Coronavirus: a Milano stop a cause civili, ma solo se non urgenti

fcz

Milano, 3 mar. (askanews) - A Milano la giustizia civile ordinaria si ferma per scongiurare altri contagi di coronavirus dopo il caso dei due giudici risultati positivi al tampone. Il presidente Roberto Bichi ha infatti disposto una "limitazione di attività di tutto il settore civile" che comporterà il rinvio di tutte le cause ordinarie "a un termine congruo", ossia dopo il mese di aprile. Saranno invece celebrate normalmente le cause che prevedono procedure di urgenza, relative a amministrazioni di sostegno, alimenti ed espulsioni. Tra queste figura il contenzioso civile sul destino dell'ex Ilva di Taranto, scattato sulla base del ricorso cautelare d'urgenza presentato dall'amministrazione straordinaria contro il progetto di addio del gruppo franco indiano ArcelorMittal, con la prossima udienza in programma venerdì 6 marzo.

Nessuna novità sul fronte penale: i processi proseguiranno con tutte le limitazioni già stabilite lunedì 24 febbraio, pochi giorni dopo l'esplosione del contagio nella cosiddetta "zona rossa" della Bassa Lodigiana: udienze a porte chiuse con l'accesso in aula consentito soltanto alle "persone strettamente necessarie". La giustizia milanese, dunque, rallenta, ma non si blocca. "Non si può pensare di chiudere il Tribunale, la giurisdizione non si può fermare", ha chiarito il presidente del Tribunale Bichi.

L'allerta scattata questa mattina, dopo la conferma dei due magistrati positivi al coronavirus (il primo in servizio alla sezione autonoma misure di prevenzione, il secondo giudice alla sesta sezione civile) ha richiesto l'intervento del personale Ats per la sanificazione delle aule degli uffici dove lavorano i due giudici, al terzo e al sesto piano della cittadella giudiziaria milanese. Portando anche all'autoisolamento per una quindicina di magistrati entrati in stretto contatto con loro e per un'altra quindicina di persone tra cancellieri e personale amministrativo.