Coronavirus: medico Casalpusterlengo, 'ai maratoneti farei fare un tour nelle rianimazioni'

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di Silvia Mancinelli - "Tutti a fare jogging, tutti maratoneti che minimizzano. Ho visto radiografie normali trasformarsi in radiografie da brivido dopo 48 ore, i polmoni collassano e si muore soffocati. A chi continua a correre infischiandosene delle direttive farei fare un tour guidato di 12 ore nei reparti di rianimazione. Ma non è meglio starsene chiusi in casa?". Michele Polini è il medico di medicina generale di Casalpusterlengo che all'Adnkronos già denunciò le condizioni dei dottori lasciati soli e senza adeguati strumenti per fronteggiare l'emergenza, perennemente a contatto con centinaia di pazienti ogni giorno. Era il 26 febbraio scorso e allora si trovava in quarantena. 

Il periodo di isolamento è finito il 4 marzo scorso, l'indomani è tornato a lavorare ma la rabbia è aumentata: "Mi chiedono 'ma cosa vuoi che sia, se non una influenza?' e all'ingresso del mio ambulatorio ho dovuto mettere ben tre cartelli per evitare che la gente entri senza mascherine. Passo il tempo a cacciare quelli che non rispettano banali restrizioni, che se poi ci ammaliamo noi medici è un problema per tutti. Qui non ne verremo mai fuori, gli italiani andrebbero militarizzati come in Cina. Sono incazzato e a 60 anni ho paura per la seconda volta nella mia vita, ho paura per mia figlia, sono due mesi che non la vedo". Lui che vive e lavora a Casalpusterlengo, uno dei comuni della bassa lodigiana per primi zone rosse, racconta di un iniziale calo di contagi sul finire delle due settimane di quarantena ma di una epidemia tornata a far capolino per colpa di comportamenti superficiali. "Oggi si scoprono tutti maratoneti - dice - mentre siamo ancora conciati male, con un grosso numero di contagi e decessi" 

"I pazienti morti ad oggi sono quasi 30, una cinquantina i ricoverati nelle rianimazioni di diversi ospedali - spiega il dottor Polini - A Casalpusterlengo ci sono ancora casi positivi, 4 o 5 decessi al giorno: veniamo subito dopo Bergamo. Noi medici siamo stati lasciati soli sul bordo della trincea. In tre giorni ho sepolto tre colleghi, Giuseppe Borghi di Casalpusterlengo, Ivano Vezzulli di Maleo e Marcello Natali di Codogno, gente come me, medici di medicina generale. Facciamo i salti mortali per recuperare mascherine, camici, guanti. Il 112 numero di emergenza ci mette due tre giorni a rispondere e poi dice all'utente di chiamare il medico curante. Dopo i 65 anni qui nemmeno ti ricoverano più perché non ci sono i posti letto. Siamo qui con i camici che ricicliamo, facciamo la questua delle mascherine e i guanti per fortuna me li ha comprati mia moglie. Coi miei due colleghi in ambulatorio ora lavoriamo tutti e tre bardati come suore, gestiamo telefonicamente il mondo, non possiamo fare le visite domiciliari perché non abbiamo i presidi e ci stiamo lasciando la pelle".