Coronavirus, l’Italia continua ad essere prima per numero di tamponi

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Mentre nel mondo i controlli sistematici delle autorità sanitarie sono partiti solo negli ultimi giorni, in Italia continua ad aumentare il numero di tamponi faringei sui pazienti che potrebbero essere affetti dal coronavirus, facendo del nostro paese il primo al mondo per numero di test clinici effettuati. Come mostra anche l’ultimo bilancio dei contagi diramato dalla Protezione Civile, il numero di test svolti si mantiene oltre i 20mila tamponi giornalieri, con 25.856 tamponi il 3 marzo: cifre esponenzialmente più grandi rispetto a quelle degli altri paesi.

Coronavirus, Italia prima per numero di tamponi

L’elevato numero di tamponi fatti dalle autorità italiane è confermato anche dall’epidemiologo dellOms Walter Ricciardi, che nella puntata del programma L’Aria che tira del 2 marzo scorso ha affermato: “Siamo il paese che da solo ha fatto più tamponi di tutto il resto d’Europa. Sostanzialmente in questo momento la Francia e la Germania ne hanno fatti meno di 1.000, l’Olanda meno di 200. Gli unici che si avvicinano a noi come numero sono gli inglesi, che ne hanno fatti circa 7mila ma li hanno fatti tutti a soggetti sintomatici”.

Ricciardi ha poi spiegato come l’elevato numero di tamponi effettuati comporti anche l’emersione di un maggior numero di contagi che altrimenti non verrebbero rilevati: “Le caratteristiche del tampone sono che lo devi fare a un soggetto sintomatico e che deve avere dei fattori di rischio o per contatto o per provenienza geografica. Il fatto di farli ad oltre 21mila persone è ovviamente controproducente”. Inizialmente infatti il nostro Paese aveva avviato una campagna di controlli anche su soggetti asintomatici, per poi effettuarli solo sui sintomatici a partire dallo scorso 26 febbraio.

Il parere della sanità francese

Dall’estero arrivano tuttavia diverse spiegazioni sul perché l’Italia ha svolto finora un maggior numero di controlli. Il capo della Direzione generale della Sanità francese Jerome Salomon ha infatti dichiarato nei giorni scorsi: “L’Italia ha fatto più test e ci sono molti casi perché non è stato individuato il paziente zero, una circostanza sfortunata che sarebbe potuta capitare ovunque”.