Coronavirus, l’italiano a Hong Kong: “Vediamo la fine del tunnel”

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Marco Galimberti ha 34 anni ed è nato a Milano: è il general manager di Venchi e lavora in Cina. Per 40 giorni, infatti, è rimasto a Hong Kong, dove da italiano ha vissuto l’emergenza coronavirus in uno dei Paesi maggiormente colpiti. In un’intervista al Corriere della Sera ha raccontato come la popolazione, seguendo le direttive e i comportamenti consigliati dagli esperti, pare stia riuscendo a superare l’epidemia da Covid-19.

Coronaviurs, un italiano a Hong Kong

Mentre in Italia l’epidemia di coronavirus si allarga, arriva la testimonianza di un italiano che ha vissuto per 40 giorni a Hong Kong: Marco Galimberti. “Il 24 gennaio – ha raccontato il manager al Corrierela vita è cambiata e il fatturato è crollato“. In Cina si era nel pieno dei festeggiamenti del capodanno, ma “è stato bloccato tutto. Mancavano le mascherine, mancava l’amuchina. La situazione igienico sanitaria era tremenda. I centri commerciali all’interno dei quali si trovano i nostri negozi ci chiedevano delle misure sanitarie che non eravamo in grado di rispettare”.

Per fronteggiare la scarsità di risorse necessarie, quindi, “dall’Italia ci hanno spedito 6.000 mascherine, altrettanto hanno fatto dalla Cina e la nostra vita è cambiata da un momento all’altro”. I cinesi, invece, hanno adottato sin dall’inizio un comportamento adeguato, avendo già fronteggiato un’altra emergenza: la Sars. “Si sono autolimitati e hanno imposto regole molto rigide con la chiusura di tutte le scuole anche a Hong Kong”, ha spiegato Galimberti.

“Guardando i numeri dico che le misure sono state determinanti per contenere il virus. A Hong Kong durante il capodanno c’erano tre milioni di cinesi, eppure i contagiati sono stati solo un centinaio e i decessi due. Su una popolazione di 7 milioni”. “Ora – conclude con speranza – vediamo la luce alla fine del tunnel. Dobbiamo solo tenere duro”.