Coronavirus, malato di Sla vuole donare il suo ventilatore di riserva all’ospedale

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Piero Floreno è un signore che vive a Nichelino, è affetto da Sla e vorrebbe donare il suo ventilatore di riserva all’ospedale per fare la sua parte in questa emergenza coronavirus. Una storia riportato dalla versione torinese de La Stampa che scalda il cuore di tutti gli italiani e che fa riflettere su quanto troppo spesso tutti, in maniera impropria, ci lasciamo sopraffare dall’inutile egoismo.

Piero, vuole donare il suo ventilatore all’ospedale

Piero avrebbe avuto quest’idea qualche giorno fa e lo avrebbe riferito alla moglie Antonella grazie al lettore oculare che gli permette di comunicare con gli altri attraverso i movimenti delle pupille e i battiti delle palpebre. “Ci ho pensato tutta la notte. Ma perché uno dei miei due ventilatori polmonari non lo diamo in prestito agli ospedali, che in questo momento ne hanno tanto, troppo bisogno? Visto che uno lo teniamo di riserva, può invece aiutare subito una persona colpita dal virus. E se l’emergenza finisce entro due o tre mesi, poi ce lo riportano”, queste le parole di Piero riportare dalla moglie.

Un gesto purtroppo non possibile

Il gesto di solidarietà di Piero, per quanto nobile, è di difficile attuazione. Essendo infatti affetto da sclerosi laterale amiotrofica per lui il respiratore di riserva è fondamentale quasi come quello operativo. Un qualsiasi guasto al macchinario principale potrebbe infatti costare molto caro all’uomo se questo non avesse subito a disposizione un’altra soluzione per poter respirare. Lui è così, è sempre stato questo – ha detto la mogliE Antonella – Una persona di una generosità infinita, che cerca di fare anche cose molto complicate da attuare. Ammetto che quando Piero mi ha detto cosa voleva fare ho provato una certa ansia, è una persona combattiva: pensi che prima di finire nelle mani del reparto delle Molinette, dove è in cura oggi, ha voluto aspettare fino all’ultimo prima di accettare l’intervento che lo ha portato a dipendere dal ventilatore. È rimasto colpito da quanto sta succedendo nel mondo. E ancora una volta non poteva stare con le mani in mano”.