Coronavirus: mamma positiva in ospedale, figlio pubblica post negazionista

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Video negazionista ospedale
Video negazionista ospedale

Un utente Facebook ha postato un video negazionista sul suo profilo dopo aver accompagnato la madre ammalata di Covid in ospedale. Ora rischia delle ripercussioni legali.

Covid, video negazionista su Facebook

Il fatto è accaduto a Verduno, nella provincia di Cuneo. Un uomo ha accompagnato la madre anziana all’ospedale del paese, il Michele e Pietro Ferrero, a causa di un malessere. La donna inizialmente sembrava soffrire di un’occlusione intestinale.

Seguendo i protocolli, i dottori hanno, però, sottoposto la signora anche al test Covid. Test che è poi risultato positivo. E’ scattato, quindi, il ricovero della paziente. Il figlio negazionista, infastidito dalla situazione, ha deciso di registrare col cellulare un video, dopo essere uscito nel parcheggio dell’edificio.

In esso lo si sente dire, inquadrando l’entrata del pronto soccorso: “Vedete non c’è nessuno, lo strapieno pronto soccorso di Verduno“, e poi “Mia mamma non ha neanche un raffreddore e non può essere positiva ma così i medici ottengono 700 o 2000 euro per ogni malato. E’ il teatrino del Covid“.

Tempestiva è stata la risposta della Asl Cn2: In riferimento ai messaggi denigratori che stanno circolando sui social riguardo il ‘Michele e Pietro Ferrero’ di Verduno e in particolare alcuni contenuti all’interno dei quali viene sostenuto che ‘i sanitari inventano la positività dei pazienti a proprio beneficio’, per scopi non meglio precisati smentiamo con forza tali illazioni“.

Ha, inoltre, aggiunto: “Le strutture sanitarie dell’Asl Cn2, soprattutto il personale composto da Oss, infermieri e medici, stanno sostenendo un carico professionale e umano senza precedenti. Il personale in servizio sul territorio e a Verduno è quotidianamente sottoposto a uno sforzo al limite delle possibilità, anche perché gli operatori stessi, in numero molto maggiore rispetto alla prima ondata, sono soggetti al rischio di contagio. Dunque, come evidente, la componente sanitaria, che agisce con abnegazione e sacrificio, non trae alcun giovamento dalla situazione. Come organizzazione sanitaria restiamo disponibili a proseguire l’impegno professionale e assicuriamo la dedizione umana. Aiutateci ad aiutarvi“.

L’Asl è entrata in possesso del video incriminato. Ora lo ha affidato al suo ufficio legale. Quello che l’uomo sembra dover prepararsi ad affrontare è un’accusa di diffamazione.