Coronavirus, mondo venatorio ha donato oltre 1 milione

Red/Nav

Roma, 25 mar. (askanews) - Il mondo venatorio italiano, in primis Federcaccia, Arcicaccia ed Enalcaccia rappresentate da Fondazione UNA Onlus, è in prima linea nella lotta al Covid-19 e si unisce alle altre realtà aziendali e associative che stanno dando il loro importante contributo al territorio per la lotta all'emergenza. Ad oggi, le donazioni derivanti dal settore venatorio hanno superato il milione di euro (1.200.000 euro); le singole realtà territoriali sono impegnate, inoltre, in attività di volontariato a supporto delle comunità cittadine colpite dalle conseguenze del virus.

Fondazione UNA Onlus ha scelto di dichiarare tutte le donazioni e le raccolte fondi avviate dai vari enti ed associazioni del panorama venatorio nazionale, nel proprio sito, sotto il claim #UNAresponsabilità, per confermare l'impegno preso nei confronti di ospedali, medici, infermieri, operatori e tecnici sanitari, pazienti e tutti coloro che sono in prima linea nella battaglia contro il Coronavirus. L'obiettivo primario rimane, comunque, quello di spingere a fare di più, coinvolgendo nuove realtà del settore a dare il loro anche minimo contributo.

Uno dei valori su cui si basa la creazione di Fondazione UNA, infatti, è il rispetto della natura, dell'ambiente e dell'uomo. In questo particolare momento, la salute dell'uomo è sotto grave minaccia, e intervenire per preservarla è, per Fondazione UNA, azione imprescindibile.

Fondazione UNA rinnova l'invito a seguire le norme di comportamento quotidiano indicate dal Governo e avallate da scienziati ed esperti, con l'obiettivo comune di contenere il rischio di una ulteriore diffusione del contagio e di superare questo momento difficile, perchè oggi anche la più semplice precauzione rappresenta un atto civico importante.

La Fondazione coglie l'occasione per ringraziare tutte le associazioni venatorie, sedi nazionali e locali, e i singoli cacciatori che, ponendosi come veri Paladini del Territorio, stanno contribuendo in maniera importante alla tutela delle proprie comunità.

#Unaresponsabilità: http://www.fondazioneuna.org/archivio-news/unaresponsabilita/

  • Incidente A1, arrestato il padre dei bambini morti
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    Incidente A1, arrestato il padre dei bambini morti

    E' stato arrestato e portato nel carcere di Arezzo il conducente del minivan schiantatosi ieri, intorno alle 13.50, contro un camion in A1 causando la morte di due fratellini, una bimba di 8 mesi e un bambino di 10 anni, e dei nonni, 50 e 52. L'uomo, un 30enne di origini sinti, è il padre dei due bimbi ed è stato dichiarato in stato di fermo nella notte scorsa dalla polizia stradale di Arezzo con l'accusa di omicidio colposo stradale plurimo. E' rimasto illeso, sotto choc e a lungo incapace di parlare; sottoposto all'alcoltest è risultato negativo. Il minivan si è schianto in direzione sud, all'altezza di Badia al Pino, nei pressi del casello di Arezzo, contro un camion fermo nella corsia di emergenza. Per capire le cause dell'incidente - un colpo di sonno o una distrazione - bisognerà aspettare la ricostruzione della Polstrada e le conclusioni del pubblico ministero Roberto Rossi accorso subito sul luogo del disastro per il sopralluogo. Per lunedì prossimo è stato fissato l'interrogatorio di garanzia davanti al giudice. L'arresto è scattato nell'ospedale San Donato dove il trentenne era stato portato nel tardo pomeriggio di ieri per accertamenti. Al momento l'ipotesi più probabile è che il 30enne, da molte ore al volante per il lungo viaggio, sia stato colpito dalla stanchezza. Sembra che avesse viaggiato tutta la notte, varcando la frontiera tra la Slovenia e l'Italia ieri mattina intorno alle 8. La famiglia (nel minivan viaggiavano in otto, anche se era omologato per sette) si stava recando a Napoli per visitare dei parenti.  Alcuni testimoni hanno riferito agli agenti di aver visto il minivan procedere a zig zag, finendo poi contro il camion che si trovava fermo all'interno della piazzola di sosta di emergenza. I passeggeri che si trovavano a destra nella vettura non hanno avuto scampo, l'urto li ha sbalzati fuori a metri di distanza: sono morti così i nonni e i due fratellini. La monovolume con le lamiere tranciate ha continuato la sua corsa, andando a urtare un'auto, schiacciandola su guard-rail in una carambola che ha coinvolto anche un terzo veicolo. Al termine della carambola i feriti sono risultati sette, nessuno di loro sarebbe comunque in fin di vita. La più grave è la mamma dei bimbi morti, che è stata portata all'ospedale delle Scotte di Siena. Altri due bambini sono stati portati all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, tra cui la gemellina della vittima di otto mesi. L'altro bambino, un quattordicenne, è il figlio dei due genitori morti e quindi fratello del conducente arrestato.

  • La dama dopo l’uscita dalla trasmissione ha rilasciato un’intervista sul suo rapporto con il calciatore
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    La dama dopo l’uscita dalla trasmissione ha rilasciato un’intervista sul suo rapporto con il calciatore

    Veronica, dopo l’uscita da Uomini e Donne, torna a parlare del suo rapporto con Giovanni.

