Coronavirus, l'altra sanità: il ruolo degli assistenti sociali

Lme

Milano, 23 mar. (askanews) - Sono, per loro stessa espressione, "nelle retrovie del contagio" da Coronavirus, ma anche gli assistenti sociali, come parte del grande complesso della sanità, stanno affrontando l'enorme sfida della pandemia offrendo servizi fondamentali, anche se non in primissima linea. In una lettera inviata alla stampa pochi giorni fa il presidente del Consiglio dell'Ordine degli assistenti sociali, Gianmario Gazzi, ha parlato del "dovere morale di parlare per chi non può, per quelli che oggi sono senza un domicilio, per i tanti disabili chiusi in casa, per gli anziani che perdono una moglie o un marito senza neanche poter dire addio".

"Stiamo rappezzando - ha aggiunto Gazzi - un sistema di protezione sociale che non c'è. Ci stiamo inventando supporto da remoto e visite domiciliari in videochiamata, pur di dare aiuto a chi è solo, per dare seguito alle dimissioni protette dagli ospedali dove non ci sono assistenti sociali sufficienti per seguire decine di situazioni al giorno. Cerchiamo soluzioni con protezioni inesistenti per garantire ad esempio il sostegno domiciliare ad anziani con Alzheimer che non possono più andare nei centri diurni o che non sanno che i figli sono in terapia intensiva. Non sono scomparse le persone con disagio mentale e le loro famiglie che necessitano di cure urgenti. Non sono diminuite le donne che subiscono violenza, spesso tra le mura domestiche, anzi. I bambini a rischio lo sono ancor di più oggi".

"Noi - ha concluso Gianmario Gazzi - combattiamo nelle retrovie e continueremo a farlo, per sostenere chi oggi è in prima linea. Ma #AndràTuttoBene soltanto se riusciremo a garantire che anche chi non ha voce non resti solo".