Coronavirus, Meloni: "Se siamo in guerra noi non vogliamo disertare"

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"Caldeggiamo qualcosa di più, non semplici comunicazioni del presidente, il punto è collaborare sul serio". Così Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, intervenendo in Aula alla Camera dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte. "Dall'inizio abbiamo insistito, pensando che il Parlamento dovesse e potesse fare di più". 

"Se è vero che siamo in guerra noi non vogliamo disertare, noi vogliamo essere in prima fila, vogliamo essere all'altezza di quei medici che stanno in prima fila, delle forze armate e delle forze dell'ordine, di chi sta in fabbrica e nei supermercati - scandisce Meloni - Quelle persone hanno diritto di vedere la porta del Parlamento aperta". 

"Per dare una mano - dice la leader di Fdi - abbiamo chiesto una cabina di regia parlamentare, un luogo nel quale quotidianamente si possa lavorare insieme". E ricorda come Fdi "dall'inizio ha provato a fare la sua parte. Abbiamo parlato di risorse per 30 miliardi, quando il governo parlava di 7,5 miliardi". 

"Una certa bulimia comunicativa del governo non ha aiutato, io penso che i decreti prima si scrivono e poi si comunicano - sottolinea - Questo genera confusione". "Ma noi abbiamo sempre cercato di fare la nostra parte, quello che faremo nei prossimi giorni e nelle prossime ore, lo faremo per il decreto 'Cura Italia".  

E "spero che siamo tutti consapevoli del fatto che con 25 miliardi e la cassa integrazione l'Italia non la curi, stai mettendo un cerotto. Serviranno molti altri miliardi e un'altra mentalità, perché noi rischiamo la desertificazione del nostro sistema produttivo". "Sulla cassa integrazione - aggiunge - io darei un premio a chi non mette i lavoratori in cassa integrazione, perché se questa è l'unica possibilità, il decreto lo dobbiamo chiamare 'arrenditi Italia', non 'cura Italia'". 

Poi l'Europa. "Quando abbiamo chiesto l'aiuto del Mes, perché il governo è andato e ha chiesto l'attivazione del meccanismo, senza condizionalità, la Germania ci ha risposto vi attaccate, 'senza condizionalità non si può'". Parlando in Aula, Meloni ribadisce il no al Mes, spiegando che "qualcuno con la scusa del coronavirus pensa di indebolire altri Paesi, magari per fare acquisizione di asset strategici a basso costo". 

"Quella che abbiamo visto è un’Europa degli egoismi, degli interessi di alcuni a scapito dei diritti dei molti, è l’Europa che aspetta il terremoto in casa nostra per andare a rovistare nelle nostre macerie e fregarsi l’argenteria - scandisce ancora - Questo abbiamo visto in queste ore". "L’Europa che abbiamo sognato oggi non esiste - aggiunge la leader di Fdi - Non c’è l’Europa della civiltà, l’Europa della solidarietà, l’Europa madre di tutti noi, oggi anche i più incalliti euroinomani si accorgono del fatto che qualcosa oggettivamente non ha funzionato". 

"Non lo dico perché mi serve un nemico ma lo dico perché dobbiamo essere consapevoli che quando sarà finito tutto questo dovremo ricostruirla un’Europa diversa", sottolinea Meloni, spiegando che "non è più Europa: un’altra Europa. Prima di ricostruire l’Europa, però, dovremo dedicare tutte le nostre energie, la nostra forza, il nostro orgoglio e il nostro genio per ricostruire questa grande Nazione che è l’Italia. E Fratelli d’Italia c’è".