola dei 6 secondi"
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    Coronavirus, scienziati: "Bassi rischi con la regola dei 6 secondi"

    Quando non si possono rispettare le distanze di sicurezza consigliate per evitare il contagio da coronavirus, è importante non superare la soglia dei sei secondi di vicinanza. E' quanto sottolineano il professore di chimica e genomica Joshua D. Rabinowitz e la ricercatrice Caroline R. Bartman che, in un lungo editoriale sul New York Times, si occupano di un aspetto di questa pandemia finora poco approfondita, ovvero "l'importanza della quantità virale" a cui si è esposti.  "Come per qualsiasi altro veleno, i virus sono di solito più pericolosi in quantità maggiori. Piccole esposizioni iniziali tendono a portare a infezioni lievi o asintomatiche, mentre dosi più grandi possono essere letali" spiegano i due studiosi, aggiungendo che "non tutte le esposizioni al coronavirus sono uguali". "Entrare in un edificio per uffici in cui è stato qualcuno infetto, non è pericoloso come stare seduto accanto a quella persona infetta per un'ora sul treno. Questo può sembrare evidente, ma molte persone non fanno questa distinzione. Dobbiamo concentrarci maggiormente sull'evitare le infezioni con grandi cariche virali", poiché "la carica virale influisce sulla gravità della malattia", affermano. Da qui, l'importanza del distanziamento sociale e delle misure di igiene. "Le persone dovrebbero fare molta attenzione alle esposizioni ad alte cariche virali, che hanno maggiori probabilità di verificarsi durante le interazioni ravvicinate con una persona infetta, come ad esempio durante gli incontri per un caffè, i bar affollati o quando si visita la nonna nella sua stanza o ci si tocca il viso dopo essere stato in contatto con grandi quantità di virus. Le interazioni con le persone infette sono più pericolose al chiuso e a distanza ravvicinata e la dose aumenta con il tempo di esposizione. Per le interazioni rapide, che non rispettano la regola di mantenere 2 metri di distanza, come quando si paga una cassiera al supermercato, dovrebbero essere brevi e si dovrebbe cercare di rimanere sotto i 2 metri per soli sei secondi". "Allo stesso tempo - sostengono i due ricercatori - dobbiamo evitare reazioni di panico esagerate alle esposizioni a basse dosi. Gli indumenti e gli imballaggi per alimenti che sono stati esposti a una persona infetta sembrano presentare un rischio basso. Le persone sane che stanno insieme in un supermercato o in ufficio corrono un rischio tollerabile, purché prendano precauzioni come indossare maschere chirurgiche e prendere le distanze dalle persone". I due studiosi concordano sul fatto che "un confinamento totale della società è il modo più efficace per fermare la diffusione del virus, ma è una misura costosa sia economicamente che psicologicamente. Quando la società torna alla normalità, le misure di riduzione del rischio come il mantenimento dello spazio personale e il lavaggio delle mani saranno essenziali per ridurre le infezioni con elevate cariche virali. I luoghi ad alto rischio per l'esposizione a carichi elevati, ad esempio stadi e sedi di convegni, dovrebbero rimanere chiusi. I servizi essenziali ma rischiosi, come i trasporti pubblici, devono continuare a funzionare, ma le persone devono adottare misure di sicurezza come indossare maschere, tenersi a distanza e non viaggiare mai se hanno la febbre". "Adesso è tempo di stare a casa. Speriamo che sia un breve periodo. Quando ricominciamo a uscire insieme, facciamolo con consapevolezza, ora che conosciamo l'importanza della carica virale", concludono.

  • Politi (Iene): "Io ancora positivo dopo 30 giorni, ne bastano 15 per uscire?"
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    Politi (Iene): "Io ancora positivo dopo 30 giorni, ne bastano 15 per uscire?"

