Coronavirus, Ortopedici: chiamati eroi ma trattati da martiri

Cro/Mpd

Roma, 18 mar. (askanews) - "La Nuova Ascoti richiama il Governo, i presidenti delle regioni e i direttori generali delle Asl al rispetto della salvaguardia della salute, della vita degli operatori sanitari e delle loro famiglie. Gli ortopedici sono al fronte con tutti gli altri. La popolazione ci chiama eroi, ma chi ci governa non può trasformarci in martiri. Pretendiamo di essere tutelati, seconde le migliori pratiche internazionali, nello svolgimento del nostro lavoro. Del fatto che abbiamo il migliore Servizio Sanitario al mondo la politica se n'è fregiata, ma dobbiamo essere trattati con dignità, e non mandati allo sbaraglio".

E' quanto scrive in una lettera aperta Michele Saccomanno, presidente della Nuova Ascoti, a nome di tutti gli ortopedici italiani.

"Secondo le direttive OMS ogni lavoratore sanitario dovrebbe avere una scheda-intervista della ASL per stabilire la categoria di rischio del medico: se sia stato nella stessa casa o stanza con pazienti successivamente positivi al Covid-19 o se si sia mai incontrato a meno di un metro con questi - aggiunge Saccomanno - In questi casi il medico va considerato come tutti gli esposti al possibile contagio e, quindi, va ricostruita la sua storia personale con le proprie patologie e le modalità, inclusi i contatti accidentali con liquidi biologici, annotando la frequenza degli incontri e valutando il tipo di protezione usata durante tutti i possibili contatti".

"Per l'ortopedico, cui il traumatizzato arriva per trasferimento - sottolinea il presidente Saccomanno - è fondamentale che le direzioni sanitarie abbiano definito e controllato le procedure per la valutazione del grado di rischio del paziente. L'ortopedico in ambulatorio e nelle consulenze in Pronto Soccorso deve essere messo in condizione di agire in sicurezza, con dotazioni di DPI adeguate, in un approccio che è sempre molto di contatto e manuale. Un approccio chirurgico che frequentemente in sala operatoria ha bisogno del coinvolgimento di più soggetti e l'attenzione alle dotazioni di protezione non può avere precarietà per nessun operatore coinvolto, pena il pericolo per tutti".

(Segue)