Coronavirus, perché l’Italia non può adottare le soluzioni della Cina

Coronavirus, Italia non può adottare le soluzioni della Cina

Il Coronavirus continua a falcidiare l’Italia, che ora prova ad adottare misure per contrastare l’epidemia. Il virus ha iniziato a diffondersi a partire dalla seconda metà di febbraio (anche se a Codogno è stato registrato un picco anomalo di polmoniti già a gennaio), e da quel momento la nostra penisola è entrata nel panico, prima al Nord e poi anche al Sud, assieme alla notizia delle prime vittime e dei sempre più contagi. Subito il Governo si è dato da fare per provare a porre un pezza, tuttavia i tentavi per il momento messi in atto sono risultati poco risolutivi. Questo ha portato a guardare alle soluzioni adottate da altri Paesi, nella speranza che possano essere risolutive anche per noi.

Coronavirus, le soluzioni di Italia e Cina

La prima nazione ad aver fatto i conti con l’epidemia è stata la Cina, da dove tutto è partito. Dopo un primo momento di panico, che ha portato anche alla costruzione di un ospedale in circa dieci giorni, l’emergenza sembra, lentamente, rientrare. Science ha analizzato un recente report dell’Oms, in cui ha confermato come le misure prese da Pechino siano state fondamentali nel ridurre il numero dei nuovi casi. Queste misure però difficilmente sarebbero accettate nei Paesi democratici.

Dopo il grave errore di tenere nascosta l’epidemia alla popolazione, la Cina ha messo a segno una serie di provvedimenti che hanno contribuito a frenare la diffusione del Coronavirus. Il report dell’Oms, del 28 febbraio, è frutto di una missione organizzata insieme a Pechino. Unisce gli sforzi di 13 esperti stranieri e 12 cinesi nell’analizzare in cinque città colpite quanto le misure prese dalla Cina siano state efficaci. Alcune soluzioni sono però difficilmente praticabili in Occidente, perché minano i diritti civili. Tra questi dobbiamo ricordare per esempio i blocchi massicci e le misure di sorveglianza elettronica. Misure che comprensibilmente spaventano anche i più moderati spiriti liberali.

La questione non è ancora esplosa in Italia (per fortuna), ma potrebbe presentarsi presto. Fino a che misura, infatti, si può limitare la libertà individuale anche al fine di proteggere la salute della collettività? Speriamo di non dover mai scoprire la risposta.