Coronavirus a Parma: tra i missionari Saveriani 13 decessi in 15 giorni

Coronavirus, 13 decessi tra i missionari Saveriani a Parma

Nella sede internazionale dei missionari Saveriani, a Parma, si sono registrati 13 decessi in 15 giorni. Non è stato effettuato nessun tampone, ma i sintomi sono quelli comuni al coronavirus: febbre, difficoltà respiratorie, mancanza di ossigeno. I missionari della comunità si sono chiusi all’interno del seminario, mandando via tutto il personale non necessario. Ma adesso chiedono aiuto dall’esterno.

Coronavirus, 13 decessi tra i missionari Saveriani di Parma

A Parma ha sede la casa madre dei missionari Saveriani, luogo dove i missionari fanno ritorno dopo anni di vita sul campo in Asia, Africa e America Latina per continuare la loro missione al servizio della comunità. Negli ultimi quindici giorni, alla sede di Parma, si sono verificati numerosi decessi, come racconta Padre Rosario Giannattasio, Superiore dei Missionari Saveriani in Italia: “Siamo a 13 morti in 15 giorni. Non è normale”.

Padre Rosario racconta anche che già dai primi decessi i missionari si sono insospettiti, anche perché all’interno del seminario si verificano di solito 5/6 morti all’anno. Così hanno deciso di prendere tutte le precauzioni del caso: isolamento totale, zero contatti con l’esterno e distanziamento tra i missionari. Hanno anche mandato via tutto il personale non necessario e si fanno mandare il cibo tramite un montacarichi.

“Siamo soli, tutti chiusi qui. Il cibo ci arriva da un carrello-ascensore. Mangiamo a due metri di distanza l’uno dall’altro. Preghiamo. Ci ammaliamo e moriamo. Ma adesso qualcuno deve venire ad aiutarci” racconta Padre Rosario.

Nessuno dei missionari Saveriani deceduto a Parma ha, infatti, effettuato il tampone per il coronavirus. Resta solo un sospetto da parte di Padre Rosario, che chiede agli enti ospedalieri competenti di dare aiuto, bonificare la sede madre e di ricoverare gli ammalati. L’intervento richiesto è tempestivo, anche perché l’età media dei missionari è di 75 anni, e rientrano quindi tra nella fascia di popolazione più a rischio in caso di contagio da coronavirus.