  • Roma, devastato il pronto soccorso dell'ospedale San Camillo
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    Roma, devastato il pronto soccorso dell'ospedale San Camillo

    Pazienti in salvo grazie a due infermiere

  • Ilaria Capua: "Vaccino coronavirus arriverà, seconda ondata forse no"
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    Ilaria Capua: "Vaccino coronavirus arriverà, seconda ondata forse no"

    "Il vaccino arriverà, la seconda ondata potrebbe non esserci". Sono le parole di Ilaria Capua, in collegamento con Le parole della settimana su Raitre. Si parte dalle affermazioni del professor Zangrillo, secondo cui il coronavirus "clinicamente non esiste più". "Credo che il professor Zangrillo non parli a sproposito, ci credo che il virus clinicamente non esista più. Ma non è merito del virus. Il virus fa il virus, è un agente patogeno che si manifesta in maniera diversa a seconda di diversi fattori. Uno di questi è l'età del paziente. In realtà credo sia migliorato tutto il sistema, ma quando si dice che il virus si è indebolito è come dire che una macchina va a 3 cilindri. Il genoma del virus non è cambiato, non si può dire che si sia indebolito o che sia diventato più aggressivo: è sempre un motore a 4 cilindri", dice la scienziata, che dirige l'One Health Center alla University of Florida e che ha appena pubblicato il libro Il Dopo. "La seconda ondata non viene dalle fogne e non viene da una maledizione divina. Viene da noi. Il virus sta circolando, se le persone più fragili continueranno a seguire determinati comportamenti e si manterranno lontane dal contagio, la seconda ondata potrebbe non esserci", prosegue. Capitolo vaccino: "Ci sono tanti vaccini in pista, il vaccino arriverà. Uno dei problemi è che avere centinaia di milioni di dosi richiede tempo. Credo però che non bisogna appoggiare la nostra speranza sul vaccino, sarà una delle armi che avremo per combattere questo nuovo nemico invisibile con cui dovremo convivere. Abbiamo farmaci e terapie, sono ottimista. Se riusciremo a mantenere questi comportamenti, il virus verrà sconfitto o almeno confinato".

  • Renzi: "Salvini è il Bolsonaro italiano"
    Politica
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    Renzi: "Salvini è il Bolsonaro italiano"

    "Non mi sono mai pentito. Se Salvini fosse ora il presidente del Consiglio, come inconsapevolmente volevano molti all'interno del Pd chiedendo le elezioni anticipate con le quali ci avrebbe distrutto, avrebbe fatto in Italia quello che Bolsonaro sta facendo in Brasile". Lo ha affermato il leader di Italia viva, Matteo Renzi, ospite a "Le parole della settimana", condotto da Massimo Gramellini, su Raitre.  Per Renzi "Salvini è in difficoltà perché lui aveva uno schema semplice: immigrazione e sovranismo. Il coronavirus invece ci insegna che l'Italia non può vivere di sovranismo. Con il coronavirus si è realizzato il sogno dei sovranisti fatto di frontiere chiuse, muri, tutti sbarrati in casa. Ma un mondo così è triste perché non abbiamo più turismo, più export, più business. Il coronavirus ha esaudito i sogni dei sovranisti ma gli italiani hanno capito che il sogno sovranista è un incubo, perché l'Italia vive di apertura e di bellezza". Renzi ha poi spiegato che "Di Battista è quello che è. Di Battista insultava Obama e elogiava il Venezuela, uno che continua a dire che il nostro problema è l'Europa mentre grazie all'Europa noi ci stiamo salvando. Fortunatamente non è al governo anche se ammetto che una delle 'mosse del cavallo' del passato è stata quella di mandare a casa Salvini e che, pur di mandarlo a casa siamo, stati costretti perfino ad allearci con i 5Stelle. Talvolta mi viene qualche dubbio sulla scelta che abbiamo fatto e mi chiedo: 'ma siamo sicuri che è stata la cosa giusta?' Ma poi, immancabile, arriva un tweet di Salvini o un post della Meloni e allora mi convinco che abbiamo molto fatto bene". Commentando la recente presa di posizione del presidente della Confindustria, Carlo Bonomi, secondo il quale il "governo rischia di fare più danni del Coronavirus", Renzi ha spiegato: "Bonomi ha usato un'espressione pesante. Non vorrei vestirmi da pompiere, che non mi si addice. L'emergenza è talmente forte che in questo momento che io vorrei prendere il positivo e dire a Bonomi e a Confindustria, veniteci a dare una mano, aiutateci a capire come possiamo migliorare. Per le polemiche ci sarà tempo".

  • Oms: "Le mascherine non bastano". Nuove linee guida
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    Oms: "Le mascherine non bastano". Nuove linee guida

    Le mascherine, soprattutto quando non è possibile rispettare le misure di distanziamento, sono “importanti” ma “da sole non bastano”.

  • Stati Uniti, rilasciati senza cauzione i poliziotti che spinsero a terra un anziano
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    Stati Uniti, rilasciati senza cauzione i poliziotti che spinsero a terra un anziano

    Sono stati rilasciati i due poliziotti accusati di aver spinto a terra l'attivista 75enne Martin Gugino, attualmente ricoverato in gravi condizioni.

