**Coronavirus: Lazzari (psicologi), ‘non si veda vaccino come ora X, serve ancora prudenza’**

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Da un lato chi si sente già al sicuro, dall’altro chi scorge il pericolo nell’arma contro il Covid-19. La campagna vaccinale più grande della storia è appena cominciata ma gli stati d’animo sono piuttosto contrastanti. "Ora, sembra che ci siano due posizioni un po' estreme, il vaccino come fine rapida di ogni problema e, all'opposto, il vaccino come un pericolo. Al di là di valutazioni sulla efficacia dei vaccini, che non spettano a me, è evidente che costituiscono una speranza ed una risorsa per uscire da una emergenza che dura ormai da un anno. Però non può essere una uscita improvvisa, le misure di protezione andranno rispettate ancora per un certo tempo, perché ognuno di noi anche se vaccinato può essere portatore del virus. La solidarietà collettiva è fondamentale finché la situazione non si normalizzerà. Attenzione a non vedere il vaccino come un'ora X che mette fine alla pandemia e ad ogni pericolo e prudenza", esorta David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli psicologi, in un’intervista all’Adnkronos.

"La psicologia - spiega Lazzari- si è molto occupata di vaccini, certamente non dal punto di vista biologico ma per l'impatto che hanno sulle persone e le popolazioni. Anche perché il tema vaccini scatena forti emozioni, sia positive che negative. Non è facile costruire e garantire un perimetro informativo oggettivo e basato sulle evidenze scientifiche. Su temi così caldi è facile fare speculazione e creare confusione. Per questo motivo in molti Paesi è stato chiesto agli psicologi di collaborare per una comunicazione efficace sul tema e per favorire scelte e comportamenti consapevoli".

"Certamente ora c'è una speranza di uscire dal tunnel, si vede una lucina in fondo. Però - avverte Lazzari - sarà fondamentale che non ci sia terrorismo sul tema vaccini, non può essere affrontato in modo ideologico. Gli scienziati hanno il dovere di fare una comunicazione chiara e i media di non fare spettacolo ma informazione. Già sul virus ne abbiamo viste troppe, spero che la cosa non si ripeta con i vaccini".

"Tutti vogliono tornare alla normalità ma io credo che sarà una normalità diversa. Non solo - precisa il professore - perché dobbiamo affrontare molti problemi ma anche perché questa lunga emergenza lascia una impronta. Sta a noi, a livello individuale e collettivo, fare in modo che si esca dalla crisi non verso il basso ma verso l'alto, cogliendo l'opportunità di cambiamenti positivi".

Dal punto di vista psicologico, aggiunge, "ci sono due aree di problemi, quelli legati al disagio e ai disturbi che la pandemia ha generato ed amplificato: una stima del 15-20% della popolazione bisognosa di sostegno psicologico. E dobbiamo evitare che la risposta sia solo nel farmaco, perché abbiamo già tassi allarmanti di utilizzo di psicofarmaci. E poi per gran parte delle situazioni è più efficace la psicoterapia o comunque l'abbinamento di psicoterapia e farmaco".

Altro problema è quello di tipo psicosociale, specifica il presidente del Cnop, "perché gran parte della popolazione è sotto stress ed ha bisogno di sviluppare nuove strategie adattive. Non possiamo permetterci un Paese bloccato. Nel mio ultimo libro ho descritto i programmi collettivi di sviluppo della resilienza che vengono fatti nelle comunità o Paesi svantaggiati o in crisi. Ci servono strategie di questo tipo se vogliamo un ‘new deal’, perché lo sviluppo non è solo questione di avere soldi disponibili ma richiede voglia di fare e fiducia in se stessi e negli altri".