Coronavirus, Medici famiglia: siamo Ssn ma niente protezioni

Mpd

Roma, 12 mar. (askanews) - "Se non veniamo riforniti di presidi sanitari di protezione significa che qualcuno sta dimenticando che noi facciamo parte del Servizio Sanitario Nazionale e assistiamo 'per legge' tutti i cittadini di questo Paese, perchè in Italia ogni cittadino deve essere iscritto alla lista di un medico di medicina generale". E' chiaro il presidente della Simg-Società Italiana di Medicina Generale, Claudio Cricelli, che spiega ad Askanews come i medici di famiglia siano in prima linea ogni giorno "e lo siano stati dal primo giorno" in questa emergenza coronavirus, ma non vengano assolutamente attrezzati per fronteggiarla in tutta sicurezza.

A qualcuno è stato risposto che siete liberi professionisti che lavorano in convenzione con il Ssn e dovreste organizzarvi da soli. "Ma chi lo dice? Il libero professionista - spiega - è un medico iscritto all'ordine che apre un proprio studio, riceve privatamente i pazienti, viene pagato dal paziente o va a lavorare per un privato, torna a casa e ha finito il lavoro. Noi abbiamo un accordo collettivo nazionale con il Servizio Sanitario. Non abbiamo regole nostre, ma quelle concordate con il Ssn: abbiamo un orario di servizio, siamo obbligati a inviare i certificati di malattia e ad andare a casa a visitare le persone. Regole concordate e contenute in un accordo che ha caratteristiche di indipendenza ma non ha nulla a che vedere con il libero professionista che è dipendente da se stesso e non è supervisionato da nessuno. Siamo medici convenzionati con un contratto col Ssn. I nostri ambulatori sono considerati presidi del Servizio sanitario, niente a che vedere col libero professionista che mette una targa su una porta: chi vuole entra, chi non vuole non entra".

La verità, spiega è che "questa emergenza sanitaria è stata affrontata tardi e l'intervento medico è stato spostato su quelli che si ammalavano e andavano in ospedale, dunque l'emergenza ha impattato immediatamente sulle strutture ospedaliere con i casi gravi e gravissimi. Nessuno ha pensato - benchè glielo avessimo detto - che avrebbe colpito un numero di popolazione tale da coinvolgere noi in prima linea. Purtroppo questo sistema di sanità pubblica è organizzato in maniera verticistica, burocratica. La cosa andava invece essere affrontata sul piano medico. Giustamente tutti si sono preoccupati di rinforzare pronto soccorso e terapie intensive e noi siamo rimasti fuori dal perimetro. Dimenticando che la battaglia si combatteva per le strade. E' un problema di impostazione del modello di governo della sanità pubblica che non si è preoccupato di rifornisci delle protezioni necessarie".

"Ci sono livelli differenziati: alcune competenze sono in capo alla protezione civile, poi ci sono le Asl, poi ci sono i distretti - spiega Cricelli - quindi, a macchia di leopardo, da un chilometro all'altro, da un paese all'altro, da una provincia all'altra, si trovano disposizioni diverse". E chiarisce: "Non è solo una questione di mascherine, la gente si sta rimbambendo su 'ste mascherine, ma qui altro che mascherina! Servono tuta, guanti, occhiali da protezione, calzari, scarpe...la mascherina è diventata il mito...".

"Noi abbiamo già chiesto tutto il necessario - però siamo in fondo alla lista - chiarisce - una lista molto lunga e la produzione è scarsa. D'altronde, ci dicono disinfettatevi le mani, ma il gel per le mani dove si compra? Non c'è. Alla fine quando faremo le somme dovremo ammettere: eravamo impreparati. Siamo impreparati".