Coronavirus, Ordine medici: mettere in sicurezza, qui e ora -2-

Red/Nav

Roma, 15 mar. (askanews) - "Sono 1674, secondo i dati diffusi ieri proprio dall'Istituto superiore di Sanità, gli operatori sanitari sinora contagiati - constata Anelli -. Lo stesso Gruppo di lavoro guidato da D'Ancona, nella pubblicazione sempre di ieri su Epicentro, sull'uso razionale delle protezioni, così premette: "È documentato che i soggetti maggiormente a rischio d'infezione da SARS-CoV-2 sono coloro che sono stati a contatto stretto con paziente affetto da COVID-19, in primis gli operatori sanitari impegnati in assistenza diretta ai casi, e il personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni biologici di un caso di COVID-19, senza l'impiego e il corretto utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) raccomandati o mediante l'utilizzo di DPI non idonei".

La statistica, che vede una percentuale di contagi più alta tra il personale sanitario, insieme al rischio più elevato, costituiscono due forti indizi per condurre, anche da un punto di vista epidemiologico e di gestione del rischio, all'evidenza che il personale sanitario si sia infettato sul lavoro". "Questi discorsi, seppure utili in un'ottica di contenimento della malattia fondata sul risk management, se estrapolati e avulsi dal drammatico contesto reale, possono essere percepiti come una mancanza di rispetto da quei medici, quegli infermieri, quei farmacisti, quei tecnici, quei ricercatori che sono in prima linea, rischiando ogni giorno la loro vita e anche quella dei loro cari, se diventano, loro malgrado, veicolo di contagio.

Possono essere percepiti come una mancanza di rispetto da quei pazienti, e dai loro familiari, che stanno a loro volta combattendo. Possono essere percepiti come una carenza di attenzione alla reale e primaria necessità, e diritto, dei professionisti, quella di essere messi in condizioni di lavorare in sicurezza - conclude Anelli -. Per questo, due sono i moniti che vogliamo lanciare. Il primo è che le parole sono importanti, e lo sono ancor più in questo momento. Perciò attendiamo le scuse di D'Ancona. E, per il futuro, auspichiamo più attenzione e formazione per quanto riguarda la comunicazione e la scelta dei comunicatori, perché il rischio vero è che prevalga la voce di chi ha competenze comunicative ma non scientifiche. Il secondo è che, più ancora delle parole, sono importanti i fatti: e sono fatti concreti, volti a mettere subito in sicurezza i medici e il personale sanitario, quelli che ci aspettiamo, qui e ora, dalla Politica".