Coronavirus: lo studio, terapie intensive oltre soglia 30% in 15 regioni

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Coronavirus: lo studio, terapie intensive oltre soglia 30% in 15 regioni
Coronavirus: lo studio, terapie intensive oltre soglia 30% in 15 regioni

Roma, 18 dic. (Adnkronos Salute) – I ricoveri per Covid nelle terapie intensive superano la soglia del 30% in 15 regioni. I dati emergono da uno studio dell'Anaao Assomed, principale sindacato dei medici ospedalieri, sui posti letto di terapia intensiva utilizzati per l’emergenza Covid e sulla carenza degli anestesisti: ne mancano oltre 3mila.

L’analisi, regione per regione, dei posti letto del 2018, dei posti attivati nel 2020 e dei rapporti con il numero di abitanti, confrontati poi con il numero dei ricoveri Covid, ha messo in risalto regioni virtuose e regioni, invece, 'bocciate'.

In Italia, a inizio mese, oltre il 40% dei posti letto di terapia intensiva era occupato da pazienti Covid, con punte molto elevate per esempio in Lombardia (59%), e Piemonte (57%). Non tutte le Regioni – evidenzia l'Anaao – partivano dallo stesso livello quando è scoppiata la pandemia, segno di una grande eterogeneità tra regioni: il Piemonte aveva 7,3 posti letto di terapia intensiva per 100.000 abitanti, la Liguria ne aveva 12,1. Incredibilmente basso anche il dato della Provincia autonoma di Trento, con 5,9. La Campania è l'unica regione per cui esiste una differenza notevole tra posti letto di terapia intensiva dichiarati al 2018 e al 2020 pre-pandemia, circa del 34%: 506 al 2018, ma solo 335 al 2020 (171 posti letto in meno). "Non si sa – ragiona l'Anaao – se siamo di fronte a un errore materiale ovvero a un voluto sottodimensionamento della dotazione, per un maggiore flusso di risorse da parte del Governo".

Inoltre, "rimangono molte perplessità sui posti letto di terapia intensiva riportati periodicamente sul sito dell’Agenas su dati del ministero della Salute. Per alcune regioni sono addirittura superiori a quelli indicati dal Dl 'Rilancio' nel maggio 2020. Questi numeri appaiono poco credibili – commenta l'Anaao – soprattutto per due ragioni: mancano medici rianimatori su tutto il territorio nazionale e mancano gli spazi fisici necessari per implementarli all’interno degli ospedali".

Per la Sicilia è stato dimostrato che i numeri forniti dall’Agenas "non collimano con una conta de visu dei letti di terapia intensiva realmente attivi in tutti gli ospedali dell’isola effettuata in data 19 novembre dal sindacato Cimo". Per il Veneto "si ha il sospetto che i posti letto siano stati 'dopati' per rimanere in zona gialla: al 4/12 ne vengono dichiarati 1.000 (+513 rispetto al 2018, +105%), un numero talmente elevato in rapporto alla popolazione da essere poco credibile – rimarca l'Anaao – soprattutto quando confrontato con quelli di altre regioni italiane. Non risulta che per questi posti letto aggiuntivi sia stato assunto il personale medico e infermieristico necessario per la loro operatività in piena sicurezza".

In conclusione, chiosa il sindacato della dirigenza medica, "aumentare i posti letto a dismisura sulla carta, solo per far crescere il denominatore e far così abbassare la percentuale di saturazione delle terapie intensive per allontanare drastiche misure sociali ed economiche, potrebbe avere ripercussioni negative sulla salute dei cittadini. E' il momento di pensare a una seria e attenta programmazione del fabbisogno di medici specialisti, per evitare la ripetizione del disastro annunciato al quale stiamo assistendo".