    Un comunicato e un video sul sito delle Iene raccontano la storia della "iena" Alessandro Politi che si è ammalata di coronavirus, e che trenta giorni dopo è ancora positiva al test anche se i sintomi sono scomparsi quasi subito. “Quanti potrebbero essere positivi e non saperlo senza il test?” si chiede Politi. E soprattutto, "bastano davvero 15 giorni d’isolamento per poter uscire di casa?".  Racconta la iena colpita da covid-19: “Ho avuto febbre e tosse per pochi giorni, poi mi sono sentito bene. Ma dopo un mese il mio tampone è ancora pienamente positivo”. La redazione delle Iene ricorda come il programma di Mediaset sia fermo ormai da un mese, "dopo che uno di noi è stato contagiato dal coronavirus. Il nostro collega che si è ammalato è - per l'appunto - la Iena Alessandro Politi, che approfondisce un tema molto importante: sono davvero sufficienti quindici giorni di isolamento dalla fine dei sintomi per poter tornare a uscire di casa? Ecco il racconto di Politi in un video. “Il 5 marzo mi sono svegliato con un forte mal di testa, febbre alta e un po’ di tosse”, racconta la Iena. “In quel momento non c’erano ancora i decreti di chiusura. Provo in tutti i modi a farmi fare un tampone, anche se non vogliono farmelo perché non ho una sintomatologia così grave. Comunque in ospedale spiego che sono un giornalista e sono stato in diretto contatto con tante persone e colleghi”.  La preoccupazione di Alessandro Politi era soprattutto per tutti coloro che potevano entrare in contatto con Le Iene e lo staff, come ad esempio gli intervistati che, considerato il periodo, potevano anche trovarsi in ospedale. Dopo un po’ di titubanza il personale accetta e l’esito del tampone è chiaro: positivo al COVID-19, l’ormai famoso coronavirus. “La cosa sorprendente - continua Politi - è che la sera stessa con una tachipirina la febbre è passata, il giorno successivo avevo meno sintomi e al terzo giorno non avevo più niente”, racconta la nostra Iena Alessandro Politi. “Se non avessi fatto il tampone, avrei pensato di avere un’influenza”. Passato il periodo obbligatorio di quarantena, è il momento di rifare il test: per essere considerati guariti, infatti, servono due tamponi consecutivi negativi. “Io stavo bene, ma dopo 17 giorni ero ancora pienamente positivo”. “Passano altri dieci giorni e il 3 aprile - insiste Politi - cioè l’altroieri, faccio un altro tampone”, racconta la Iena. “Ormai è quasi un mese che sono senza sintomi, ma l’esito è sempre lo stesso: pienamente positivo. Ho chiesto se è normale, i medici hanno ipotizzato che potrei aver preso una carica virale più aggressiva. Il mio corpo fortunatamente la sta gestendo bene ma ci vuole più tempo per debellarla”. E’ qui che ad Alessandro Politi sorge un dubbio: “Perché le istituzioni permettono a persone che hanno avuto i miei stessi sintomi di uscire di casa dopo 15 giorni” senza aver ricevuto un tampone? “Quante persone potrebbero essere a lavorare con il rischio di diffondere il virus?”.  Le Iene ricordano che fino a poco tempo fa "alle persone con sintomi lievi come Alessandro Politi il tampone non veniva proprio fatto, ma si doveva ’solo’ rispettare la quarantena alla fine della sintomatologia. E chi è stato a contatto diretto con un malato, a meno di casi eccezionale, non riceve alcun tampone in assenza di segni della malattia: unica prescrizione, l’isolamento". "Come si è deciso che i quindici giorni siano sufficienti, se io - conclude la iena Politi - dopo trenta giorni sono ancora positivo? Non è che forse il contagio tarda a fermarsi anche per questo motivo?”.

  • 'Ballo della bara' su social Policlinico, il web protesta
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    'Ballo della bara' su social Policlinico, il web protesta

    "Dal 3 marzo al 28 marzo abbiamo tristemente riscontrato e segnalato all'Istituto Superiore di Sanità 98 decessi per Covid Solo nelle ultime 24 ore sono stati 11 i decessi, record in negativo da inizio emergenza. C'è il sole? Bene... Fossimo in noi medici, infermieri e oss staremmo a casa se potessimo. E non in prima linea, per voi, qui al San Martino". E' quanto scrive in un post condiviso su Facebook l'ospedale Policlinico San Martino di Genova, condividendo un fermo immagine di un video virale con il 'Coffin dance', il ballo della bara: un'immagine che ha creato numerose proteste sul web.  A non piacere è stata soprattutto l'origine dell'immagine, un video tornato alla ribalta sul web in queste settimane di emergenza e risalente ad un vecchio servizio nel quale si mostra l'usanza presunta, che sarebbe riferita al Ghana, di far ballare le bare durante le cerimonie funebri. Già diffusissimo in rete dov'era diventato un meme: montato in sequenza dentro a 'compilation' di scene che mostrano challenge o immagini estreme come ad indicarne il 'dopo', l'esito violento o tragico e il 'risultato': il video con le bare fatte danzare dagli addetti funebri in Ghana. "Il messaggio lo capisco, ma la foto viene da un filmato che sdrammatizza un evento per noi drammatico come un funerale", scrivono lamentando il tono aggressivo e la mancanza di ironia. "Ditemi che è uno scherzo vi prego" e, ancora, "noi stiamo a casa, ma voi evitate queste immagini". "Qualcuno ha capito il senso di quella foto?" si chiedono in molti, mentre il post si riempie di ora in ora di commenti tra cui anche quello di un'infermiera che non ha dubbi: "Io ci lavoro in ospedale e mi dissocio".  "Ci sono circa un miliardo di modi - scrive un utente sotto il post - per ottenere visibilità per passare un messaggio di sensibilizzazione. Avete scelto una foto che sì ha ottenuto visibilità ma che non sensibilizza nulla". "Noi stiamo a casa - si legge in un altro commento - ma voi evitate di fare ironia sulla pelle delle persone che non ci sono più. Siete un Ente Pubblico, non la chat degli amici del pub". C'è chi poi difende l'iniziativa, scrivendo: "Visto il dilagante analfabetismo funzionale, è l'immagine giusta a far recepire il messaggio alla massa. La trovo semplicemente geniale". E poi chi sottolinea:"sommessamente mi permetto di farvi notare che migliaia di persone non possono nemmeno salutare i propri cari. Non parliamo poi di un funerale...! Magari veicolare il messaggio diversamente e non con una foto di funerale, in questo momento, sarebbe più opportuno". Si tratta del secondo post 'shock' dell'ospedale San Martino. Il primo era stato postato alcune settimane fa e mostrava una paziente appena estubata in terapia intensiva che mostra i pollici alzati accanto a due operatori sanitari, e sotto la scritta: "Volete trovarvi nelle condizioni di questa paziente? No? E allora statevene a c.a.s.a! Perché diversamente l’unica corsa che farete sarà verso il reparto di rianimazione". Sul caso è poi intervenuto il responsabile dell'Ufficio stampa del policlinico San Martino con un post su Facebook."Mi assumo ogni responsabilità - scrive - circa quanto pubblicato, sia il 20 marzo scorso, sia nella giornata odierna. Accetto le inevitabili critiche ma sono azioni che rifarei, nelle vesti di Responsabile dell'Ufficio Stampa del Policlinico, figlio di una paziente Covid positiva, di 74 anni, che sta trascorrendo diligentemente la sua quarantena a domicilio dopo essere stata fortemente sintomatica per 10 giorni. Non siamo mai stati così decisi, nell'agire verso questa direzione, non ho mai voluto in questa maniera mancare di sensibilità e di rispetto verso chi è deceduto a causa della malattia e dei loro familiari, tra cui conoscenti qui al Policlinico". "L'immagine - prosegue - postata sulla pagina Facebook dell'Ospedale è, in gergo, un frame di un video 'virale' tra la popolazione più giovane, quella che volevamo raggiungere e lo abbiamo fatto: porta sotto i riflettori la sottile linea di demarcazione che separa gli atteggiamenti stupidi, irrazionali, irresponsabili dalla morte. La stessa a cui si rischia di andare placidamente incontro se non si rispettano le disposizioni governative e gli accorati e continui appelli di chi si sta facendo in quattro, senza orari, per permettere ai cittadini di tornare alla vita di tutti i giorni. A me, noi del Policlinico non interessa la conta di like, commenti e condivisioni record ottenuti con questa azione, interessa diminuire l’unica conta che scandisce oramai le nostre giornate al Policlinico, quella dei decessi. Possibile solo attraverso comportamenti civili, a cui noi richiamiamo con forza e vigore. Anche così".

