Coronavirus, lite nel M5S: "Chiudere Camera", D'Incà dice 'no'

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di Antonio AttePolitica in allarme mentre l'emergenza coronavirus imperversa nel Paese. L'attività legislativa, seppure ridotta al lumicino, va avanti, ma tra i parlamentari c'è chi non si fida e preferisce rimanere a casa per evitare il contagio. E non mancano 'liti' sulla decisione di tenere la Camera aperta per le sedute.  

Nelle chat M5S, apprende l'Adnkronos, alla luce dei casi di positività tra i colleghi, più di un deputato sventola 'bandiera bianca': ve lo dico da medico - il senso del ragionamento espresso da un eletto grillino - se sussistono le condizioni di mercoledì, non sarò presente alle prossime votazioni, va preservata la tenuta del Parlamento e la salute dei nostri cari perché "siamo oltre il rischio accettabile". Parole condivise da diversi pentastellati, alcuni dei quali non risparmiano critiche all'organizzazione dell'ultima seduta di mercoledì 11 marzo, quella del via libera allo scostamento di bilancio. "E' da matti e incoscienti continuare in questo modo", fa eco un'altra parlamentare 5 Stelle. 

Non la pensa allo stesso modo, però, il ministro per i Rapporti col Parlamento Federico D'Incà: "Se fossi stato medico in reparto infettivi a Bergamo o a Cremona, ti saresti tirato indietro? Ognuno deve fare la sua parte con tutte le precauzioni del caso, noi parlamentari dobbiamo dare l'esempio", dice rivolgendosi al deputato che aveva manifestato le sue perplessità. 

"I medici di cui parli stanno in auto-isolamento a casa, lontano dai loro cari. Quando ho raccontato di quello che è successo, mi hanno detto che siamo folli. Quindi non mi venire a parlare di responsabilità", la replica a muso duro del collega, che invoca un "auto-isolamento" precauzionale per i 14 giorni successivi a ogni votazione, per tutti i parlamentari che vanno in Aula.  

Il dibattito interno, dunque, è più che mai aperto. Ieri la Camera dei deputati ha inviato una mail agli onorevoli, invitando i deputati "che ritengano di essere entrati in contatto stretto con casi confermati di malattia Covid-19" a "informare l'Azienda sanitaria competente per territorio ovvero il proprio medico di medicina generale ai fini delle conseguenti misure da adottare" e a comunicare la notizia alla Camera dei deputati, via mail o via telefono.  

"Davanti alla situazione di emergenza che il Paese sta vivendo il Parlamento ha fatto e continuerà a fare la sua parte", ha spiegato il presidente della Camera Roberto Fico lo scorso 13 marzo, sottolineando come l'impegno sia quello di "continuare su questa scia individuando le modalità e i tempi più adeguati per garantire la continuità della funzione legislativa".