Coronavirus, l'epidemiologo Lopalco: tamponi per tutti? E' inutile

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Roma, 17 mar. (askanews) - Si devono fare più tamponi per il test sul coronavirus o no? Alla domanda risponde l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'Università di Pisa.

E prima di dire facciamo tamponi a tutti si deve capire che cosa vuol dire: "Più che il numero dei tamponi è molto importante definire la strategia con cui si fanno i tamponi, nel momento in cui io faccio dei tamponi di massa sui soggetti asintomatici senza nessun criterio la probabilità di trovare dei positivi non è alta abbastanza da giustificare questo sforzo. In ogni regione esiste un limite fisico che è la capacità dei laboratori di processare i test e su questo limite fisico bisogna definire la propria strategia". "Non è un fatto di costo - assicura Lopalco - perché il costo in questo momento non conta e poi non costa neanche tanto fare questo esame. Non è un problema di risparmiare è un problema di capacità fisica dei laboratori di processare i tamponi".

Questo come premessa, poi "una volta che io conosco i miei limiti, posso impostare una strategia, e la strategia deve essere il più possibile ragionevole e razionale".

Ed ecco secondo l'epidemiologo a chi va fatto il tampone: "In questo momento l'indicazione generale è di concentrarsi sui soggetti sintomatici, perché anche il paucisintomatico, quello che ha un raffreddore, un po' di febbre, è un caso sospetto di Covid, quindi è bene che tutti i soggetti che per qualunque tipo di ragionamento epidemiologico sono dei casi sospetti anche con sintomi lievi, gli va fatto il tampone. Ovviamente il tampone va fatto a tutti coloro che hanno sintomi respiratori gravi a prescindere che abbiano o no una motivazione epidemiologica. Se noi in questo momento riusciamo a identificare precocemente queste categorie, se tutti i casi sospetti vengono sottoposti a tampone, isolati e trattati come si deve, già questo ha un forte significato, è una strategia sicuramente da seguire e contribuisce molto a limitare il contagio".

Questo il primo step, fatto questo e bene, si può passare al secondo step: "Fatto questo si può dire, ok io voglio fare anche gli asintomatici. Va bene, chi faccio? Come si fa? Sicuramente il secondo step non è quello di andare per le strade a fare i tamponi fuori dai supermercati, il secondo step è concentrarsi sugli ospedali, perché negli ospedali dobbiamo evitare in questo momento che circoli il virus. Per tanti motivi. Primo perché non possiamo permetterci di tenere gli operatori sanitari a casa, ammalati, secondo perché gli ospedali, lo abbiamo visto, rappresentano degli ambiti di diffusione importanti, quindi l'altra strategia da mettere in piedi è questa: si prendono gli operatori sanitari che sono stati a rischio di esposizione, gli si fa il tampone anche se sono asintomatici, al più presto, compatibilmente con i fattori tecnici, l'incubazione, possibilità di sviluppo della positività, perché in quel caso il tampone mi serve per definire se l'operatore sanitario è negativo e quindi può rientrare al lavoro".

Per gli operatori sanitari ad esempio in Puglia, dove l'epidemiologo Lopalco guida come consulente scientifico la task force contro l'emergenza coronavirus, il tampone agli operatori sanitari, sospetti casi Covid19, si fa nel momento in cui è più probabile rilevare il virus, in settima giornata dal contatto, quindi dopo sette giorni che l'operatore è a casa in isolamento, al settimo si fa il tampone e se negativo torna a lavorare.

Quindi a tutti il tampone no? "Se mi dicono il tampone facciamolo a tutti, io faccio il tampone e risulta negativo domani cosa faccio lo ripeto? Facciamolo a tutti è una stupidaggine. Gli asintomatici devono essere verificati in casi soltanto molto selezionati. Per il momento il tampone fatto così a caso per le strade con l'attuale circolazione del virus non ha ragion d'essere. Inoltre si scontra con la capacità dei laboratori che non possono processarli tutti e con la loro attendibilità in relazione al tempo d'incubazione".

In conclusione secondo Lopalco non si deve dimenticare la regola numero uno nella lotta al coronavirus: "La strategia non deve essere quella di fare i tamponi a tutti, la strategia deve essere quella di lasciare le persone a casa, di isolare la gente. Se uno sta a casa, tampone o tampone non cambia niente dal punto di vista del controllo dell'epidemia".