  • Coronavirus, i dati regione per regione
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    Coronavirus, i dati regione per regione

    I positivi sono oggi 91.246

  • COVID-19, ipotesi farmaco anti-diabete: la nuova scoperta
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    COVID-19, ipotesi farmaco anti-diabete: la nuova scoperta

    C'è una nuova strada con cui il coronavirus invade l'organismo. Ecco la ricerca statunitense.

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    Meloni: poche settimana rischio stop approvvigionamenti agricoli

    "Contro voucher furia ideologica della sinistra. E Bellanova propone sanatoria immigrati"

  • Covid-19, al supermercato regola dei 6 secondi per evitare il contagio
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    Covid-19, al supermercato regola dei 6 secondi per evitare il contagio

    Secondo alcuni studiosi per evitare il contagio da Covid-19 è importante non superare la soglia dei sei secondi di vicinanza.

  • Fiorello: "Chiese aperte a Pasqua? Si può pregare ovunque"
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    Fiorello: "Chiese aperte a Pasqua? Si può pregare ovunque"

    "Secondo me potrebbe essere un errore. Non è che uno voglia negare il diritto di culto, ma non credo che Dio, nostro Signore, che accetti le preghiere solo da chi esce di casa e va in chiesa, perché se io sono credente e voglio pregare, secondo voi, Dio dice che 'e no, se preghi a casa tua la tua preghiera non mi piace, devi pregare in chiesa?' Ma quando? Se io a casa ho un crocifisso e mi metto così, anche qui in cucina, e prego, ma non è la stessa cosa?". Così Rosario Fiorello, in una diretta Twitter, si è espresso sulla questione sollevata dal leader della Lega Matteo Salvini di aprire le chiese a Pasqua. "Voglio dire, i musulmani ad esempio, se non possono andare in Moschea pregano in qualsiasi posto - ha detto ancora lo showman - Si inginocchiano, mettono il tappetino per terra, si rivolgono verso la Mecca e pregano. Se sono credente, un fedele, Dio non ti viene a dire che devi venire in chiesa, puoi pregare in bagno, in cucina, in salotto, da qualsiasi parte, non c'è bisogno che ti metta elegante e vada in chiesa perché è Pasqua. Ci sono già tanti vescovi e preti contagiati, ma stiamo scherzando? E non c'entrano i supermercati, i tabaccai aperti - conclude - in Chiesa che fai, entri uno alla volta?".

  • Sala a Salvini: "Vuoi chiese aperte? Chiedi a Fontana e Zaia"
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    Sala a Salvini: "Vuoi chiese aperte? Chiedi a Fontana e Zaia"

    "Se tu vuoi veramente arrivare a fare riaprire le chiese come dici e se lo dici non solo per fare un titolo su un giornale allora devi fare una cosa molto chiara: chiedere alla Lombardia o al Veneto che governi di fare un'ordinanza in questo senso. Altrimenti siamo sempre alle parole e non ai fatti". Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si rivolge in un video su Facebook al leader della Lega Matteo Salvini.  "Non vedo l’ora che la scienza e anche il buon Dio, perché la scienza da sola non basta, sconfiggano questo mostro per tornare a uscire. Ci avviciniamo alla Santa Pasqua e occorre anche la protezione del Cuore Immacolato di Maria", ha detto Salvini ieri a L'Intervista di Maria Latella su Sky TG24. Comunque Sala "non si dice d'accordo" con la proposta di Salvini. "In questi momenti credo che la fede possa e deve essere un fatto personale e privato", aggiunge.

