Coronavirus, l’intervista all’infettivologo Giovanni di Perri

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Infettivologo
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Il responsabile delle Malattie Infettive presso l’ospedale “Amedeo di Savona” di Torino, Giovanni Di Perri, ha esaminato l’andamento della pandemia da coronavirus in Italia, alla luce dei dati emersi nel corso della seconda metà del mese di luglio.

Covid, infettivologo Di Perri: “I casi stanno aumentando ma i vaccini ci proteggeranno”

In considerazione dei dati recentemente emersi in relazione alla pandemia in Italia, il responsabile di Malattie Infettive dell’ospedale “Amedeo di Savoia” di Torino, Giovanni Di Perri, ha commentato la quantità di casi di contagio registrati nel Paese confrontandoli con il crollo di decessi e di ricoveri in terapia intensiva e nei reparti ordinari osservato.

In occasione di un’intervista rilasciata a La Repubblica, quindi, il medico ha spiegato: “È il primo atto di ciò che vedremo, della nostra futura convivenza con il virus. Sarebbe stato meglio assistere a questa risalita dei casi positivi con una percentuale più alta della popolazione vaccinata, ma io sono ottimista. I casi cresceranno ancora, ma l’impatto sui ricoveri sarà ridotto, e l’autunno sarà gestibile“.

Covid, infettivologo Di Perri: l’andamento della pandemia in Italia

Riflettendo sull’ipotesi di un’imminente quarta ondata della pandemia in Italia, il responsabile di Malattie Infettive del nosocomio torinese ha ammesso: “I casi stanno crescendo e molto rapidamente. Negli ultimi sette giorni in Piemonte abbiamo avuto l’84 per cento di positivi in più rispetto ai sette giorni precedenti, non vediamo per fortuna la stessa crescita sui ricoveri e sui casi gravi. Il 18 febbraio eravamo nel pieno della salita della terza ondata e avevamo l’85 per cento dei pazienti a casa e il 15 per cento in ospedale; oggi la percentuale è salita al 95 per cento, con meno del 5 per cento dei casi in ospedale. Nel Regno Unito, cinque giorni fa i nuovi casi erano 28mila e i ricoverati 2648. Nella seconda ondata, con 28mila positivi, i ricoverati erano 20mila, sette volte in più. Questo è l’effetto del vaccino“.

A proposito dei pazienti che vengono ricoverati, poi, il professor Di Perri ha raccontato: “Nel mio reparto attualmente ho 12 ricoverati, nessuno in terapia intensiva. Uno ha 33 anni, uno 30, uno 43, uno 47, uno 50. Prima i giovani erano l’eccezione, perché il grosso dei ricoverati aveva 70-80 anni: adesso quelle persone non ci sono perché sono vaccinate e i numeri sono molto piccoli”.

Covid, infettivologo Di Perri: il ruolo fondamentale svolto dai vaccini

L’infettivologo Giovanni Di Perri, inoltre, ha ribadito il ruolo fondamentale svolto dai vaccini anti-Covid, asserendo: “È certo che i vaccini stiano modificando l’andamento della curva dei contagi. È un’equazione a tre passaggi: si infettano i non vaccinati, i non vaccinati sono quasi tutti giovani, i giovani non si ammalano quasi mai. Poi certo abbiamo qualche giovane che sviluppa forme di malattia severa ma lo curiamo e gli ospedali non vanno in emergenza”.

In relazione alla sintomatologia manifestata dopo aver contratto la variante Delta e all’interrogativo circa eventuali differenze con la forma originaria del virus, invece, il professore ha spiegato: “I sintomi sono sostanzialmente analoghi, forse vediamo qualche raffreddore in più, ma direi che non ci sono grosse differenze”.

Secondo l’esperto, ancora, il prossimo autunno “conviveremo con il virus e saremo messi più o meno come ora, anzi meglio perché crescerà ancora la quota di popolazione vaccinata”.

Infine, l’infettivologo si è espresso in merito al pericolo di nuove varianti che potrebbero manifestarsi nel prossimo futuro, dichiarando: “Nella la mia vita professionale mi sono confrontato con le varianti virali. L’Hiv, ed esempio, ha una fortissima capacità di formare mutanti. Per quel che vediamo sul Covid le dinamiche di variante sono abbastanza lente, tutta questa plasticità per cambiare questo virus forse non ce l’ha. Per cui il processo è preoccupante e va vigilato, ma il grande salto verso il mutante diabolico in grado di scavalcare i vaccini, per il momento non mi sembra all’orizzonte – e ha aggiunto –. È verosimile che il Covid diventi come un’influenza. Andrà aggiornato il vaccino anche adattandolo alle varianti”.

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