Coronavirus, Lombardia chiusa: per Fontana “la bozza è pasticciata”

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Il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha commentato la probabile disposizione di tenere chiusa la sua regine dall’8 marzo al 3 aprile 2020 contenuta nella bozza del decreto governativo. Qui in dettaglio le sue affermazioni.

Lombardia chiusa: le parole di Fontana

Pur riconoscendo che il testo sembra andare nella direzione del contenimento della diffusione del virus, non ha potuto non definirlo pasticciato. Secondo lui infatti necessita di chiarimenti da parte dell’esecutivo per consentire ai cittadini di capire cosa si può fare o meno. Tanto più che la data di entrata in vigore sarebbe l’8 marzo 2020, ovvero lo stesso giorno della sua pubblicazione in gazzetta ufficiale. “La confusione è evidenziata anche dalle moltissime chiamate che stanno giungendo al mio telefono e a quello di chi da giorni è al mio fianco per affrontare questa emergenza“, ha spiegato.

Ha infine sottolineato di essere in costante contatto con i rappresentanti del governo per cercare di mettere i cittadini e le categorie sociali in condizione di capire cosa possono fare.

Lombardia chiusa: la reazione dell’assessore Gallera

Più critico invece l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. Anch’egli non ha mancato di ritenere che misure forti e stingenti come quelle presenti in bozza siano assolutamente necessarie. Ma non ha mancato di sottolineare le ambiguità e le confusioni che genera il testo così come è posto.

Il primo articolo parla infatti di “evitare in modo assoluto ogni spostamento“. Di qui la sua domanda spontanea: “Ma vietato o non è vietato? Evitare è un invito o un obbligo? Perché noi abbiamo bisogno di dare un messaggio molto forte ai nostri cittadini e cioè che per bloccare la diffusione del virus e continuare a garantire le cure salvavita abbiamo bisogno che la gente si fermi“, ha chiarito.

Se il decreto va interpretato in quel senso, allora per lui si tratta di una misura inedita ma indispensabile e rispondente ai dati di fatto che ha definito preoccupanti. Se invece la disposizione è soltanto un invito genererebbe a suo dire ambiguità.

Il commento di Stefano Bonaccini

Anche il Presidente dell’Emilia-Romagna si è espresso sulla bozza del decreto dato che dovrebbe riguardare anche alcune province del suo territorio. Si tratterebbe nello specifico di Parma, Reggio Emilia, Piacenza e Rimini. Anche lui ha sottolineato che “alcune parti del provvedimento possono risultare di dubbia interpretazione e di difficile applicazione“. Pur comprendendo che a dettare le misure è stato un comitato tecnico-scientifico, ritiene necessaria una maggior valutazione della coerenza dei provvedimenti.

Anche perché, nel caso della sua regione, impatterebbero in modo disomogeneo sul territorio.