  • La Ferilli miagola e twerka in studio: ecco cosa è successo
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    La Ferilli miagola e twerka in studio: ecco cosa è successo

    Nel corso della finale di Amici Speciali Maria De Filippi si è "vendicata" nei confronti di Sabrina Ferilli.

  • I dati del monitoraggio: "Continuano i focolai". L’Rt delle Regioni
    Salute
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    I dati del monitoraggio: "Continuano i focolai". L’Rt delle Regioni

    I risultati del monitoraggio del ministero della Salute-Iss sugli indicatori per la cosiddetta Fase 2 relativi alla settimana tra il 25 e il 31 maggio.

  • Sondaggio: Lega al top e Conte 'candidato' sposta voti
    Politica
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    Sondaggio: Lega al top e Conte 'candidato' sposta voti

    Lega al top. E se il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si candidasse sposterebbe voti nelle urne. E' il quadro delineato dal sondaggio realizzato dall'istituto di ricerca Quorum/YouTrend per Sky TG24 diffuso oggi dalla testata.  Il sondaggio ha rilevato le intenzioni di voto se domani ci fossero le Elezioni Politiche, misurando anche l’impatto che potrebbe avere una candidatura del premier Giuseppe Conte. Nella situazione attuale resta alto il tasso di indecisi e astenuti, pari al 55,1%. Tra chi ha espresso una preferenza, la Lega è il primo partito in Italia, con il 26,2% seguito dal Pd con il 21,6%. Il M5S si attesta nelle intenzioni di voto al 15,5%, poi Fratelli D’Italia al 15%, Forza Italia al 6,5%. Seguono Italia Viva con il 3,1%, la lista “La Sinistra” al 2,7%, Azione! al 2,4%, +Europa al 2,3% e la lista “Cambiamo” di Giovanni Toti allo 0,1%. Il 4,6% degli intervistati si orienterebbe invece verso altri partiti.  Queste invece le intenzioni di voto qualora il premier Giuseppe Conte fosse il candidato premier del M5S: indecisi e astenuti sarebbero il 53,5%, mentre tra chi esprime una preferenza la Lega sarebbe primo partito al 27,9%, seguita dal Movimento 5 Stelle – Conte al 19,9%, il Partito Democratico al 18,9%, Fratelli d’Italia al 14,6%, Forza Italia al 6,7%, La Sinistra al 2,5%, Azione! al 2,2%, Italia Viva al 2,1%, +Europa al 1,6%, Cambiamo al 0,9%, mentre sceglierebbe un altro partito il 2,7%.  La situazione muta in parte ipotizzando che il presidente del Consiglio presenti una sua lista: la voterebbe sicuramente o probabilmente il 24,1% del campione. Il 66,7% degli intervistati non la sceglierebbe, mentre è indeciso il 9,2%. A considerare l’idea di votare una lista del premier Conte sono il 33,7% degli elettori di centrosinistra, il 15,9% degli elettori del Centrodestra, il 66,3% degli elettori del M5S e il 20,4% degli indecisi.  Per quanto riguarda le intenzioni di voto, gli astenuti in questo caso sarebbero il 51,1%. Tra chi esprime una preferenza, la Lega sarebbe primo partito al 26,3%, seguita dal Partito Democratico al 16,5%, Fratelli d’Italia al 15,4%, la lista di Giuseppe Conte al 14,3%, Il Movimento 5 Stelle al 9,7%, Forza Italia al 5,7%, La Sinistra al 4,2%, Italia Viva all’1,8%, Azione! al 1,7%, +Europa al 1,5%, Cambiamo al 0,2%, mentre sceglierebbe un altro partito il 2,7%.  Gli elettori della eventuale lista del premier si sposterebbero principalmente dal bacino di indecisi e astenuti (ben il 51,1%), dagli elettori del M5S (19,4%) e del Partito Democratico (11,5%). Dagli altri partiti arriverebbero percentuali di elettori tra il 4,6% e lo 0,9%. In caso si verificasse una crisi di Governo la maggior parte degli intervistati vorrebbe nuove elezioni in autunno (il 35%). Seguono l’ipotesi di un nuovo Governo tecnico o di larghe intese guidato da Mario Draghi (17,6%), un nuovo Governo appoggiato da PD e Movimento 5 Stelle (8,6%), un nuovo Governo appoggiato da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle (8,5%), un nuovo Governo tecnico o di larghe intese guidato da una figura differente (7,3%). Non esprime un’opinione il 23% del campione.  Alla domanda se il presidente del Consiglio Conte sia più vicino al Partito Democratico o al Movimento 5 Stelle, il 37,6% del campione sostiene che sia intermedio fra i due partiti. Per il 28,7% è invece più vicino al Movimento 5 Stelle, mentre per il 15,7% è più vicino al Partito Democratico. Non sa o non risponde il 18%.

  • Delevingne, la confessione della modella
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    Delevingne, la confessione della modella

    Cara Delevingne ha voluto ribadire l'importanza della libertà, parlando anche di diritti civili ed eguaglianza.

  • Mascherine col caldo, sì o no?
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    Mascherine col caldo, sì o no?

