Coronavirus, Michele paziente guarito: salvato da medici Poliambulanza -2-

Red/Cro/Mpd

Roma, 19 mar. (askanews) - "Giusto il tempo di togliere le lenti a contatto, qualche telefonata per avvisare della mia condizione e poi…". Poi l'inizio dei suoi 16 giorni di coma farmacologico. Ma nella fase di semi-coscienza una consapevolezza balza lucida: "Non mi hanno mai lasciato da solo. I medici e gli infermieri si sono presi cura di me". Lo staff ogni mezz'ora lo teneva d'occhio, gli misurava la pressione e la temperatura. "Io li sentivo toccarmi e non avevo più paura". "Non riuscivo a riconoscere i volti", confessa, DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e mascherine non gli facilitavano il compito. Ma ricorda le voci, "erano tutte donne, solo tre uomini", spiega senza lasciare spazio al dubbio. E lo trattavano come una persona, mai come un numero "Io ero per loro Michele, un uomo con la sua storia". "Sapevo che non sarei morto, ero in buone mani". "Le mani di quelle che sono a loro volta persone - riconosce - con figli e famiglia e che mettono a rischio la loro vita per la nostra stessa vita". Emozionato, Michele proprio non riesce a nascondere la gratitudine "Vorrei salutare tutto lo staff, ma non posso. Quando si saranno calmate le acque, però li andrò a trovare".

Dopo la Terapia Intensiva - che confessa, scherzando ma neanche troppo, quasi gli dispiace aver dovuto lasciare - Michele è da 4 giorni in reparto, dove tutti si prendono cura di lui e lo tengono sotto stretto monitoraggio.

"Quando torno a casa, forse mi bevo una coca cola zero", quella di cui ha voglia da un bel po' e sembra gli sia apparsa anche in sogno. Poi si fa serio "Apprezzerò la vita, con la grinta e la serenità di avercela fatta". Qualcosa questa terribile esperienza sembra avergliela data "La vita è una e non lo dimenticherò".