Coronavirus, Monti: rischio recessione, Italia debole per mance

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Roma, 28 feb. (askanews) - "L'epidemia determina un effetto recessivo per l'economia mondiale, la cui misura dipenderà dai singoli paesi e dalla loro situazione iniziale". Lo afferma Mario Monti, senatore a vita ed ex premier, in una intervista a 'La Stampa'.

"Viviamo - sottolinea - una crisi che incide sull'offerta e sulla domanda. Se in Cina o in Lombardia non si produce e non si lavora, la crescita frena. Al contempo, ansia e incertezza riducono i consumi" e "c'è chi immagina un quadro che non si vede da tempo: stagflazione. Pil fermo o in calo; accelerazione dei listini al dettaglio".

In questo contesto, rileva, "i margini della politica monetaria sono limitati dopo anni di Quantitative Easing della Bce e delle altre maggiori banche centrali. Gli spazi della politica di bilancio variano da paese a paese. Sarebbe utile fare più deficit per contrastare l'effetto recessivo del virus, ma non tutti potranno permetterselo nella stessa misura".

L'Italia chiede flessibilità a Bruxelles. "Come ricorda Gentiloni - spiega Monti - questa del virus è una circostanza eccezionale che consentirebbe una deroga e l'autorizzazione a fare un poco più deficit. Tuttavia, i maggiori disavanzi sarebbero ancora una volta per spesa corrente, non per investimenti. Agli italiani di domani lasceremmo maggiore debito non coperto da un maggiore capitale".

Per l'Italia, sottolinea l'ex premier, il problema è che "i vari governi, anche se non li metto tutti sullo stesso piano, hanno fatto riforme strutturali insufficienti, qualche contro-riforma, come sulle pensioni, e una serie di interventi con l'occhio più attento ai voti che alla crescita. Con i tassi tenuti così bassi dalla Bce, si sarebbe dovuto spingere di più per la crescita che non sui sussidi elargiti in disavanzo (dagli 80 euro all'assegno di cittadinanza). È prevalsa la ricerca del pronto ritorno elettorale".

Per quanto riguarda l'ipotesi di un governo di larga coalizione per gestire l'emergenza, Monti si dice "favorevole a grandi coalizioni in situazioni di emergenza. Ma è essenziale che chi ne fa parte agisca in buona fede e accetti la piena leadership del presidente del Consiglio". Condizioni che al momento non vede: "Se guardo alle dichiarazioni molto politicizzate che già si susseguono, ne dubito. Il presidente del Consiglio dovrebbe blindare il patto con condizioni ferree e dovrebbe essere chiaro a tutti che sono i partiti a chiedere a lui di gestire una situazione di emergenza nazionale e che si deve comportare di conseguenza. Non so quanto sia verosimile".