    Mascherine con il caldo, sì o no? Utili o fastidiose? "Le mascherine con il caldo diventano fastidiose, è vero. Ma in questo momento sono un modo per ridurre il rischio di trasmissione", dice all'Adnkronos Salute il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco. Insomma, nonostante la canicola, il sudore e il calo dei nuovi casi di Covid-19 "la mascherina ha un'azione utile: dobbiamo considerarci tutti potenziali positivi e sapere che, indossandola, possiamo proteggere gli altri e contrastare la diffusione di questo virus. La battaglia è ancora in corso", aggiunge Pregliasco. Diverse le parole di Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e Virologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. "La mascherina è utile e importante e deve essere mantenuta in ambienti chiusi e condivisi con altre persone, ma vista la situazione attuale in Italia, con l'evidente riduzione della carica virale nei soggetti infettati dal coronavirus Sars-Cov-2 in questo momento, e vista soprattutto la stagionalità, quindi il caldo e il maggiore irraggiamento Uv, all'esterno questa misura risulta non utile e fastidiosa", aggiunge. L'esperto che studia il nuovo coronavirus da quando il suo laboratorio lo ha isolato in due pazienti dell'area milanese che erano stati ricoverati il 29 febbraio all'ospedale di via Olgettina, tiene a puntualizzare: "Questo non è un invito a non rispettare le norme di distanziamento", ma piuttosto una riflessione sull'opportunità di prendere in considerazione l'idea di "rivedere e orientare in questo senso" le regole sulle mascherine. "Considerati, come premessa d'obbligo, tutti questi fattori", ribadisce il virologo. "E credo - aggiunge - che alcune regioni stiano già seguendo questa linea, ci sta pensando credo qualche regione del Sud a contagi zero. Siccome andiamo verso la stagione estiva, con le persone che staranno al mare, dire loro che devono indossare la mascherina sempre e mandare degli 'spioni' che li guardano assicurandosi che la indossino, forse non è tanto percorribile come via".

  • Morgan confessa l'uso di droghe e scoppia a piangere
    Spettacolo
    DonneMagazine

    Morgan confessa l'uso di droghe e scoppia a piangere

    Morgan è scoppiato in lacrime e ha confessato di essere piombato di nuovo in una spirale autodistruttiva legata alle dipendenze.

  • Vaticano, il 'ricatto' di Torzi davanti al Papa
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    Vaticano, il 'ricatto' di Torzi davanti al Papa

