Coronavirus, parla Paolo Crepet: “Il governo mi vuole chiuso in casa”

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Mentre prosegue l’emergenza coronavirus nel Paese, il noto psichiatra Paolo Crepet attacca frontalmente il governo Conte per le misure di contenimento adottate fino a questo momento per fronteggiare l’epidemia. Il 68enne Crepet ha infatti accusato l’esecutivo di paralizzare il Paese relegando gli asintomatici in casa e i mass media di raccontare una realtà che sarebbe molto distante da quella effettiva, con immagini di ristoranti deserti che invece lo psichiatra afferma di non aver mai visto.

Coronavirus, la polemica di Paolo Crepet

Durante un’intervista rilasciata ai microfoni di Radio Cusano Campus, Crepet ha accusato l’esecutivo di prendersela principalmente con le persone anziane in quanto maggiormente a rischio di contrarre il coronavirus: “Secondo il governo io, perché ho più di 65 anni, dovrei essere chiuso nel gabinetto e mi dovrebbero passare la minestrina da sotto la porta. Questo si chiama panico”.

Lo psichiatra ha poi esplicitamente parlato di nazione paralizzata in riferimento alle misure adottate per prevenire il contagio di massa: “È evidente che tutto questo ha un senso per chi è sintomatico, per chi non è sintomatico vuol dire paralizzare la nazione . Che facciamo? Andiamo col metro sui mezzi pubblici per stare a distanza di sicurezza”.

L’affondo ai media

Paolo Crepet racconta in seguito di come i massa media starebbero a suo dire manipolando l’informazione italiana mostrando scenari apocalittici inesistenti: “Io sono andato a pranzi, a cene, al cinema, non ho visto quello che fanno vedere le tv. Una trasmissione in cui ero ospite ha fatto vedere un ristorante dove non ci sono neanche i coperti, non c’è neanche un cameriere. L’immagine che dai è quella della peste veneziana. Questo è falso, è comunicazione falsa. Tu non puoi rappresentare solo quello”.

Nel finale, Crepet cerca inoltre di dare una sua spiegazione all’isteria di massa nei confronti del coronavirus, che potrebbe durare anche dopo la fine dell’epidemia: “Nessuno sa cosa accadrà dopo perché gli effetti del panico durano molto di più del virus. Quando ci fu il problema dei polli [l’influenza aviaria ndr] non mangiammo polli ben oltre la data della fine dell’epidemia. Per non parlare della mucca pazza. Bisogna cercare di fare una differenza tra le bufale e la verità”.