Coronavirus: Mignanelli (Cerved),'con lockdown 21% pmi a rischio fallimento'

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

"Prima del Covid noi in Italia avevamo circa l'8% delle pmi cosiddette a rischio, sulla soglia di un possibile fallimento ma ancora non fallite. Questo numero con un nuovo lockdown può crescere fino a oltre 20%. Le pmi che rischiano di fallire potrebbero arrivare al 21%". A dirlo, intervistato da Adnkronos/Labitalia, è l'ad di Cerved, Andrea Mignanelli, secondo cui con un nuovo lockdown in Italia si "potrebbe verificare lo scenario più severo delle nostre simulazioni per le pmi italiane, con una diminuzione del 16% del fatturato in media, ma anche con punte tra il -30 e il -50% per le quelle imprese che già adesso sono in maggiore sofferenza, come agenzie di viaggio e tour operator, alberghi, ristorazione e organizzazione di fiere e convegni, che tra le pmi sarebbero anche quelle più a rischio fallimento".

E allargando le previsioni a tutte le imprese, non solo alle pmi, secondo il Cerved con un nuovo lockdown potrebbe materializzarsi "lo scenario più severo delle nostre previsioni anche dal punto di vista dell'occupazione, con la perdita di 1,9 milioni posti di lavoro, rispetto a quello di uno scenario base che si attesta a 1,4 milioni".

Stime pesanti che tengono conto, sottolinea Mignanelli, del fatto "in questo momento c'è una fetta di imprese che è più bloccata rispetto ad altre. Nel nostro recente Report pmi 2020 -sottolinea- abbiamo anche messo in evidenza quelle che sono le aziende che rischiano un impatto più forte in questa situazione e che sono 19mila imprese sul totale del nostro panel, che hanno a fare con agenzie di viaggi, ristorazione, organizzazione di fiere e convegni, industria cinematografica piuttosto che alcune catene retail". "Per questi settori -ribadisce- con nuovi lockdown le perdite di fatturato possono andare dal 30 al 50%. In pratica, questo 20% di imprese maggiormente impattate arriverà ad avere anche punte del 50% in meno di fatturato". E secondo Mignanelli, a rischiare di più sarebbero le "piccole e medie imprese già in sofferenza oggi e che operano nei settori di agenzie di viaggio e tour operator, alberghi, ristorazione e organizzazione di fiere e convegni".

Per l'ad di Cerved però "creare delle zone rosse o comunque dei lockdown territoriali in cui è ridotta la mobilità sociale delle persone ma lasciando aperte le imprese creerebbe una situazione meno drammatica per queste aziende rispetto a quella vissuta a marzo-aprile-maggio, quando anche le pmi erano chiuse", sottolinea l'ad di Cerved.

Infatti, anche con nuove restrizioni, "saremo nella situazione più pesante delle nostre simulazioni per le pmi, ma non ancora a livello del locdown di marzo-giugno nelle misura in cui le pmi che producono per altre imprese rimarranno ancora aperte come oggi", conclude Mignanelli.