    Di Mia Grassi e Tommaso GallavottiIl ricatto di Torzi al Vaticano anche davanti al Papa. A quanto risulta all'Adnkronos è questa l'inquietante ipotesi che emergerebbe dall’inchiesta vaticana che ha portato all’arresto del broker molisano Gianluigi Torzi per peculato, truffa, estorsione e auto riciclaggio nell’ambito delle indagini dell’Ufficio del Promotore di Giustizia Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi sull’acquisto di un palazzo a Londra da parte della Santa Sede. Un quadro desolante agli occhi del pontefice, con i suoi collaboratori più stretti che gli avrebbero portato fin dentro Santa Marta l'uomo che poi non avrebbe esitato a mettere a segno quella che per gli inquirenti è una vera e propria estorsione ai danni della Santa Sede. Con ciò lasciando Francesco, ingannato nella sua buona fede, profondamente deluso e scioccato per il "tradimento" di persone a lui vicine. Ma vediamo come la procura vaticana ricostruisce i fatti: Torzi era entrato in contatto con la Segreteria di Stato per aiutarla a risolvere l’impasse della partecipazione al fondo Athena di Raffaele Mincione, partecipazione, secondo gli inquirenti finanziata in parte con i soldi dell’Obolo di San Pietro - destinati ai poveri - e costata alle casse di Oltretevere perdite per almeno 18 milioni. Il broker, però, si è ben presto trasformato, secondo gli investigatori, nell’uomo in grado di tenere in pugno la segreteria di Stato fino a consumare una estorsione di 15 milioni ai danni dei fondi del Papa. Secondo le indagini, Torzi non si sarebbe fatto scrupolo ad avanzare le sue richieste neanche davanti al pontefice, salvo poi disattendere gli impegni presi. A quanto apprende l’Adnkronos, infatti, l’imprenditore incontrò il Papa il 26 dicembre 2018 nella Domus di Santa Marta, come mostra la foto pubblicata in esclusiva sul sito www.adnkronos.com. Nella stessa occasione ci sarebbe stata una riunione, che aveva al centro la trattativa in corso con la Segreteria di Stato Vaticana per convincere il banker a cedere le mille azioni (le uniche con diritto di voto) della Gutt Sa con la quale aveva rilevato da Raffaele Mincione (per conto del Vaticano) le quote della società che deteneva l’immobile di Londra. All'incontro avrebbero partecipato, a quanto emerge dalle indagini, monsignor Edgar Pena Parra, Sostituto della segreteria di Stato Vaticana, Giuseppe Maria Milanese, che agiva nell’interesse della Segreteria, l’avvocato Manuele Intendente e Renato Giovannini, rettore vicario Università Guglielmo Marconi, mentre anche il Papa avrebbe fatto una rapida comparsa. Secondo quanto riferito da uno dei testimoni agli inquirenti vaticani, Torzi in quella circostanza si sarebbe detto disponibile a rinunciare alle mille azioni che di fatto gli consentivano la piena disponibilità dell’immobile di Londra previo risarcimento delle spese e con un piccolo margine di guadagno, costi che in un successivo incontro sarebbero stati quantificati in 3 milioni di euro. Tuttavia, nonostante l’accordo preso davanti al Papa, Torzi non avrebbe restituito le azioni residue della Gutt Sa.  La sua strategia sarebbe emersa invece nel corso di una riunione successiva nello studio di Giovannini. Milanese avrebbe spiegato agli inquirenti di aver immediatamente percepito che Torzi non voleva mantenere gli impegni presi, anche perché, si spiegò in quell’occasione, più persone erano state coinvolte nell’operazione. Tra l’altro, Milanese avrebbe anche chiarito come nel corso di quell’incontro fosse venuto a sapere che somme di denaro erano state date o promesse anche ad "altri" non meglio specificati e che Enrico Crasso, gestore delle finanze della Segreteria di Stato attraverso Sogenel Capital Holding, e Fabrizio Tirabassi, responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, qualche giorno prima in un incontro a Milano avessero offerto all’imprenditore 9 milioni di euro per riprendersi le azioni.  A un certo punto Torzi, ricostruiscono gli investigatori sempre sulla base delle testimonianze, sarebbe arrivato a ipotizzare la somma di 24 milioni e perfino di 30 milioni per restituire l’immobile di Londra alla Santa Sede, tanto che Giovannini, interrogato dagli inquirenti vaticani, non avrebbe potuto negare che le richieste di Torzi avessero i toni di un ricatto. Mentre un altro emissario vaticano, che poi si ritirerà consigliando peraltro alla Santa Sede di rivolgersi a un penalista, avrebbe spiegato come Torzi si stesse comportando come chi ha il coltello dalla parte del manico, pretendendo 20 milioni per l’uscita dalla società. E’ a questo punto che, nel corso di un incontro con il Sostituto della Segreteria Vaticana, Tirabassi e mons. Alberto Perlasca, responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria, avrebbero proposto di prelevare i 20 milioni necessari a chiudere la transazione con Torzi dal cosiddetto Fondo discrezionale, un fondo creato nel 2015 per le spese discrezionali del Papa e dallo stesso autorizzate. Operazione che finì nel nulla grazie alla mediazione di mons. Carlino che convinse Torzi ad accettare 15 milioni anziché 20, al pagamento dei quali, secondo la procura vaticana, si è consumata l’estorsione. Esclusivo - Ecco l'estorsione alla Santa Sede coi soldi dei poveri dell'Obolo di San Pietro Esclusivo - Vaticano, 'enorme voragine' conti compiuta da funzionari segreteria Stato Vaticano, Mincione: "Ecco la mia verità, c'è offerta per palazzo Londra da 300 milioni"

  • Conte: "Non temo di cadere"
    Politica
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    Conte: "Non temo di cadere"

    "Non mi pare di essere accerchiato più di quanto lo fossi nella prima fase". Lo dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso di un colloquio con il Corriere della Sera. E aggiunge: "Non temo di cadere". "In tutti questi mesi - prosegue il premier - ho sentito dire in continuazione: Conte cade, Conte cade. Fa parte del gioco, ho imparato a non meravigliarmi. Ma come si vede e si vedrà, non è così". "La verità - aggiunge Conte - è che quando si arriva alla sostanza delle cose, asciugandole dalle polemiche, ci si rende conto che questa maggioranza è composta da partiti responsabili, che capiscono bene quali siano le priorità del Paese. Il clima è migliore di quello che sembra. E anche alcune perplessità del Pd sono rientrate". Quindi, parlando della necessità di una ripresa dell'economia dopo l'emergenza coronavirus, il premier aggiunge: "Non possiamo ritardare il confronto con imprenditori, sindacati, categorie. L’urgenza non nasce da un mio capriccio ma dalla realtà che preme. Bisogna muoversi da subito. Sento dire che occorre farlo con calma. Ma quale calma? Ci prendiamo qualche giorno per coinvolgere appieno le forze di maggioranza, e lo facciamo. Poi chiamiamolo patto, chiamiamolo confronto. Ma non va rimandato".  E a proposito delle voci secondo le quali il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si sarebbe sentito scavalcato, restandoci male: "Gualtieri ha sempre condiviso tutto con me e insieme a me. Come premier non scavalco nessuno", ribadisce Conte.

  • Bezos scrive direttamente a cliente contraria al banner "Black Lives Matter" sul sito Amazon
    Spettacolo
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    Bezos scrive direttamente a cliente contraria al banner "Black Lives Matter" sul sito Amazon

    Jeff Bezos risponde personalmente ad una cliente Amazon che protestava contro il banner "Black Lives Matter" presente sul sito.

