Coronavirus, manifesti choc a Cagliari: "Campagna per riflettere"

Si inaspriscono sempre di più le misure restrittive in tutta Italia per far fronte all’emergenza coronavirus che, ormai da due settimane, tiene gli italiani chiusi in casa per arginare nuovi contagi. Nonostante i continui decreti emanati dal governo c’è però anche chi viene meno alle indicazioni approfittando delle “libertà” di alcune misure girovagando per le città. Per cercare di sensibilizzare sempre più i propri cittadini, a Cagliari diversi manifesti firmati dal sindaco Paolo Truzzu hanno attirato l’attenzione dei cagliaritani.

Nel tentativo di scoraggiare le passeggiate, le corse e la "spesa inutile”, il sindaco è stato apertamente attaccato e accusato di terrorismo psicologico. Tra i messaggi, seguiti dallo slogan “meno usciamo, prima ne usciamo”, alcuni come “Quando hanno intubato mio padre ho ripensato a quella passeggiata che dovevo evitare”, "Quando hanno portato mia madre in ospedale, ho capito che dovevo rinunciare alla corsa", "Quando mio figlio è stato contagiato, ho capito che dovevo rinunciare a quella spesa inutile".

"Meno usciamo, prima ne usciamo": la campagna del sindaco Truzzu fa scalpore

Immediata la reazione dell'opposizione di centrosinistra che ha scatenato un ampio dibattito sui social tra chi condivide l'iniziativa del primo cittadino e chi è contrario: "Chiediamo che il sindaco faccia rimuovere immediatamente i manifesti e si faccia promotore di una campagna informativa istituzionale semplice e diretta. I cittadini hanno bisogno di una comunicazione seria e trasparente, non di terrorismo. La cittadinanza di Cagliari non se lo merita".

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Manifesti choc, la replica del sindaco di Cagliari

Truzzu, tramite i social, ha replicato alle accuse piovute nelle ultime ore: "In questi giorni vi capiterà di vedere sui muri alcuni manifesti 6x3 firmati direttamente da me. Sono messaggi molto forti. Quando l'agenzia di comunicazione mi ha fatto vedere i materiali, sapevo che sarei stato attaccato. Che avrei ricevuto gli insulti. Qualche sepolcro imbiancato, qualche vecchia gloria con il ditino sempre puntato, acide commentatrici, confusi giovanotti con uno strano concetto di democrazia. Ma mi sono chiesto: è più importante il mio consenso o la salute e il futuro dei miei concittadini? Voglio che, passato lo choc iniziale, si possa riflettere".

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Il sindaco di Cagliari, sottolineando che la campagna "non costa un euro al Comune", perché "è gratis", ha aggiunto: "Cari concittadini, di questo discutiamo tutti i giorni. Uscire poco o nulla, stare attenti nel fare la spesa, evitare le corsette. Ci sono cose bellissime che non possiamo fare. Sono pericolose perché aiutano il contagio. E il contagio, lo abbiamo visto, può essere letale per molti di noi. Succede nel nord Italia. Può succedere da noi, a Cagliari, se non riflettiamo sull'effetto disastroso che molti nostri comportamenti possono avere”.

"Meno usciamo, prima ne usciamo": la campagna del sindaco Truzzu fa scalpore

“Mi spiace ma questa è la realtà. Mi preoccupo che tutti, oggi e domani, siano in ottima salute. Per riprendere in mano, dopo questa tragedia, il presente e il nostro futuro. Senza nessun intento di criminalizzazione dei cagliaritani, come qualcuno, dedito più alla propaganda e alla mistificazione, ha voluto far credere. Cagliaritani che nella maggior parte si comportano con correttezza. L'ho sempre detto e li ringrazio" sostiene in una lettera aperta pubblicata sul proprio profilo Facebook.

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Poi la precisazione: "Il problema sono gli altri che rischiano di vanificare il lavoro di tutti. E vedendo i flussi di traffico vi dico che non sono così pochi quelli che si muovono senza giustificazione. E ne basta uno per costringere una mamma a casa con i propri bambini un altro mese, un imprenditore a tenere ancora la serranda abbassata, un professionista a non avere più lavoro, un lavoratore a stare a casa sperando nei sussidi del governo, un operatore dei servizi essenziali a uscire di casa con il terrore, un uomo delle forze dell'ordine a lavorare sperando di cavarsela ogni giorno, un operatore della sanità ad affrontare turni massacranti in condizioni di lavoro complicate".

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