  • L'affitto ai tempi del COVID-19: come fare per alleggerirlo
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    L'affitto ai tempi del COVID-19: come fare per alleggerirlo

    Inquilini e proprietari di casa possono accordarsi per una riduzione del canone di locazione

  • Covid-19, autotrasportatore positivo si mette in viaggio per l’Italia
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    Covid-19, autotrasportatore positivo si mette in viaggio per l’Italia

    In attesa del risultato del tampone, un autotrasportatore originario di Padova è salito a bordo del suo camion, mettendosi in viaggio per l'Italia.

  • A Roma controlli fino a tarda notte: 79 illeciti. Anche una festa
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    A Roma controlli fino a tarda notte: 79 illeciti. Anche una festa

    Anche oggi sorveglianza rafforzata

  • Fratelli ricoverati per coronavirus, uno dei due non ce l’ha fatta
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    Fratelli ricoverati per coronavirus, uno dei due non ce l’ha fatta

    Entrambi ricoverati dopo aver contratto il coronavirus, uno di loro purtroppo non ce l'ha fatta

  • Coronavirus, sindaco Messina: "Schiererò mio esercito, da qui non si passa"
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    Coronavirus, sindaco Messina: "Schiererò mio esercito, da qui non si passa"

    Nuova ordinanza per il passaggio sullo Stretto di Messina firmata dal sindaco Cateno De Luca. "Lamorgese e Musumeci se ne facciano una ragione, da mercoledì si passa solo se registrati alla banca dati comunale, chi viola sarà rispedito indietro", annuncia. Con l’ordinanza contingibile e urgente di oggi l’Amministrazione De Luca "introduce il sistema di prenotazione on line all’indirizzo www.sipassaacondizione.comune.messina.it per chiunque voglia oltrepassare lo Stretto e raggiungere la Sicilia". "Le disposizioni saranno attive da mercoledì 8 aprile. Tale ordinanza sindacale è stata comunicata al Presidente del Consiglio, ai Ministri dell’Interno, della Salute, delle Infrastrutture, a Presidente della Regione Siciliana, al Prefetto e Questore di Messina, alle forze dell’ordine, alle compagnie di navigazione sullo Stretto e a tutti i Sindaci siciliani", si legge in una nota. "Da adesso, sullo Stretto si passa alle nostre condizioni. Mi sono stancato di implorare il Governo nazionale e regionale affinché si introduca un database che permessa l’accesso controllato in Sicilia. Non è possibile continuare a fare i sordi a delle richieste sensate. A loro gli dico: basta con gli sbarchi indiscriminati. Da mercoledì prossimo, a Messina non si entra più senza un nostro Nulla Osta - dice - Me ne frego se il Ministro dei Trasporti o il Viminale non agiscono, me ne frego se il Presidente Musumeci rifiuta ogni mio invito ad adottare, per il bene dei suoi corregionali, un sistema di controllo capillare e verificabile. Non vogliono agire? Lo faccio io. Sul mio territorio, le modalità di accesso le stabilisco io. Schiererò il mio esercito e bloccherò il transito se non in linea con la nostra ordinanza".  "Dico basta alle prese in giro istituzionali. Quando sono stato attaccato dal Ministro Lamorgese, mentre con la mia polizia municipale sullo Stretto bloccavo gli irregolari, dov’era Musumeci, il quale non faceva e continua a non fare nulla per regolarizzare il passaggio sullo Stretto? Da adesso, chi non rispetta queste procedure non potrà attraversare il territorio comunale, sarà sanzionato e rispedito indietro”.  Chi arriva dal porto di Messina, "sia a piedi che su mezzi di trasporto, deve registrarsi almeno 48 ore prima dell’orario di partenza, al sistema di registrazione on line www.sipassaacondizione.comune.messina.it. Chiunque voglia oltrepassare lo Stretto dovrà dunque inserire in tale sistema informatico i propri dati personali, autorizzando il comune a trattarli per i controlli; inserire le motivazioni dello spostamento, con in allegato la documentazione a supporto, dichiarare di aver informato il sindaco del comune di destinazione dove osservare il periodo di quarantena". "In seguito, si attenderà che dal comune di Messina, previa valutazione, sia rilasciato il Nulla Osta del Sindaco si legge in una nota - Per i pendolari la registrazione è richiesta solo la prima volta. A tali viaggiatori sarà consegnato un code-pass con il quale potranno imbarcarsi anche per le volte successive, senza ulteriori registrazioni o prenotazioni".

  • Lecce, arrestato medico che ha preso a calci anziano paziente
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    Lecce, arrestato medico che ha preso a calci anziano paziente

    E' stato arrestato dai carabinieri il medico di base di Calimera, in provincia di Lecce, che l'altro ieri pomeriggio ha picchiato un suo paziente anziano. Ora si trova ai domiciliari. L'anziano è ricoverato nell’ospedale ‘Vito Fazzi’, con una prognosi di 25 giorni. Ha riportato una vasta ecchimosi al volto e la frattura di alcune costole. Il medico di medicina generale, oltre a schiaffeggiarlo e spintonarlo fino a farlo cadere a terra, gli ha rifilato alcuni calci anche quando la vittima era a terra. Solo l'intervento di una donna ha evitato conseguenze peggiori. La scena è stata ripresa con un telefonino da due persone che erano in un'auto. Nei confronti del medico i militari della Stazione di Calimera hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Tribunale di Lecce - Ufficio gip, a firma di Giulia Proto, su richiesta della Procura della Repubblica. Il medico deve rispondere del reato di lesioni personali aggravate. L'anziano gli aveva chiesto spiegazioni in merito a una prescrizione medica per una visita ortopedica che doveva eseguire.  I militari dell’Arma hanno acquisito il filmato video che riprendeva l’accaduto e hanno ascoltato a verbale le persone presenti. La denuncia dell’anziano è stata formalizzata ai militari che si sono recati in ospedale dove è stato medicato e poi ricoverato.