  • De Luca contro Report: "Doppia querela"
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    De Luca contro Report: "Doppia querela"

    "Non perderemo tempo nei confronti di protagonisti campagne di aggressioni mediatiche. Zitti zitti, in questi due mesi e mezzo abbiamo già fatto come Regione Campania 6 querele per diffamazione. Lunedì scorso vi è stata un'altra trasmissionaccia per la quale le nostre querele arriveranno a 8, ne faremo altre 2". Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, con riferimento alla trasmissione 'Report' di Rai3, senza nominarla nel corso della sua diretta social del venerdì pomeriggio.  "Quando vediamo qualche porcheria sugli organi di stampa e di informazione - ha spiegato De Luca - un minuto dopo arriva la querela per diffamazione, ma in silenzio, senza fare pubblicità gratuita a nessuno. Lunedì scorso vi è stata un'altra trasmissionaccia per la quale le nostre querele arriveranno a 8, ne faremo altre 2 in relazione a quella vergognosa campagna di aggressione mediatica su una rete della tv pubblica, con dei falsi vergognosi e clamorosi. Una doppia denuncia, perché in quel caso andremo sul piano penale ma anche sul piano civile, cioè del risarcimento". De Luca ha aggiunto che "in ogni paese civile del mondo un sedicente giornalista che dà una notizia clamorosamente falsa rispetto a un'Asl verrebbe licenziato dopo 5 minuti. In Italia viviamo in un contesto da circo equestre, per cui ognuno pensa di fare quello che vuole. Siamo un Paese nel quale si confonde per giornalismo d'inchiesta quello che in altri Paesi si chiama violenza privata o semplicemente cafoneria. Tra l'altro - ha concluso - lunedì sera in contemporanea c'era il film 'L'ultimo samurai' con Tom Cruise: come si fa a essere così masochisti da vedere quella trasmissionaccia invece di un film meraviglioso e coinvolgente? Vale per il futuro, non siate depravati da perdervi con le scemenze".

  • Tasse rimandate per l'emergenza Covid-19: quando pagarle
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    Tasse rimandate per l'emergenza Covid-19: quando pagarle

    Per l'emergenza coronavirus, tasse e cartelle fiscali sono state rimandate a dopo l'estate. Rinviati a settembre anche i prestiti alle imprese.

  • Vaticano, Chaouqui: "Soldi Obolo S.Pietro gestiti in autonomia, pericolose lobby finanziarie"
    Politica
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    Vaticano, Chaouqui: "Soldi Obolo S.Pietro gestiti in autonomia, pericolose lobby finanziarie"

    "È assurdo indagare mons. Perlasca e non il suo dante causa all'epoca dei fatti, quando si decise di investire nel Palazzo di Londra": lui, che è stato per diverso tempo il responsabile degli investimenti della Segreteria di Stato vaticana, "non aveva potere di muovere un centesimo senza la firma del suo capo. Quest'ultimo, insieme a monsignor Perlasca, gestiva i soldi dell'Obolo di San Pietro in piena autonomia. Decideva 'quanto' e 'dove' allocare i fondi senza rendere conto a nessuno e se non poteva in autonomia, faceva in modo che l'investimento fosse autonomo". A dirlo all'Adnkronos è la protagonista dello scandalo Vatileaks II Francesca Immacolata Chaouqui, ex membro della Commissione pontificia sulle Finanze Vaticane (Cosea), parlando in merito all'inchiesta sul palazzo di Londra. Chaouqui è stata sentita dalla gendarmeria vaticana come persona informata sui fatti all'inizio dell'inchiesta. "E' stata una lunga deposizione", ha confermato il suo avvocato Alessandro Sammarco.  Il sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, Edgar Pena Parra "ha trovato una situazione surreale. Ha fatto di tutto per la trasparenza così come il cardinale Parolin", ha subito precisato la Chaouqui. "Mi fa piacere, nonostante siano passati anni, che l'attività di trasparenza intrapresa da Cosea stia portando avanti i suoi frutti. Lo dico perché la prima 'opacità' - uso il termine utilizzato da mons. Parolin - della gestione dell'Obolo è stata denunciata da Cosea. Per questo i membri - io ricordo ero l'unica italiana della Commissione - l'abbiamo pagata cara", spiega l'ex componente della Commissione Cosea sulle finanze vaticane.  "Auspico che ora venga fatta luce, soprattutto sulle responsabilità dei sacerdoti che in quel momento hanno ritenuto di utilizzare i fondi dell'Obolo come fossero le casse di casa loro. La lobby finanziaria è disposta ad uccidere", dice la Chaouqui spiegando che esisterebbe una cupola gestita da clero e laici dietro le (presunte) ruberie. "Conservo le prove, coperte da segreto pontificio, che non ho violato nemmeno per difendermi quando la cupola ha deciso di farmi arrestare". "Arrivarono addirittura a istituire un processo mediatico, indebolendo così l’immagine delle persone all’interno della Commissione quando si stava per giungere al nocciolo della questione. Papa Francesco, dal canto suo, pur consentendo il processo, allo stesso tempo ha dato l’opportunità di continuare a indagare", aggiunge l'ex collaboratrice laica del Vaticano.  "Ho impresse alcune parole di mons. Perlasca quando mi arrestarono incinta e stetti male", riferisce Chaouqui ricordando gli anni dello scandalo Vatileaks II. "Papa Francesco non si è fermato ed è andato avanti. Io ho sofferto e ho visto la mia vita sgretolarsi durante Vatileaks. Ma se questo è servito a contribuire al risultato di oggi, allora posso dire che ne è valsa la pena. Io sarò sempre in prima linea, perché la chiesa è di chi la ama. Non di chi ruba".

