Coronavirus, la Polizia Penitenziaria a Conte: "Misure immediate, carceri bomba a orologeria"

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"Ill.mo Presidente del Consiglio, Le portiamo l’accorato e responsabile appello dei Dirigenti e Funzionari di Polizia Penitenziaria, i quali dallo scorso 8 marzo stanno fronteggiando insieme ai loro uomini la grave crisi inframuraria. Da un lato, i disordini delle idi di marzo hanno evidenziato il coraggio e il senso del dovere del personale nell'affrontare le rivolte, e dei Comandanti nel gestirle, questi ultimi senza peraltro averne i poteri, in assenza di un'organizzazione efficiente nella sua struttura operativa. Dall’altro, l’emergenza sanitaria ha trasformato gli istituti penitenziari in una bomba ad orologeria”.  

Comincia così l’appello che i Dirigenti e i Funzionari della Polizia Penitenziaria, tramite il sindacato più rappresentativo del Corpo, hanno deciso oggi di rivolgere al premier Giuseppe Conte, sollecitando un intervento immediato del governo per evitare che la pandemia diventi tragedia nelle carceri. I dirigenti e i funzionari pongono a Conte una serie di interrogativi, che si tramutano in proposte concrete: “Presidente -si legge nella lettera- Le poniamo i seguenti interrogativi: abbiamo la certezza che il virus in carcere non si diffonda? Ed in caso di sommosse o altre rivolte, il Governo è in grado di inviare squadre antisommossa per fronteggiare 50000 detenuti avviliti e disposti a tutto?"  

Se la risposta è sì, allora ci ritiriamo in buon ordine. Se, invece, la risposta non è affermativa, allora chiediamo alla SV di valutare urgentemente forme deflattive più consistenti, che senza passare per amnistie o indulti, deflazionino sensibilmente le presenze dentro le mura e permettano una gestione più lineare dell’emergenza. Non si attenda l’ennesima strumentalizzazione”. “Se azione deve essere, spiega il sindacato della Polizia Penitenziaria- sia una scelta forte, ma fatta dallo Stato e per lo Stato, per i suoi cittadini, perché altre rivolte o disordini in carcere in questo momento costituirebbero solo una grave questione di ordine pubblico e salute pubblica”. 

E sottolinea: “È assolutamente pacifico che ad emergenza rientrata si potrà e si dovrà discutere delle ragioni di quanto accaduto e delle responsabilità. Ma oggi bisogna agire! Non è il momento delle ideologie o delle dietrologie. È il momento di scelte ragionevoli e coraggiose come quelle che la SV ha avuto la fermezza di adottare nel nostro Paese per tutelarne il bene più prezioso: la salute”. 

L’invito della Polizia Penitenziaria è a non aspettare “che il virus entri nelle carceri, perché si diffonderebbe subdolamente e molto rapidamente, data l’impossibilità di realizzare il distanziamento necessario di un numero elevato di soggetti, con l’ampio rischio di trasmissione a catena attraverso soggetti asintomatici anche agli operatori penitenziari. Invero, dopo le rivolte di marzo, gli equilibri inframurari sono saltati pericolosamente e i ristretti colgono ogni occasione per sfidare il sistema: ogni notizia, più o meno attendibile, di contagio è un pretesto per asserragliarsi ai passeggi o rifiutarsi di entrare in cella”. 

"L’Amministrazione Penitenziaria è in impasse e oggi, se dovessero ripetersi i disordini, sarebbe incapace di fronteggiarli, se non mettendo a repentaglio la vita del personale di Polizia Penitenziaria e di altri operatori ivi presenti. Purtroppo, come abbiamo in più occasioni denunciato, negli ultimi venti anni non si è provveduto agli approvvigionamenti degli equipaggiamenti necessari per gestire rivolte intra moenia, non si è investito nell'affinamento delle tecniche per il loro impiego e, conseguentemente, nella formazione del personale”.  

A tal fine, spiega il sindacato, “occorreva una riforma organizzativa, che in tempi non sospetti avevamo proposto con il riordino delle carriere. Riforma che fu resa monca da artate strumentalizzazioni su improbabili rischi di “derive securitarie” lasciando il passo alle “derive criminali” cui abbiamo assistito. Il Sig. Ministro della Giustizia, che ha sempre valorizzato il Corpo di Polizia Penitenziaria, ne è testimone. Tali erano le ragioni per cui avevamo chiesto un incontro con la SV, poco prima della pausa natalizia”. 

“Ora, allorché chiunque si atteggia a grande esperto di carcere e conoscitore del sistema, noi Le chiediamo di fidarsi dei Comandanti e dei suoi uomini, che vivono h24 il carcere e che hanno usato tutte le parole e tutti gli strumenti di dialogo che avevano a disposizione per tentare di contenere il disagio: purtroppo il fuoco cova sotto la cenere delle devastazioni delle scorse settimane”. E conclude: “Il nostro sindacato, il più rappresentativo di Dirigenti e Funzionari di Polizia Penitenziaria, parla a nome di coloro che oggi ricoprono l’incarico di Comandanti di reparti e di nuclei. Ed è il loro allarme che vogliamo fare nostro”.