  • La vita dopo il lockdown: Italia parzialmente riaperta, come sarà
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    La vita dopo il lockdown: Italia parzialmente riaperta, come sarà

    Il ritorno alla normalità è ancora lontano, quando il fattore R0 sarà prossimo allo zero il paese riaprirà parzialmente

  • Maturità 2020, tutti ammessi: due ipotesi per l'esame
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    Maturità 2020, tutti ammessi: due ipotesi per l'esame

    "Abbiamo previsto due scenari che garantiscano un esame di maturità serio, come sempre abbiamo sempre detto, malgrado le ricostruzioni fantasiose". Sono le parole della ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, a Che tempo che fa. "Gli scenari per l'esame di maturità sono due. Un'ipotesi, se si tornasse in classe entro il 18 maggio, prevede l'esame con commissione tutta interna e presidente esterno. La prova nazionale di italiano sarà gestita dal ministero dell'Istruzione, la seconda prova sarà preparata dalla commissione interna perché dobbiamo garantire prove aderenti al percorso di apprendimento", afferma. "Se non si tornasse a scuola, gli esami saranno con un'unica prova orale. Faccio un appello agli studenti: stiamo chiedendo responsabilità a tutto il paese. Gli studenti che faranno l'esame di stato sono cittadini che votano, chiedo responsabilità anche a loro. E' importantissimo che studino e facciano bene, la loro serietà è necessaria", dice ancora. "Gli studenti saranno ammessi, ma essere ammessi non significa essere promosso all'esame. Noi con la didattica a distanza, che ha ottenuto risultati importanti, non abbiamo la matematica certezza di essere arrivati al 100% degli studenti, che vanno tutelati: va data a tutti la possibilità", dice. Se non si torna a scuola, per l'esame di terza media "gli studenti presenteranno un elaborato e saranno sottoposti allo scrutinio finale".

  • Non rispetta norme anti-epidemia, Corona diffidato dalla Questura
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    Non rispetta norme anti-epidemia, Corona diffidato dalla Questura

    Il re dei paparazzi ha ricevuto più volte il suo personal trainer in casa

  • Gallera: "In Lombardia dati confortanti, a Milano più sforzi"
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    Gallera: "In Lombardia dati confortanti, a Milano più sforzi"

    "Continuano a essere dati confortanti ma alcuni elementi ci devono far mantenere alta la guardia". Così l’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, nella consueta diretta Facebook per fare il punto sull’emergenza sanitaria Covid-19, facendo sapere che Milano preoccupa e lì lo sforzo deve essere più determinato. Sale a quota 50.445 il numero dei contagiati da coronavirus in Lombardia, +1.337 in un solo giorno. I i decessi sono in tutto 8.905, +249 rispetto a ieri. "E' un numero spaventoso - ha detto Gallera - che sappiamo riferito alle persone positive decedute, ma il numero è sicuramente più ampio e coinvolge persone nelle Rsa e sul territorio. Questa ondata ha avuto un effetto letale sulle persone più fragili ed esposte, è la drammatica e cruda verità del coronavirus, di cui ci ricorderemo per molto tempo".  I decessi, ha sottolineato Gallera, "si sono ridotti ma non in maniera significativa, il dato non ha un'inversione tendenza ma indubbiamente è un elemento che terremo monitorato nei prossimi giorni".Tutto sommato quindi "continuano a essere dati confortanti ma alcuni elementi ci devono far mantenere alta la guardia" ha spiegato Gallera. Il numero di tamponi complessivi, ha aggiunto l'assessore, cresce da 6.826 a 8107 di oggi "significa che stiamo facendo più tamponi anche a operatori sanitari, operatori medicina generale e Rsa" ha ribadito.  Anche il numero di ricoverati è cresciuto di "sole" 7 unità, arrivando a 11.009. "Significa - ha detto Gallera - che si fanno più tamponi e si trovano più positivi". In terapia intensiva si registrano invece 1.317 casi, -9 rispetto a ieri, "un dato che ci dà un segno importante sull'andamento della diffusione del virus". Cresce anche il numero dei dimessi, che sono 28.224 in totale, +184 rispetto a ieri. Tocca quota 11.230 (+411 in 24 ore) il numero di contagi da coronavirus nella provincia di Milano, di cui 4.533 a Milano città (+171), fa sapere ancora l'assessore osservando: "Mentre a Bergamo e Brescia si sono quasi fermati i contagi, a Milano continuano a salire, stabilizzarsi, salire". "A Milano non abbiamo ancora dato un netto indirizzo a questa linea - ha aggiunto - E' preoccupante, è un dato che non ci fa ancora stare tranquilli". "o sforzo a Milano deve essere più determinato nel non uscire o nell'uscire, se necessario, assolutamente protetti per evitare di infettare o di essere infettati. Ai milanesi chiedo maggior determinazione", ha sottolineato.A Bergamo il numero dei positivi al coronavirus è di 9.712 (+124), a Brescia 9.340 (+160), a Como 1.384 (+65), a Cremona 4.233 (+79), a Lodi 2.255 (+17), a Lecco 1.678 (+50), nella provincia di Monza e Brianza 3.046 (+111), a Mantova 2.044 (+63), a Pavia 2.619 (+120), a Sondrio 591 (+28) e a Varese 1.191 (43). "Da domani iniziamo a ricoverare i primi pazienti all'ospedale in Fiera" Milano, "sono 53 posti letto. Abbiamo già le prime équipe di medici coordinati dal dottor Stocchetti e dal professor Pesenti che saranno operativi presso l'ospedale in Fiera", fa sapere ancora Gallera ricordando che "siamo ancora in una fase importante e molto critica". "Non facciamo l'errore ancora una volta di sottovalutare l'esempio della Cina - ha affermato - che ha avuto un dramma di cui prima o poi conosceremo le vere entità e sta tornando ad avere un alto numero di casi. Purtroppo col cornavirus non potremo dire tra 10 giorni 'basta, torniamo a fare lo spritz sui Navigli'. Per un po' di tempo non sarà così". "Aver fatto l'ordinanza sulle mascherine - ha concluso - è perché oggi dobbiamo tutelare noi stessi e gli altri. Non è un messaggio disorientante ma molto forte e mette la salute dei cittadini al centro di ogni politica pubblica. E' più forte rispetto a qualche critica, che può arrivare, perché a noi è a cuore preservare ognuno dei nostri concittadini".