  • Annega in mare davanti a moglie e figlio, muore 74enne
    Stile di vita
    Adnkronos

    Annega in mare davanti a moglie e figlio, muore 74enne

    Annega in mare davanti alla moglie e al figlio: è successo oggi intorno alle 13 a Livorno, nella zona di Antignano, a sud della città. L'uomo, 74 anni, si è tuffato dallo scoglio della Ballerina per fare una nuotata a poche decine di metri dalla riva, ma per le condizioni del mare mosso e forse per un malore è annegato. Alcuni bagnanti si sono tuffati per soccorrerlo e lo hanno riportato a riva. Vani sono stati i tentativi del medico del 118 di rianimarlo. La vittima è un pensionato originario dell'isola di Capraia ma che da tempo risiedeva a Livorno. Sul posto sono intervenuti anche una squadra dei vigili del fuoco del comando di Livorno e il personale del nucleo di soccorso acquatico del comando. All'arrivo della squadra l'uomo era già stato portato a riva. Nonostante i tentativi di rianimazione il medico constatava l'avvenuto decesso dell'uomo. Sul posto anche il personale della Capitaneria di porto, la polizia, la Misericordia di Montenero e la Svs di Ardenza.

  • Fase 3, Cannito: "Scuola di danza open con tappeto igienizzante ‘rubato’ alla Ferrari"
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    Fase 3, Cannito: "Scuola di danza open con tappeto igienizzante ‘rubato’ alla Ferrari"

    Distanziamento e tornelli con il badge per ogni allievo, tappeti igenizzati che detergono e assorbono tutte le impurità, divieto di assembramento, pulizia delle sale alla fine di ogni classe, guanti, mascherine e detergenti per tutti, scanner per misurare la temperatura. Riparte la danza della post quarantena, nelle scuole e nelle accademie. Addio ai saggi e agli spettacoli di fine anno. Si ricomincia a studiare fino al 30 luglio per recuperare il tempo perduto. “Tutti i nostri iscritti sono tornati a frequentare le lezioni, straordinariamente felici. Ne ero sicuro. E abbiamo quasi 50 nuovi allievi pronti per le prossime audizioni”, ha raccontato all’Adnkronos Luciano Cannito, direttore dell’Art Village, alla guida del Roma City Ballet Company. “Abbiamo studiato un sofisticato meccanismo di bonifica dei luoghi partendo da un esperimento, riuscito alla Ferrari -ha spiegato Cannito- Un tappeto che ‘sanifica’ le persone al loro ingresso. Trenta strati di pellicola. Una al giorno. La sera viene rimossa e buttata. Siamo comunque fortunati. L’ArtVillage ha 12 sale, un auditorium, 2mila e 500 metri quadrati di spazi. La danza deve essere fatta ‘sur piace’ - ha proseguito il regista e coreografo, volto noto della te. Le lezioni online sono solo una parentesi possibile. Ma non può diventare una costante”.  “È curioso che in Italia abbiano aperto moltissime scuole di danza, per lo più private, e le scuole più istituzionali o la stessa Accademia di Danza siano ancora chiuse - ha proseguito Cannito - Come si fa a garantire la formazione e la crescita di un allievo attraverso le lezioni a distanza? Sembra quasi che tra i privati ci sia un maggiore senso di responsabilità, forse di etica professionale”. E si inorgoglisce Luciano Cannito, confessando che l’Art Village è diventato una sorta di “nave-scuola, diamo consigli e suggerimenti - ha detto- E molti colleghi continuano a chiamare”. Nessun problema di adeguare la scuola alle ‘restrizioni’ imposte dal governo? “No - ha commentato Luciano Cannito- Tutti i ragazzi hanno risposto con grande senso di maturità. E poi noi danzatori siamo abituati all’ordine, al rigore, al rispetto delle regole. Qualche problema l’abbiamo avuto con i più piccoli, ma i timori erano quelli dei loro giovani genitori. Dal 15 giugno fino a fine luglio partirà il summer camp. Posti già quasi tutti esauriti”.

  • Liceo Talete, 7 posti a maschi e 3 a femmine in classe 'top': polemiche
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    Liceo Talete, 7 posti a maschi e 3 a femmine in classe 'top': polemiche

