Coronavirus, le tre ragioni del contagio in Italia


Continua ad aumentare il bilancio degli italiani colpiti dal coronavirus. I contagi crescono di ora in ora in Lombardia e in Veneto, i due focolai principali, tanto che, improvvisamente, da Paese con il più elevato livello di prevenzione, siamo diventati la “Wuhan italiana”: il terzo Paese più colpito al mondo (dopo Cina e Corea del Sud) e il primo in Europa e in Occidente.

Quali sono le ragioni di un contagio così improvviso e veloce? Lo ha spiegato a Repubblica Walter Ricciardi, professore di Igiene e Medicina Preventiva e nominato dal ministro Speranza consigliere per le relazioni dell’Italia con gli organismi sanitari internazionali. Sono tre, secondo Ricciardi e altri esperti sul tema, i motivi per cui ci troviamo in questa situazione.

Il numero di tamponi

Innanzitutto, un numero così elevato di contagi è dovuto al numero elevato di test effettuati. Ovvero sia: abbiamo voluto cercare e trovare le infezioni. Per fare un confronto: in Francia sono stati effettuati 300 tamponi, in Italia 3.000 (in soli 5 giorni). Tuttavia, fare test a tappeto non è sempre positivo in quanto, come ricorda Repubblica, può portare a scoprire tanti falsi positivi, ad intasare le strutture sanitarie e, di fatto, a generare panico.

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Il blocco dei voli dalla Cina

La seconda ragione consiste nel blocco dei voli dalla Cina. Anche questa sembrava una misura positiva, eppure vietare che i passeggeri atterrassero in Italia non ha impedito loro di fare scalo in altri aeroporti europei per aggirare la misura per poi raggiungere l’Italia via terra. Il risultato? Nessuno sa chi e quando è arrivato dalla Cina e oggi è quasi impossibile rintracciare i movimenti delle persone contagiate per trovare il paziente zero.

Il contagio negli ospedali

Ultima ma non ultima, la terza ragione consiste nella trasmissione del virus all’interno degli ospedali. La maggior parte dei contagi è cioè avvenute nelle strutture sanitarie, che non sono riuscite ad identificare immediatamente l’origine dei sintomi, scambiandoli perlopiù per normali sintomi influenzali. 

Insomma, chissà quando esattamente, nelle settimane se non nei mesi scorsi, il coronavirus ha davvero fatto il suo ingresso in Italia. In molti probabilmente si sono già ammalati e sono poi guariti, ma nel frattempo hanno contagiato altri. Secondo i virologi era la stagione dell'influenza, ma i sintomi sono stati spesso confusi.

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