  • Nipote di Bob Kennedy dispersa in mare col figlio
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    Nipote di Bob Kennedy dispersa in mare col figlio

    Sospese le ricerche della nipote di Robert Kennedy, la 40enne Maeve Kennedy Townsend McKean, e del figlio Gideon di 8 anni. Ieri è stato il governatore del Maryland, Larry Hogan, a dare notizia della tragedia. Si ritiene che madre e figlio siano dispersi da giovedì sera in mare dopo essere saliti su una canoa nella baia di Chesapeake, vicino Annapolis. La Guardia Costiera, che aveva ricevuto la segnalazione di "due persone che cercavano di tornare a riva su una canoa", ha annunciato la fine delle ricerche iniziate giovedì stesso. Secondo le prime notizie madre e figlio erano saliti sulla canoa per recuperare una pallone finito in mare. L'imbarcazione è stata trovata vuota. La Guardia Costiera ha fatto sapere che le ricerche sono state effettuate in mare, via terra e dall'alto su un'area complessiva di 5.887 km per oltre 26 ore di attività. E' stato "fatto di tutto per ritrovarli", hanno detto dal Maryland.

  • Ambasciatore cinese: "Gli aiuti? Siamo amici, vogliamo salvare vite"
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    Ambasciatore cinese: "Gli aiuti? Siamo amici, vogliamo salvare vite"

