Coronavirus, perché in Umbria ci sono meno morti?

Coronavirus, come mai in Umbria ci sono meno morti?

In Umbria sembrano esserci meno morti che in tutte le altre Regioni colpite dal Coronavirus. Il tasso di mortalità si sta mantenendo intorno al 3,5%, dato confermato da Daniela Francisci, direttrice della Clinica di Malattie Infettive del Santa Maria della Misericordia, Perugia.

Pochi morti in Umbria

Il tasso di mortalità medio nazionale si attesta al 12%, con il 17% dei pazienti positivi che purtroppo muore in Lombardia, seguita dalle Marche con il 13%, mentre Liguria, Emilia Romagna, Valle d’Aosta con il 12%. Piemonte, Trentino Alto Adige e Abruzzo hanno il 9% di decessi da Coronavirus. A seguito di quello che sembra un superamento del picco dei contagi, l’Umbria mantiene la sua media come dall’inizio della pandemia.

Daniela Francisci ha avanzato due ipotesi: una sull’età media dei contagiati e l’altra sulla gestione ricoveri in ospedale. L’Umbria ha una delle popolazioni più vecchie d’Italia e i dati diffusi dalla Protezione Civile specificano che la mortalità aumenta all’avanzare dell’età. Eppure, in Regione è stato contagiato il 71% di cittadini con meno di 65 anni, gli over 80 sarebbero il 9,4% del totale.

Coronavirus e strutture sanitarie

Per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri, la Francisci specifica che non vi sono mai state difficoltà in merito. “Al reparto di Malattie Infettive che dirigo a Perugia siamo partiti con 16 camere d’isolamento adatte al contenimento del Covid-19”, spiega, “Nel giro di 2 o 3 giorni dall’inizio dell’emergenza abbiamo aumentato il numero riorganizzando l’ospedale. Abbiamo aperto dei reparti ad hoc e le stanze per la rianimazione sono state più che raddoppiate”.

Secondo la direttrice, la rimodulazione delle strutture ospedaliere ha contribuito nel limitare l’aumento della mortalità, soprattutto grazie alla realizzazione di zone per il ricovero dei casi sospetti.

Di recente, visto l’aumento dei casi di Coronavirus a livello nazionale e la previsione del picco di contagi, in Umbria si sono aperti punti di assistenza sanitaria aggiuntivi. “Possiamo dirlo molto tranquillamente, non c’è stato nessun paziente che aveva necessità di essere ricoverato che non abbia avuto questa opportunità”, spiega Daniela Francisci.