Coronavirus, l’ipotesi Mario Draghi come premier per il post emergenza

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Mentre il nostro Paese si trova ancora nel pieno dell’emergenza coronavirus, con il presidente del Consiglio Conte che nella serata del 24 marzo ha annunciato nuove sanzioni per chi viola la quarantena, all’interno dei palazzi romani circolerebbero già indiscrezioni su Mario Draghi come prossimo premier che dovrà sostenere l’arduo compito di traghettare l’Italia nel difficile periodo di crisi economica post epidemia. L’ex numero uno della Bce infatti piace a tutti i partiti e ha dalla sua parte il vantaggio di non appartenere a nessuna parte politica.

Coronavirus, l’ipotesi Mario Draghi premier

L’indiscrezioni su Draghi premier è stata illustrata dal giornalista Francesco Verderami sulle colonne del Corriere della Sera, riportando fonti all’interno del Pd che sostengono come nel prossimo futuro si renderà necessario un governo di unità nazionale a causa della forte crisi economica che colpirà il Paese una volta conclusasi l’emergenza. Tra i Dem infatti in molti prospettano un crollo del Pil per il 2020 tra il 5% e il 7%, mentre contemporaneamente in Europa si prevede uno scenario simile alla grande recessione del 2008.

La probabile necessità di prendere decisioni impopolari in uno scenario economico particolarmente drammatico potrebbe mettere a dura prova la tolleranza dell’opposizione nei confronti di un governo politico come quello attualmente in carica. È da questo assunto che Verderami ipotizza la prossima venuta di un premier tecnico che possa mettere in sicurezza sotto il suo ombrello tutto l’arco costituzionale: “A lungo andare il processo di osmosi politica prefigurerebbe uno scenario de dall’unità nazionale porterebbe al governo di unità nazionale”.

L’impossibilità di indire nuove elezioni

Verderami inoltre spiega come la scelta di Draghi premier si renderebbe necessaria a causa dell’impossibilità di indire nuove elezioni nel breve periodo. Con il referendum sul taglio dei parlamentari ancora da svolgere e il seguente ridisegno dei collegi elettorali, le tempistiche probabilmente si allungherebbero così tanto da giungere al periodo noto come semestre bianco della presidenza della Repubblica, in cui il capo dello Stato è impossibilitato a sciogliere le camere.

Con le scarse probabilità che l’attuale governo possa durare fino al 2022, appare dunque inevitabile la possibilità che Mario Draghi salga a Palazzo Chigi. Una scelta che peraltro non troverebbe oppositori dato che Draghi è visto di buon occhio da quasi tutti i partiti, persino da quelli più intransigenti nei confronti delle istituzioni europee come la Lega e Fratelli d’Italia. Draghi venne inoltre proposto presidente del Consiglio da Matteo Renzi già ai tempi del primo governo giallo-verde e dato il suo profilo istituzionale e indipendente potrebbe diventare un’ottimo nome per una futura ascesa al Quirinale.