    di Maria Grazia Napolitano Nessuna geopolitica delle mascherine, l'Italia è un Paese amico e la Cina vuole aiutarla a salvare vite nell'emergenza coronavirus. L'ambasciatore cinese a Roma, Li Junhua, risponde così alle accuse secondo cui Pechino starebbe inviando mascherine e personale sanitario all'Italia, ma anche ad altri Paesi, in un tentativo di ampliare la propria sfera d'influenza nel mondo. "Non sono assolutamente d’accordo con questa visione - dice l'ambasciatore in un'intervista all'Adnkronos - L’ epidemia ci mostra chiaramente che il virus non conosce confini nazionali, non distingue tra Nord, Sud, Est o Ovest. Nessun Paese può affrontarlo da solo, soltanto unendo le forze è possibile vincere questa sfida". Dunque, spiega il diplomatico, "dal mio punto di vista, gli aiuti della Cina all’Italia si basano su due considerazioni: l’importanza della vita e dell’amicizia". "Con l’aggravarsi dell’epidemia in Italia, tutto il Paese, dai vertici alle persone comuni, si sta adoperando per la prevenzione e il contenimento, e per curare e salvare i malati- continua l'ambasciatore Li - Innumerevoli medici e infermieri stanno lavorando senza sosta, giorno e notte, e hanno già salvato moltissime vite, con grande sacrificio. La vita è la cosa più importante al mondo. La nostra stima per tutto il personale medico-sanitario è immensa". In questo contesto di difficoltà, "la Cina ha teso la mano all’Italia: lo ha fatto, in primo luogo, nella speranza di salvare più vite umane e di guarire il maggior numero possibile di malati. In secondo luogo, ha agito nel rispetto della tradizione di aiuto reciproco nel momento del bisogno, che lega i due Paesi". "La Cina non ha dimenticato che l’Italia, dopo il terremoto che ha colpito Wenchuan nel 2008, ha inviato una squadra medica di soccorso - ricorda l'ambasciatore - E non ha dimenticato neanche il sostegno ricevuto dal governo e dal popolo italiano quando, due mesi fa, eravamo noi nel momento più difficile della lotta contro l’epidemia. Credo che la cooperazione tra Cina e Italia nell’affrontare l’emergenza sanitaria incarni pienamente “l’amico certo si riconosce nella sorte incerta”, e mostri come la vita non abbia prezzo, e l’amicizia sia imperitura. Nulla a che vedere con la cosiddetta geopolitica”. ACCUSE USA - Le accuse dell'intelligence americana secondo cui Pechino avrebbe falsificato i dati sui contagi da coronavirus in Cina sono "inaccettabili, noi siamo sempre stati trasparenti": l'ambasciatore respinge con forza le accuse arrivate nei giorni scorsi dagli Stati Uniti, dove "una minoranza di politici" continua a "gettare fango sul nostro impegno, ma la realtà vince sui millantatori".  "Non possiamo assolutamente accettare queste accuse. Dallo scoppio dell’epidemia, la Cina ha sempre avuto un atteggiamento aperto, trasparente e responsabile; ha prontamente fatto rapporto all’Organizzazione mondiale della sanità e a tutti i Paesi; ha condiviso in primo tempo le informazioni in merito alla sequenza genica del virus - rivendica l'ambasciatore - Per fermare la crisi epidemiologica, abbiamo emanato misure di contenimento e di prevenzione il più possibile rigide ed estese".  "Grazie a un grande impegno, molto sofferto, oggi la diffusione dell’epidemia all’interno della Cina si è fondamentalmente arrestata, e si assiste a un miglioramento nell’andamento della prevenzione e del contenimento – continua - Vorrei evidenziare che la Cina sta continuando a divulgare pubblicamente i dati dettagliati e corretti in merito all’epidemia, e a condividere con gli altri Paesi, senza alcuna reticenza, le informazioni relative alla prassi clinica per la lotta al virus".  "Di fronte a questa crisi, i popoli di tutti i Paesi sperano di vedere una maggiore cooperazione e di assistere a una reazione congiunta. Quello che ci dispiace - lamenta l'ambasciatore - è vedere una minoranza di politici e di istituzioni di un certo Paese adoperarsi in modo costante per gettare fango sull’impegno cinese nel contrasto all’epidemia. La realtà, però, vince sui millantatori".  Secondo Li, "questi rumori di sottofondo remano controcorrente rispetto all’atmosfera di collaborazione internazionale necessaria per fronteggiare l’epidemia, e non sono d’aiuto al lavoro di contrasto al virus nel Paese stesso. Speriamo che questi politici e organizzazioni, che al momento hanno la mente altrove, possano concentrarsi su un efficace lavoro di contrasto all’epidemia, e sulla cooperazione internazionale, che è l’unica via che ciascun Paese può percorrere per portare a casa quanto prima la vittoria in questa lotta".  USA-CINA - Cina e Stati Uniti "dovrebbero essere uniti nella lotta all'epidemia di coronavirus" e Pechino è pronta a dare "tutto il suo sostegno" agli americani. "Nell’ultimo periodo l’epidemia si è diffusa molto velocemente negli Stati Uniti, che sono diventati il Paese con il maggior numero di casi accertati al mondo. Come questo si possa spiegare scientificamente è una domanda tecnica di cui lascio la risposta agli esperti – sostiene l'ambasciatore - Quello che vorrei invece sottolineare è che il presidente Xi Jinping, nel suo ultimo colloquio telefonico con il presidente Donald Trump, ha affermato di seguire con attenzione e preoccupazione gli sviluppi dell’epidemia negli Stati Uniti e di aver preso atto delle misure politiche adottate da Trump".  "Il popolo cinese spera davvero che gli Stati Uniti possano riuscire a contenere quanto prima l’espandersi dell’epidemia e ridurre le perdite umane – afferma - Nella situazione attuale, Cina e Stati Uniti dovrebbero essere uniti nella lotta all’epidemia. La Cina è disponibile a continuare, senza reticenza, a condividere informazioni ed esperienze con la controparte americana. La Cina comprende bene le difficoltà in cui gli Stati Uniti versano, ed è disponibile a fornire tutto il sostegno nelle sue possibilità". ECONOMIA - La pandemia di coronavirus ha conseguenze importanti sull'economia mondiale, ma l'impatto su quella cinese "è sotto controllo e di breve periodo". L'ambasciatore si dice "fiducioso" sulle possibilità di ripresa, dopo l'allarme dei giorni scorsi della Banca mondiale, sul rischio che la crescita cinese possa arrestarsi, con conseguenze per tutto il mondo. "Innegabilmente, quest’epidemia genera un’influenza negativa sull’economia mondiale: l’economia cinese non fa eccezione. Tuttavia di fronte alle avversità è fondamentale mantenere un atteggiamento fiducioso. Ritengo che l’impatto dell’epidemia sull’economia cinese sia sotto controllo e di breve periodo. Il trend positivo nel lungo periodo non è mutato. Attualmente, il governo cinese, stante le misure di prevenzione e contenimento dell’epidemia, ha approvato una serie di politiche per dare impulso alle riapertura delle imprese".  "Ad esempio – elenca l'ambasciatore - le autorità hanno iniettato stimoli nel mercato, garantito una ragionevole e soddisfacente liquidità per il sistema bancario e la stabilità del mercato monetario. Altre misure includono prestiti agevolati alle piccole, medie e micro-imprese; sostegno alle imprese per la ripresa della produzione e la stabilizzazione dei posti di lavoro; ulteriore facilitazione al commercio internazionale e un miglioramento dell’ambiente di business nazionale". "Sono queste alcune delle misure che ci stiamo impegnando a implementare – spiega - Secondo le stime, nei primi due mesi di quest’anno la Cina ha ridotto le entrate fiscali di circa 56,8 miliardi di dollari. Hanno già ripreso l’attività il 98,6% delle aziende cinesi di grandi dimensioni e il 76% delle piccole e medie imprese. Nel mese di marzo, l’indice Pmi manifatturiero ha raggiunto il 52%. Siamo pienamente fiduciosi della capacità di ripresa dell’economia post-epidemia; al contempo, continueremo a intraprendere sempre di più misure focalizzate". "Come è ovvio, però, se vogliamo aiutare l’economia mondiale a uscire da questo momento di difficoltà – sottolinea infine l'ambasciatore - c’è bisogno dell’impegno comune di tutti i Paesi. Come ha affermato il presidente Xi Jinping nel suo intervento al summit straordinario del G20, la Cina continuerà, irremovibile, sulla via della riforme e apertura, e rafforzerà la cooperazione internazionale a tutto campo. Sarà disponibile a intraprendere misure condivise con altri Paesi, ad annullare le barriere al commercio, a sostenere la fluidità del commercio e la stabilità della catena di approvvigionamento globale. Tutto questo al fine di contribuire alla stabilità dell’economia mondiale".

