Coronavirus, palestre chiuse: i clienti hanno diritto al rimborso

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Buone notizie per gli appassionati di fitness, costretti ad abbandonare il proprio appuntamento con l’allenamento durante la quarantena. Secondo quanto dichiarato da Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, i clienti delle palestre chiuse per l’emergenza coronavirus hanno infatti diritto a ottenere un rimborso.

Palestre chiuse e coronavirus: sì al rimborso

In tanti se lo stavano chiedendo, dopo la chiusura di tutti i centri sportivi fin dal decreto stilato dal premier Giuseppe Conte lo scorso 8 marzo, a inizio emergenza. “Per il coronavirus sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere e terme (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi, scuole di ballo” ricorda il presidente Dona. Dal momento che si tratta di una sospensione imposta dal governo “il consumatore ha diritto al rimborso della quota parte di abbonamento del quale non può usufruire”, così come “del singolo titolo di ingresso”.

Esiste anche la possibilità – proposta da diverse palestre – di “congelare gli abbonamenti per poi riprenderli a emergenza finita, ma questa è un’opzione che il consumatore è libero di accettare o meno, visto che non è detto che abbia interesse a prolungare la frequentazione (anche per il rischio della chiusura definitiva del centro)”.

Nel caso in cui, invece, il cliente abbia acquisrato “un numero prestabilito di ingressi senza scadenze temporali”, continua Dona, “allora è ragionevole ritenere che l’utente possa utilizzare il suo diritto di accesso quando sarà finita l’emergenza. Se invece l’abbonamento è mensile o anniale con ingresso libero, si dovrebbe avere diritto al rimborso”.