    "La notizia di oggi relativa al Liceo Talete di Roma ha destato non poca preoccupazione. Abbiamo sentito l'Ufficio scolastico regionale e sappiamo che la scuola interverrà per correggere le modalità di selezione al percorso Matematico, prevedendo un metodo che non discrimini le studentesse". Lo dice la viceministra dell'Istruzione, Anna Ascani, soffermandosi sui criteri adottati dall'istituto romano per selezionare gli studenti destinati a frequentare la sezione M, la classe per chi sceglie il percorso 'matematico'. "La scuola - prosegue il vice ministro - è e deve essere sempre il luogo delle pari opportunità. Da anni siamo al lavoro per garantire eguale accesso all'istruzione a ogni studente, al di là del proprio genere, del contesto territoriale di appartenenza, delle condizione economiche familiari". "Siamo impegnati a rimuovere gli ostacoli al pieno e libero sviluppo di ogni giovane, così come stabilito dalla nostra Costituzione. Non possiamo permettere che bambine e ragazze vengano penalizzate. Dobbiamo garantire uguali diritti a tutti. Continuerò a confrontarmi con l'USR affinché la situazione si risolva quanto prima", conclude Ascani. "L'episodio del Talete di Roma ha giustamente risollevato il dibattito, purtroppo sempre attuale, sulla carenza di studentesse che accedono agli studi scientifici. Siamo in contatto con l'Istituto e, anche con la collaborazione dell'Ufficio scolastico regionale, stiamo lavorando ad una soluzione. Ne sono contenta", ha scritto in un post su Facebook la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina. "Abbiamo assolutamente bisogno di più ragazze che studino materie scientifiche. Dobbiamo attrarle in ogni modo. Per questo insieme alla Ministra Elena Bonetti rilanceremo anche un piano per le Stem per le studentesse. Abbiamo già dato mandato ai nostri uffici di lavorarci", conclude. “E’ inquietante la notizia secondo la quale il prestigioso Liceo scientifico Talete di Roma starebbe adottando una nuova modalità di selezione per la sezione M, la classe per chi sceglie il percorso 'matematico', dove ragazze e ragazzi saranno ammessi secondo una 'percentuale di genere': 17 maschi e 8 femmine", dice in una nota, Eleonora Mattia, Presidente della IX Commissione Diritto allo studio e Pari opportunità del Consiglio regionale del Lazio. "Si rimane esterrefatti davanti alla riproposizione di stereotipi di genere, contro i quali ci battiamo ogni giorno e a tutti i livelli. Se, poi, questo avviene in una scuola, si resta addirittura sconcertati. Nella mia qualità di presidente della IX Commissione Diritto allo studio e Pari opportunità della Regione Lazio, convocherò al più presto in audizione il dirigente scolastico dell’istituto Talete e l’Ufficio regionale scolastico per avere delucidazioni in merito a questa spiacevole sortita, che penalizza le studentesse", aggiunge. "Si dovrebbe comprendere, una volta per tutte, che la costruzione dei ruoli maschili e femminili è una processo che si deve sviluppare, a cominciare dai primi anni di vita, in maniera pacifica, senza la demarcazione di differenze, senza la creazione di stereotipi che non solo condizionano l’apprendimento, ma che possono influenzare l’intera esistenza di un individuo. E’ proprio all’interno delle scuole, quale luogo privilegiato, che dobbiamo diffondere politiche di pari opportunità, senza annullare le differenze, ma evidenziando le peculiarità positive. Le eventuali diverse attitudini dei due sessi non possono essere un motivo valido per guardare uomini e donne con occhi diversi, perché il rischio è quello di generare preconcetti che penalizzano le ragazze rispetto alle possibilità professionali", sottolinea Mattia. "L’infelice scelta sull’ammissione assunta dal vertice dell’Istituto è evidentemente frutto di una cultura sbagliata che condiziona il percorso di studi che i nostri ragazzi intraprendono, sfavorendo le opportunità professionali delle ragazze, ancora prima di provare ad accedervi. Si ripropone purtroppo un problema di educazione e di rispetto, un pericoloso schema secondo il quale una donna non può godere di opportunità pari rispetto a un uomo. Ancora una volta è necessario combattere e smantellare una cultura sbagliata, nella speranza che a dominare la vicenda siano buon senso e la consapevolezza comune che, nella scuola prima ancora che in altri luoghi, l’unico criterio di selezione da adottare può essere la meritocrazia e non certo un requisito di genere”, conclude.  "In queste ore sta infuriando una vivace polemica sui criteri di selezione adottati dal Liceo Talete a Roma per le ammissioni del prossimo anno: 3 posti per le femmine e 10 per i maschi. Letto così sembrerebbe un criterio viziato da una palese disparità di genere, ma è proprio questo il punto: nessuno è andato a verificare che, in realtà, i posti riservati (3/10) corrispondevano alle percentuali delle richieste (30% richieste di femmine, 70% richieste di maschi)", interviene con una nota l'avvocato Caterina Flick, presidente dell'associazione Donne Giuriste Italia – Sezione di Roma (Adgi). "La circolare del 22 maggio oggetto di critiche prevedeva diversi criteri di valutazione, da ultimo il criterio residuale "tra coloro che risulteranno a parità di punteggio, in base ai posti rimanenti, si procederà al sorteggio, in modo proporzionale alla percentuale di domande di alunni maschi e femmine (Maschi 70%, Femmine 30%)", osserva il presidente di Adgi Roma. "Dunque, se letto con attenzione, quello che poteva sembrare un criterio penalizzante e discriminatorio, in realtà è un criterio basato su un principio matematico che presuppone un dato oggettivo. Spesso la mancata verifica del fatto o l'associazione mentale più semplice, ci fanno percepire la realtà in maniera distorta. Ed è proprio sfruttando questo meccanismo che spesso si insinuano e si diffondono le "fake news". Così, ristabilita la verità, la polemica, semmai, avrebbe dovuto puntare sul dato: come mai solo il 30% di ragazze ha fatto domanda per accedere ad un liceo scientifico?", conclude l'avvocato Flick.