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    Denunciò che gli tossivano addosso sul bus, morto il conducente di Detroit

    Un autista di autobus di Detroit aveva girato un video in cui chiedeva ai passeggeri di prendere sul serio la minaccia del coronavirus. Era sconvolto dopo che una donna aveva starnutito nel bus, proprio vicino a lui, senza prendere precauzioni. Nel video l'uomo aveva chiesto scusa per il suo messaggio pieno di parolacce, ma era preoccupato per sé e per gli altri, e irritato dalla superficialità delle persone.Quattro giorni dopo aver postato il messaggio su Facebook, l'autista è risultato positivo al test. Mercoledì notte, è morto. Adesso il volto di Jason Hargrove, vittima del virus a 50 anni, sta facendo il giro dei media americani. "Dovete prenderla seriamente - denunciava nel video - ci sono persone che muoiono qui". Ora sotto quel post compaiono decine di messaggi di condoglianze di amici e persone che non l'hanno mai conosciuto.Anche il sindaco di Detroit, Mike Duggan, ha voluto rendere omaggio all'autista: "Dovreste guardare tutti il suo messaggio. Hargrove sapeva di svolgere un lavoro a rischio ma nonostante questo non si era sottratto. Qualcuno non ha avuto la stessa attenzione, qualcuno non ha preso questa epidemia sul serio. E ora lui se ne e' andato".

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    "I vaccini ci portano nel futuro, dove la pandemia sarà la normalità"

    "Ciò che stiamo attraversando oggi, la pandemia, sarà la normalità: dobbiamo attrezzarci, dobbiamo prepararci". Bruno Gridelli, uno dei massimi esperti al mondo nei trapianti, spiega all'AGI la filosofia di lavoro che ha condotto alla scoperta fatta dai ricercatori della University of Pittsburgh School of Medicine coordinati dall'italiano Andrea Gambotto e da Louis Falo, ​il cui vaccino contro il nuovo coronavirus Sars-Cov-2 ha superato già la fase della sperimentazione animale e, secondo i primi test, produce anticorpi specifici in quantità ritenute sufficienti a neutralizzare il virus."Si prende una proteina del virus, chiamata spike (la punta), e la si inetta da sola attraverso la pelle: da lì si genera una risposta immunitaria che produce gli anticorpi", che a loro volta fermano l'infezione, spiega con parole volutamente semplici Gridelli, vice presidente del​l'University of Pittsburgh Medical Center (UPMC) e direttore di UPMC Italy. La tecnica adottata per iniettare il vaccino, aggiunge, è "simile a quella che venne utilizzata contro il vaiolo: prevede la scarificazione cutanea attraverso un cerotto con dei micro-aghi".Da due settimane in Sicilia, Gridelli è impegnato a dare avvio all'Ismett, che ha diretto per diversi anni, un reparto speciale con 45 posti letto per pazienti Covid-19. L'UPMC collabora con la Regione Siciliana, aiutandola a procurare mezzi di protezione individuale per gli operatori sanitari acquisiti nell'isola: "Speriamo di essere riusciti a comprare un discreto numero di Dpi", spiega. Quanto al reparto all'Ismett, prosegue, "dovrebbe poter cominciare a lavorare la prossima settimana". Poi si sofferma sul domani, quando la "normalita'" sarà diversa da quella che conoscevamo prima dell'avvento del nuovo coronavirus.L'arma definitiva è il vaccino, non solo contro il Sars-Cov-2 ma anche per combattere e vincere gli altri virus che verranno: "Bisogna produrre rapidamente i vaccini - sottolinea - e produrli rapidamente significa aggiornare le tecniche scientifiche e industriali con partenariati pubblico-privati, poichè il settore pubblico e quello privato isolatamente non sarebbero in grado di farcela. E accelerare i tempi di approvazione".E' un cambiamento radicale di prospettiva, che vedrà la nascita "tra due-tre anni" di un Centro per le Biotecnologie e la ricerca biomedica a Carini, a pochi chilometri dall'aeroporto di Palermo, messo su dalla Fondazione Ri.Med (i cui soci fondatori sono la presidenza del Consiglio, il Cnr, la Regione Siciliana e l'Universita' di Pittsburgh) e da una partnership strategica con l'Ismett: una struttura di circa 25.000 metri quadri (in un'area complessiva di 180.000 mq) in cui troveranno spazio laboratori "necessari per poter lavorare con agenti patogeni infettivi e arrivare a nuovi vaccini". E' una corsa contro il tempo, nel futuro, in cui siamo già entrati. Non del tutto disarmati.